Quote by Alessandro Lever, GCU è un altro mondo

Nella folta colonia italiana in Division I, Alessandro Lever è uno dei giocatori che ha trovato il “fit” migliore e quello che ha disputato la stagione più incisiva dal punto di vista individuale: 12.2 punti, 4.4 rimbalzi e 1.2 assist in 20.8 minuti di media, nominato come miglior freshman della WAC e inserito nel miglior quintetto della conference, unica matricola in mezzo a quattro senior.

Al primo anno di piena eleggibilità, la sua Grand Canyon è stata a un passo dalla qualificazione al Torneo Ncaa, ma il traguardo storico non è stato raggiunto per via dell’ultimo ostacolo affrontato, la finale della WAC contro New Mexico State. La squadra dell’anno prossimo sarà priva di tre titolari che hanno completato il proprio ciclo di studi (Benson, Braun e Vernon) e un giocatore di rotazione che ha deciso di trasferirsi (Aidoo). Ciononostante, in casa Lopes, l’asticella è sempre alta e gli sforzi profusi in fase di reclutamento stanno dando forma a un roster che può competere ancora ai piani alti della conference.

Abbiamo parlato di questo e di molto altro proprio col lungo di Bolzano, che ci ha anche raccontato il suo percorso di miglioramento individuale e i suoi piani per questa estate.

Hai disputato una stagione eccellente e che ha avuto un momento di svolta preciso: durante il primo mese e mezzo circa, giocavi sui 10-15 minuti e poi sei diventato titolare. È stato un tipo di percorso più o meno programmato o piuttosto un cambio in corsa?
È stato un cambio in corsa. Sinceramente non pensavo che avrei giocato così tanto, di avere un peso così nella squadra a fine stagione. Il coach mi ha dato un’occasione, dicendomi a un certo punto: “Nella prossima partita sei titolare, ti do quest’occasione, non sprecarla, fatti trovare pronto”. In quella partita poi non ho fatto benissimo, però comunque in allenamento ho continuato a lavorare, a dare il massimo, e l’ha notato.

Qual è la tua routine attuale, ora che sei in offseason?
Diciamo che adesso la scuola è finita, fra una settimana inizia la sessione estiva, ho solo due classi online. Gli allenamenti per ora non sono obbligatori, però comunque noi giocatori ci troviamo in palestra e ci alleniamo fra di noi. Inoltre vado in palestra pesi almeno tre volte a settimana per lavorare sul mio corpo.

A proposito di lavoro in palestra, già nel giro del primo mese di stagione si era notato un cambiamento nel tuo fisico: rispetto alle primissime partite, sembravi già più asciutto e con qualche muscolo in più.
Sì, in effetti mi ha fatto molto bene avere carichi più tosti. A inizio campionato ci allenavamo quattro giorni a settimana, con pesi alla mattina e circa due ore e mezza di basket. Era molto tosto come lavoro, c’era molto da correre.

E questo rientra fra le differenze che si trovano fra Italia e Stati Uniti per il modo di lavorare?
Sì, anche perché hanno a disposizione attrezzature diverse. Qui abbiamo una palestra pesi solo per gli atleti, una per gli allenamenti e l’arena. Non ero abituato ad avere una palestra dove posso allenarmi ventiquattro ore su ventiquattro perché ho la chiave, posso andare quando voglio e usare le macchine per il tiro. Sono super attrezzati e la possibilità di lavorare c’è sempre.

Quali sono le cose sulle quali ti senti migliorato rispetto al tuo arrivo negli Stati Uniti e su quali, invece, pensi di dover lavorare di più?
Sono migliorato molto nell’avere più fiducia nei miei mezzi. Devo migliorare moltissimo fisicamente: ingrossarmi un po’, diventare più rapido ed esplosivo. Devo imparare a marcare giocatori più piccoli e veloci di me. Durante la stagione, quando c’era Roberts (il lettone Blumbergs), veniva chiamata una difesa dove si cambiava tanto. Con me in campo però non era possibile. Migliorare da quel punto di vista aiuterebbe molto la difesa di GCU.

Hai sempre detto di trovarti bene con coach Dan Majerle: che tipo di allenatore è? Uno che dialoga coi giocatori o uno più autoritario?
In partita ci lascia chiamare gli schemi e fare le nostre scelte. Mi piace molto come allenatore, mi ha trasmesso molta fiducia perché lui vuole che tiri, che prenda la palla in post. Infatti sono migliorato molto da questo punto di vista. Gli allenamenti sono molto competitivi, ci spinge a dare il massimo.

All’inizio della scorsa stagione, Majerle aveva detto di voler far giocare te e Blumbergs spesso insieme. Dati alla mano, però, nelle ultime cinque partite dell’anno siete apparsi in campo contemporaneamente solo il 3.6% del tempo. La squadra dell’anno prossimo sarà diversa, con l’arrivo di Michael Finke che presumibilmente avrà gli stessi minuti di Keonta Vernon, pur avendo caratteristiche molto diverse, più da lungo vero e proprio. È un qualcosa di cui avete già parlato col coach?
L’idea del coach è di schierare contemporaneamente due lunghi fra me, Finke e Blumbergs, perché comunque riusciamo a giocare sia sul perimetro che dentro. Non so che schieramento userà durante la stagione. Dipenderà anche dagli avversari.

Per come si è impostato il recruiting finora, sembra una squadra molto coperta negli spot 3, 4 e 5.
Quello sì, però abbiamo dei transfer che devono stare fermi un anno (su tutti, Isiah Brown, guardia arrivata da Northwestern). Siamo molto coperti in quegli spot ma anche all’1 con Damari Milstead e un altro buon giocatore appena arrivato, Trey Drechsel.

Drechsel, tra l’altro, è un tipo di grad transfer un po’ particolare perché non se ne vedono tanti arrivare dalla Division II.
Per quel che ho potuto vedere, è uno molto tosto, che ha voglia di vincere. Deve prendere fiducia e lavorare tanto sul tiro, però è un giocatore che sa difendere e vedere bene il campo. Un buon innesto.

Majerle ha detto e ripetuto di avere come obbiettivo finale costruire una squadra da Top 25. Lui rispecchia perfettamente le ambizioni di un posto come pochissimi altri, con investimenti ingenti fatti nel programma e tanto entusiasmo dei tifosi. Come descriveresti l’ambiente, in poche parole?
È un altro mondo, un altro tipo di basket. L’arena è sempre piena, è un’atmosfera bellissima. Tutti ti conoscono, ti fermano, ti parlano. È un’esperienza che va vissuta. Durante le partite l’atmosfera è stupenda grazie anche alla nostra student section, gli Havocs, che sono fuori di testa.

E non si fanno problemi a macinare chilometri, come si è visto alle finali della WAC a Las Vegas.
(Ride) Sì, giocavamo praticamente in casa grazie a loro. Penso che quella sia stata l’atmosfera più bella vissuta finora.

Tornando al discorso ambizioni. Un problema che l’università ha affrontato è stato quello dello status di for-profit: adesso però c’è un processo in corso per un ritorno al non-profit, il che potrebbe ammorbidire la posizione di università “ostili” come Arizona State. Pensi che questo possa aiutare GCU a spostarsi in futuro e che ciò possa avvenire durante la tua permanenza lì?
Questo non lo so, però penso che uno degli obiettivi di GCU sia quello di cambiare conference in un paio d’anni. Non so come possano farlo perché non so come funzioni però, come hai detto, lo status non-profit potrebbe aiutarla a essere vista meglio da altre università come ASU, che non ci ammira molto per via di questa questione.

A proposito di contrasti: una cosa che trovo abbastanza curiosa è che, anche se siete in Division I da poco, siete un’università – e una squadra – che nel college basket suscita invidie fra i tifosi avversari (e non solo) che credo siano seconde a pochissime altre.
Quello sì, hai ragione. Penso che sia anche perché la nostra università sta cercando di espandersi, il che ci permette di essere più visibili. GCU infatti è cresciuta moltissimo negli ultimi cinque anni, passando da 7mila a 19mila studenti. Solo durante l’ultimo anno, se non sbaglio, c’è stato un aumento di 6mila studenti.

Ultima domanda, uscendo dall’argomento college basket. Tu sei un classe ’98 e questa sarebbe la tua ultima estate con una nazionale giovanile: ci sarai per l’Europeo U20?
Il coach per ora non ha intenzione di mandarmi, vuole che rimanga qui perché l’anno scorso non ero potuto venire d’estate, visto che ero con la nazionale e per via dell’infortunio che ho avuto. Vuole che rimanga sia per la parte accademica, sia per la parte di lavoro fisico. Quindi penso che non avrò l’occasione di giocare con la nazionale quest’anno.