Quote by Thomas a Boston, Cousins a New Orleans

26/01/2019
  • La #10yearchallenge vale anche il mercato NBA, e  i colpi a ridosso della trade deadline di febbraio non mancano mai. Operazioni spesso finalizzate all’ultimo secondo e che hanno rivoluzionato un’intera squadra, nel bene o nel male. Questa la nostra classifica, non in ordine cronologico ma per importanza di nomi e franchigie coinvolte e l’impatto che hanno avuto.

 

10. EVAN TURNER A INDIANAPOLIS: IL TOP IN UNA DEADLINE DAVVERO NOIOSA (DEADLINE 2014)

LA TRADE: PHI riceve Danny Granger e una seconda scelta, IND riceve Evan Turner e Lavoy Allen.

Gli Indiana Pacers erano diventati il team di Paul George, e per Danny Granger (da sempre icona del team) non c’era più posto. Così la sua cessione è diventata inevitabile, e i Sixers in pieno rebuilding ne hanno approfittato per liberarsi di un Evan Turner che non aveva mai davvero convinto in Pennsylvania. Anche a Indianapolis non convinse, ma la firma a luglio con i Celtics lo riportò in auge. Granger, invece, venne tagliato dai Sixers subito dopo il suo arrivo e andò ai Clippers, uscendo dalla panchina.

 

9. MILWAUKEE: JJ REDICK E’ SOLO DI PASSAGGIO (DEADLINE 2013)

LA TRADE. ORL riceve Tobias Harris, Beno Udrih e Doron Lamb, MIL riceve JJ Redick, Gustavo Ayon e Ish Smith.

Quando Tobias Harris è stato ceduto, è stato ceduto sempre a ridosso della deadline. La prima di queste peregrinazioni è stata nel 2013, alla volta degli Orlando Magic assieme a un pugno di noccioline, in cambio di JJ Redick. Milwaukee era ancora lontana dal voler diventare la superpotenza di oggi, ma c’era già un greco con il numero 34 che necessitava di spazio e possessi. E l’addio di Harris serviva proprio a questo. Anche perché Redick era in scadenza di contratto e sarebbe servito a liberare spazio sul cap. Sarebbe poi volato in estate a Los Angeles sponda Clippers, Ish Smith sarebbe andato ai Suns e Ayon avrebbe firmato con Atlanta. Trade quindi prettamente salariale e studiata per la crescita del giovane Giannis.

 

8. NATE ROBINSON: IL VERO FOLLETTO DI BOSTON (DEADLINE 2010)

LA TRADE: BOS riceve Nate Robinson e Marcus Landry, NYK riceve Eddie House, JR Giddens e Bill Walker.

Doc Rivers voleva rinforzi per dei Celtics che stavano facendo fatica: nonostante l’arrivo in estate di Rasheed Wallace, il peso degli anni si sentiva per tutti i membri della Gang Green. E in questo si spiegava l’arrivo di Robinson a Boston: cedendo Eddie House (ormai avanti con gli anni) i Celtics si assicurarono un giocatore che era sì una mina vagante dal punto di vista comportamentale, ma dal potenziale comunque devastante. E lo mostrò contro i Magic nelle Finali di Conference, segnando 13 punti nel secondo quarto. E in Finale contro i Lakers, quando fece vedere sprazzi di talento unici che aiutarono i Celtics ad arrivare a un passo dal titolo in gara 7, salvo infortunio di Perkins… Nate, l’anno dopo, sarebbe volato a OKC durante la deadline, proprio assieme a Perkins, e da lì iniziò il suo girovagare per la Lega.

 

7. TOBIAS HARRIS: SECONDA CESSIONE, SEMPRE ALLA DEADLINE (DEADLINE 2016)

LA TRADE: ORL riceve Ersan Ilyasova e Brandon Jennings, DET riceve Tobias Harris

Sempre Tobias Harris. Questa volta la meta è Detroit, e a Orlando volano Brandon Jennings (ormai a fine carriera NBA) e Ersan Ilyasova. A Detroit Harris ha fatto bene in un contesto davvero misero (17 punti di media con oltre il 38% da tre punti) e proprio per questo Stan Van Gundy scelse di cederlo per arrivare a Blake Griffin nel 2018 (nonostante Harris ai playoff con Detroit ci sia arrivato). Meglio per i Clippers, con i quali Tobias sta ora viaggiando a 20 punti di media con il 43% da tre punti e il 49% dal campo.

 

 6. TORNA A CASA, ‘MELO! (DEADLINE 2011)

LA TRADE: NYK riceve Carmelo Anthony, Chauncey Billups, Renaldo Balkman, Antony Carter e Shelden Williams; DEN riceve una prima scelta al Draft 2014, Danilo Gallinari, Wilson Chandler, Timofey Mozgov e Raymond Felton.

Che piaccia o meno, sicuramente una delle trade più affascinanti e controverse degli ultimi anni di deadline. Melo doveva tornare a New York da salvatore della patria, vedendosi bene a giocare al fianco del neo Knick Amar’e Stoudemire. Ma le cose sono andate diversamente: Billups ha sentito di botto il peso degli anni che l’aria di Denver gli aveva fatto dimenticare, Anthony rimase il solito egoista e aggiunse i litigi con coach D’Antoni. Donnie Walsh, allora GM dei Knicks e artefice di una New York che era pronta a tornare in postseason, a fine anno abdicò e torna agli Indiana Pacers. James Dolan prese possesso delle sorti del team, portandolo a quello che vediamo oggi. Percorso inverso per i Nuggets, con un Gallinari che pareva destinato a grandi cose prima dell’infortunio al ginocchio contro i Dallas Mavericks che per anni ne compromise la carriera. Ad oggi, nessuno dei giocatori ancora in attività è rimasto nei team di destinazione di questa trade.

 

5. LA CAVALCATA DEI MAGIC (DEADLINE 2009)

LA TRADE. ORL riceve Rafer Alston, HOU riceve Brian Cook e Kyle Lowry, MEM riceve Mike Wilks, Adonal Foyle e cash considerations.

C’era un tempo in cui Kyle Lowry non era ancora il giocatore che vediamo oggi a Toronto, ma un ragazzo ancora da costruire. E c’era un tempo in cui gli Orlando Magic, guidati da Dwight Howard, Rashard Lewis e JJ Redick, si apprestavano a diventare una contender. Tuttavia, avevano bisogno di un upgrade nel ruolo di play, dato che il loro titolare (Jameer Nelson) era fuori per infortunio. E aveva, forse, finito di giocare per quella stagione. Ma Orlando acquistò forza con l’arrivo di Rafer Alston, play titolare di quei Magic che arrivarono alle Finals e persero in cinque gare contro i Lakers di Kobe e Gasol. Ironia della sorte, il giocattolo di Orlando si inceppò proprio quando tornò Nelson e Alston divenne sesto uomo. Una trade che aveva preparato a segnare il destino di tanti: dei Celtics dei Big Three (senza KG e con le prime domande sul futuro), dei Cavaliers (e di LeBron con i primi dubbi sull’addio), dei Rockets (Yao e TMac erano ancora i riferimenti?). Dopo quella bellissima cavalcata, i Magic cedettero Alston ai Nets (ancora New Jersey) in cambio di Vince Carter e Ryan Anderson. La storia di Orlando era cambiata in meglio fino a quel momento, ma l’addio di Turkoglu via free agency (irriconoscibile da quel momento, con la maglia di Toronto e Phoenix) era stato il primo passo lungo il viale del tramonto per una Orlando che non raggiunse più quei risultati. A Houston, invece, Lowry sarebbe cresciuto, migliorato e pronto a diventare un giocatore franchigia. E tre anni dopo, nel luglio 2012, divenne un giocatore dei Raptors.

 

4. WARRIORS: I PILASTRI DELL’IMPERO (DEADLINE 2012)

LA TRADE. MIL riceve Monta Ellis, Ekpe Udoh e Kwame Brown; GSW riceve Andrew Bogut e Stephen Jackson.

Monta Ellis era l’idolo delle folle a Oakland. Era uno degli ultimi superstiti del team che nel 2007 batté i Mavericks vicecampioni e allora prima testa di serie a Ovest. Era uno scorer feroce, un giocatore impegnato nella comunità. Ma il suo gioco poco si sposava con quello di un ragazzino di nome Stephen Curry, sul quale la dirigenza Warriors voleva fortemente puntare, così come Ellis andava a tarpare a un altro ragazzino scelto quell’anno, di nome Klay Thompson. Ellis vola quindi in Wisconsin, alla volta di un matrimonio mai realizzato con Brandon Jennings e con i Bucks che dovranno aspettare ancora diversi anni prima di tornare alla postseason o, almeno, a dei risultati di squadra soddisfacenti. È una parentesi infelice per Ellis, prima della apparente resurrezione con la maglia dei Mavericks e la ancor più triste parabola con la maglia dei Pacers. Per gli Warriors inizia, invece, l’età dell’oro: gli Splash Brothers sono finalmente liberi di crescere e svilupparsi e Bogut sarà un innesto fondamentale per il titolo del 2015. Quell’anno al Draft sarebbe arrivato Draymond Green: il nucleo base era fatto. Il resto è storia.

 

3. IL TERREMOTO CAVALIERS (DEADLINE 2018)

Cleveland prova a scrollare la situazione fino a quel momento instabile ed effettua tre trade con altrettanti diversi team allo scopo di migliorare il roster.

  1. Cleveland cede Isaiah Thomas e Channing Frye ai Lakers in cambio di Larry Nance e Jordan Clarkson;
  2. Sempre Cleveland manda Dwyane Wade a Miami in cambio di una scelta;
  3. Affare a tre con Utah e Sacramento che spedisce Jae Crowder e Derrick Rose a Salt Lake City, con Rodney Hood e George Hill che invece arrivano in Ohio e Joe Johnson che dai Jazz approda a Sacramento;

Cleveland aveva uno scopo ben preciso: togliersi l’ingombrante presenza di Thomas, che era diventato un’autentica spina nel fianco del team. È interessante notare che, a parte Frye, tutti gli altri giocatori erano arrivati in estate via free agency (Wade e Rose) e nell’affare Irving con i Celtics (Thomas e Crowder). Oggi, dei giocatori coinvolti in quel terremoto sono rimasti in Ohio Nance, Clarkson e Hood, mentre Frye ha rifirmato con i Cavaliers nell’estate 2018.

 

2. THOMAS A BOSTON. UN’ERA DELL’ORO DURATA (TROPPO) POCO (DEADLINE 2015)

LA TRADE. BOS riceve Isaiah Thomas, PHX riceve Marcus Thornton e una prima scelta al Draft 2015.

Con un nulla di fatto, Boston porta a casa quello che per due anni sarebbe stato l’idolo del Garden e che avrebbe permesso ai Celtics di tornare alla postseason prima, a diventare un’outsider ai playoff poi e ad aggiungere a roster Kyrie Irving infine. Isaiah divenne un All-Star e un candidato MVP con la maglia biancoverde e Boston divenne una delle squadre più concrete e divertenti degli ultimi anni, ma i problemi all’anca riscontrati ai playoff 2017 ne hanno minato la carriera (nonostante lui stesso si reputasse ancora un giocatore da massimo salariale). La sua cessione è stata da una parte estremamente dolorosa per quello che IT ha dato alla causa Boston, ma il pragmatismo di Danny Ainge non ha mai fatto prigionieri. Nemmeno tra gli eroi biancoverdi (chiedere a Paul Pierce Kevin Garnett per informazioni).

 

1. DEMARCUS COUSINS RIPARTE DA NEW ORLEANS (DEADLINE 2017)

LA TRADE. SAC riceve Buddy Hield, Tyreke Evans, Langston Galloway e una prima scelta del Draft 2017; NOP riceve DeMarcus Cousins

Erano tutti a New Orleans per l’All Star Game. E doveva esserci anche Cousins, come ambasciatore dei Kings. Ma al momento di iniziare la partita, lo speaker invita il pubblico a dare un caloroso benvenuto al nuovo giocatore dei New Orleans Pelicans … DeMarcus Cousins!

Una trade destinata a rimanere negli annali per quello che è seguito dopo: i Kings che mettono in bella mostra il talento di Hield (oggi a Sacramento viaggia a 20 punti di media con il 47% dal campo e il 44% da tre punti), Cousins e Davis che diventano la più temibile coppia di lunghi della intera NBA e i playoff raggiunti anche grazie alle prestazioni super del centrone ex Kentucky (doppia doppia da 25 punti e 13 rimbalzi di media!) prima della sciagurata lesione al tendine d’Achille. Le vicissitudini del contratto, la firma con gli Warriors e la separazione con quello il suo grande amico Anthony Davis. Solo per questi motivi e su quanto stia influenzando la Western Conference del 2019, la cessione di DeMarcus Cousins non può che essere l’apice della top 10 degli ultimi 10 anni.