La situazione di Darryn Peterson è forse un unicum nella storia della NCAA e non per il suo talento o le capacità atletiche, ma per la sua discontinua presenza in campo. Mai è successo che una potenziale prima scelta saltasse così tante partite senza un reale infortunio e con tante chiacchiere sul suo conto. Il nativo dell’Ohio è infatti arrivato a Kansas come uno dei migliori prospetti della sua classe e da inizio stagione è la scelta numero uno di tutti i maggiori draft, compreso il nostro Super Mock Draft. Ma se il suo futuro in Nba è sicuro, il suo presente con i Jayhawks di certo non ha praticamente nulla.
Crampi, malanni e load management
Già, perché Darryn Peterson ha giocato solo 17 partite delle 28 disputate in stagione e solo in otto occasioni è rimasto in campo più di mezz’ora di gioco. La situazione ricorda lontanamente quello che ha vissuto Paolo Banchero nelle sue prime uscite con Duke ma mentre l’italo-americano risolse i suoi problemi con i crampi dopo un paio di mesi, con Peterson la situazione non sembra essere per niente vicina alla soluzione.

Darryn Peterson
Le ipotesi e le giustificazioni date alle assenze di Peterson sono varie. Si parte appunto dai crampi nel matchup contro AJ Dybantsa e la sua BYU, passando poi per infortuni al quadricipite, alla caviglia e a una tendinite al ginocchio, per finire con il malanno pseudo influenzale che gli ha impedito di scendere in campo contro l’allora numero 1 e imbattuta Arizona. Nessuno, né il giocatore, né coach Bill Self ha mai fatto realmente chiarezza sulle vere motivazioni che stanno privando Kansas del suo miglior giocatore e ormai si sprecano le più varie teorie cospirazioniste.
La più citata è quella del load management, ovvero della gestione dei carichi di lavoro per non affaticare o creare l’occasione di un infortunio grave e lasciare il ragazzo il più riposato possibile per la futura stagione da rookie in NBA. Chiaramente, e come detto anche da Bill Self in persona, è una teoria abbastanza fantasiosa perché a vent’anni non ti serve gestire il carico di lavoro dato da una o due partita a settimana. Proprio coach Bill Self è quello che sembra più infastidito da questa situazione, tanto da arrivare a spronarlo pubblicamente. E come dargli torto, del resto ha in squadra uno dei giocatori più forti di tutta la NCAA e non ha mai potuto averlo a pieno regime.
Bill Self on Darryn Peterson: "He hasn't finished games… The bottom line is, there is a way to change the narrative: Play. Finish. That's the way to get people to quit talking."
byu/rb1242 inCollegeBasketball
Un attaccante inarrestabile
Sì perché in tutto questo Darryn Peterson è davvero un fenomeno sul campo da basket e lo si è sempre visto nelle mezze partite che ha disputato. E il sopracitato match contro BYU ne è un chiaro esempio. Giocando solo il primo tempo, la guarda dei Jayhawks ha messo a referto 18 punti (6/8 dal campo), 3 rubate, 3 rimbalzi e 1 assist mostrando tutta la sua esplosività con questo poster su due difensori avversari.
OMG DARRYN PETERSON😱
“I’m no doctor Jay, but I think he’s feeling pretty good right now.” 🗣️ pic.twitter.com/EPoFnjfKRe
— ESPN (@espn) January 31, 2026
Peterson però non è solo esplosività e atletismo. E’ un attaccante in grado di colpire da tutti e tre i livelli e con un lavoro di piedi magistrale, fulmineo nel primo passo che gli permette di creare sempre spazio tra sé e il difensore. Da tre viaggia al 40.5% con quasi sette tentativi a partita decidendo diverse partite con questo fondamentale. Potete chiedere a Texas Tech e ai suoi tifosi, particolarmente attenti a dedicargli cori contro, cosa si prova.
DARRYN PETERSON CLUTCH 🔥 pic.twitter.com/P9vjYijwNi
— ESPN (@espn) February 3, 2026
Guardandolo giocare, soprattutto per le movenze dal mid range e per il suo look chiaramente dedicato (vedasi la fascetta a metà avanbraccio), non potrete fare a meno di notare dei richiami a Kobe Bryant. Anche diversi scout hanno sottolineato questa pesante somiglianza nel suo modo di intendere il gioco. In attacco può segnare in tutti e modi e spesso punisce già in partenza di movimento, mentre in difesa sa essere un distruttore di linee sul perimetro. Non fatevi ingannare dal dato di 1.2 palle a rubate a partita, perché Darryn Peterson è un incubo da affrontare per via della sua velocità di movimento laterale, della sua aggressività sulla palla e della sua postura sempre bassa e pronta ad aggredire l’avversario alla minima incertezza.
Prima scelta?
Come abbiamo visto, le sue capacità di guidare un attacco gli sono già valsi paragoni molto scomodi, anche se al momento pecca molto nella distribuzione degli assist e nelle palle perse (un ratio di 1.0). Certo, potrebbe essere in parte provocato dall’utilizzo che ne fa Bill Self all’interno del suo sistema offensivo, ma un potenziale playmaker che ha 1,4 assist e 1,5 palle perse a partita non è esattamente un bene.
In ottica NBA Draft c’è più che altro da chiedersi se tutte queste assenze non peseranno sul giudizio finale. Soprattutto nel caso in cui non si interrompessero durante la March Madness. Lì dove tutti si giocano le proprie carte finali e dove tutto può cambiare. Tuttavia, ad oggi, Darryn Peterson rimane la prima scelta assoluta di molti scout. Tanti di loro non danno troppo peso all’ impiego part-time visto in diverse partite – se non proprio assente – perché ritengono i suoi margini di miglioramento estremamente ampi e confidano di poter scoprire il mistero dietro questa gestione alla Combine, quando le squadre avranno per mano le cartelle cliniche di tutti i giocatori.
Per ora, resta una splendida arma in più per Kansas, non certo indispensabile: senza di lui i Jayhawks hanno battuto Arizona, con lui hanno perso con Cincinnati. Bill Self ha chiaramente intuito l’aria che tira ed è troppo bravo e furbo per affidare la sua squadra a un giocatore che può esserci, come no. I suoi leader sono talenti da college come Melvin Council e Flory Bidunga. Se poi Peterson vorrà dare una mano, la March Madness non vede l’ora di avere una stella in più in campo.


