Quote by Basket e scommesse, rivoluzione in NCAA

Quello che si è appena concluso potrebbe passare alla storia per il mese che ha cambiato lo sport a stelle e strisce. Con una sentenza della Corte suprema è stata infatti dichiarata incostituzionale la legge per la protezione degli sport professionistici e amatoriali (PASPA, The Professional and Amateur Sports Protection Act) che era in vigore dal 1992. Alla base di questa discussa legge, c’era il divieto di scommettere sugli eventi sportivi di ogni categoria, professionistici e amatoriali/dilettantistici con un’unica eccezione: l’unico stato dove si poteva puntare sulla vittoria di una squadra di qualsiasi sport era il Nevada, ma ora la vittoria ottenuta in tribunale dal New Jersey ha aperto la possibilità di poter scommettere legalmente ovunque. Con buona pace di NBA, NFL, NHL, MLB e NCAA, tutte unite contro il ricorso presentato dal New Jersey e quindi tutte sconfitte dalla sentenza.

La Corte Suprema ha quindi deciso che tutti gli stati avranno l’autorizzazione a regolamentare e quindi a legalizzare il gioco d’azzardo sportivo e proprio il New Jersey sembra essere già pronto ad accettare scommesse sportive guidata da Atlantic City che, con i suoi casinò, può essere considerata la Las Vegas della costa est. Gli altri stati si adegueranno probabilmente entro i prossimi anni, anche se in alcuni casi dovranno superare l’ostilità di numerose comunità locali che si sono già dichiarate contrarie.

Come già successo nel Vecchio Continente, anche al di la dell’oceano c’è da risolvere il problema dei soldi, molti, che inizieranno a girare intorno alle singole partite. Le leghe professionistiche hanno accolto con cautela questa notizia annunciando che studieranno un regolamento apposito per evitare spiacevoli episodi che potrebbero nuocere alla reputazione dei rispettivi campionati. Secondo Stefan Szymanski, professore di management sportivo all’università di Michigan, questo sarà un falso problema in quanto “per i giocatori che tentano di aggiustare la partite i rischi saranno molto alti, la maggior parte delle partite sono in diretta tv o comunque ad alta visibilità mediatica. Quello che adesso le leghe dovrebbero fare è seguire il modello della Fifa che nel calcio ha studiato una regolamentazione che nel corso degli anni ha portato ad una grande diminuzione di partite truccate”.

Oltre a evitare potenziali illeciti, andrà studiata la ripartizione dei profitti dato che, come è ovvio, i soggetti che organizzano campionati non vogliono essere solo l’oggetto della contesa fra bookmaker e scommettitori, ma vogliono far fruttare il loro prodotto e, per questo, secondo alcuni analisti alcune leghe potrebbero chiedere una percentuale dell’1% circa sul giro d’affari generato dalle scommesse sulle partite dei rispettivi campionati.

Si parla di un mercato dal valore altissimo. Solo in Nevada il volume del giocato sfiorava i 5 miliardi di dollari e, secondo la American Gaming Association, si stima che il mercato del gioco d’azzardo illegale faccia girare nel complesso circa 150 miliardi di dollari. Un numero destinato sicuramente a salire vista l’entrata in campo di DraftKings, la piattaforma di Fantasy Sport che ha annunciato che presto offrirà la possibilità di scommettere online, così come del resto farà Fan Duel.

A seguito dell’annuncio il titolo della Caesars Entertainment, società impegnata in casinò e scommesse sportive di vario genere, è passato in 5 giorni da 11,90$ (venerdi 11 maggio) a 13,20$, al livello più alto dell’ultimo mese, per poi ritracciare intorno ai 12$ nei giorni successivi. Un’impennata con un forte aumento dei volumi di scambio (da circa 54 milioni ad 80 milioni di pezzi) che testimonia un forte interesse degli investitori sul tema come dimostrano anche i dati di altre aziende leader nel settore come la International Game Technology da 28,47$ a 31$ nel giro di 2 giorni per poi scendere fino a 25,40$, la Penn National Gaming che è passata da 32,24$ a 36,29$ e adesso è in zona 33,80$ o la Scientific Game passata da 53,35$ a 60,25$ e con un picco a 62$.

Entrando nel mondo del college si scopre che oltre il 70% degli studenti ha giocato d’azzardo almeno una volta e molti ragazzi ritengono che il gioco d’azzardo sia un’attività priva di rischi, anche se si stima che circa il 6% dei giovani americani abbia un serio problema di dipendenza.  L’NCAA è un’associazione che nel complesso conta quasi 20.000 squadre (in 3 divisioni per 24 discipline sportive) e per questo è considerato un bacino perfetto per le scommesse e si piazza subito dopo la NFL per volume d’affari, soprattutto nel singolo giorno della Selection Sunday e nei giorni immediatamente precedenti l’inizio del torneo NCAA della Division I con cifre che avvicinano i 10 miliardi durante il torneo, di cui solo il 3% giocati in maniera legale.

Proprio consapevole del peso che l’NCAA potrebbe avere nel neonato mondo della scommesse sportive, il commissioner dell’associazione Mark Emmert ha dichiarato che “le scommesse sportive possono avere un impatto negativo sugli studenti atleti e minare la regolarità della loro prestazioni, ci impegneremo a garantire leggi e regolamenti che promuovano un ambiente sicuro per tutti gli quegli studenti che praticano sport al college”. Lo stesso Emmert, nell’auspicare la nascita di un consiglio di sorveglianza nazionale per proteggere gli studenti atleti e nel riconoscere ampi poteri ai governi statali, ha chiesto “standard federali forti per salvaguardare l’integrità degli sport universitari e degli atleti che vi partecipano”.

A questo proposito, è interessante riportare la dichiarazione di Luke Bonner (fratello dell’ex Spurs Matt Bonner e laureato a UMass nel Massachusetts, quando le scommesse erano legali): “Credo che l’atleta del college rischi di essere ancora più suscettibile a qualche tipo di corruzione. Quando giochi gratis, non hai molto da perdere. Discorso diverso se sei già un professionista che già guadagna milioni di dollari”. A livello pratico, però, la prima rilevante modifica ai severi regolamenti NCAA c’è già stata, visto che è stata temporaneamente sospesa la regola che vietava agli stati che offrivano scommesse sportive (cioè al Nevada) di ospitare eventi della post season, aprendo di fatto la possibilità alla città di Las Vegas di poter ospitare le fasi finali della stagione del college.

Autore Stefano Bei