Quote by Dopo un infortunio, 5 giocatori NBA che è una gioia vedere in campo

La NBA è un campionato duro: i contatti sono estremi, la fisicità pazzesca, l’infortunio sempre dietro l’angolo.

Ma alcuni più segnanti di altri, impressi nella memoria dei tifosi e, soprattutto, in quella di chi questi infortuni li ha subiti. E se da una parte ci sono giocatori che non hanno superato il trauma, altri invece sono tornati a disposizione molto più forti nel carattere e nella tempra. Perché certe cose non si scordano, e chi va oltre è veramente da ammirare.

Ecco, quindi, cinque giocatori che è sempre una gioia vedere in campo, in attesa della ripresa del campionato e di un’NBA che alla prima partita di inizio della stagione 2020 – 2021, potrà riabbracciare i vari Cousins, Kyrie, KD e (perché no?) Nurkic.

 

GORDON HAYWARD

Arrivato ai Celtics nel luglio 2017, tibia e perone rotti alla prima di stagione contro Cleveland. Un calvario fisico che è sfociato in uno psicologico nel corso della passata stagione, quando la forma ancora tardava ad arrivare e i tiri dei tempi di Utah non entravano con facilità. Quest’anno, Hayward non è ancora tornato alla forma pre – infortunio, e forse nemmeno ci tornerà mai, ma nei Celtics si è rivelato un uomo chiave nelle rotazioni con 17 punti di media al 50% dal campo, diventando il quarto realizzatore alle spalle di Jayson Tatum, Kemba Walker e Jaylen Brown.

 

PAUL GEORGE

Nessuno può dimenticare la sua frattura di tibia e perone nel 2014, in amichevole di Team USA. Rimasto fuori un anno intero per recuperare, è tornato forse più forte di prima. Ai Clippers ogni suo canestro è un sorriso per chi si ricorda il lavoro pazzesco che ha fatto per tornare in carreggiata.

 

DERRICK ROSE

Tutti noi ricordiamo quella maledetta Gara 1 contro i Sixers al primo turno dei playoff 2012. L’MVP in carica cade male e si rompe il crociato. Torna nel 2014, ma ha un nuovo infortunio: si lede il menisco e resta fuori per il resto della stagione. Un calvario durato quasi sette anni, fatto di debolezze psicologiche, crolli emotivi, paure e una ripresa mai davvero avvenuta. La cessione ai Knciks e, poi, ai Cavs sembravano davvero la fine per lui. Finché nei Timberwolves del 2018 -19 Derrick non risorse dalle sue ceneri con prestazioni eccezionali. Come quella da 50 punti contri i Jazz del 31 ottobre, conclusa con la standing ovation e le lacrime di Rose. Le buone prestazioni sono state confermate anche quest’anno ai Pistons, dove il nativo di Chicago ha realizzato 18 punti di media e 5.6 assist.

DANILO GALLINARI

Fin dal suo ingresso nella Lega Gallinari ha subito ogni tipo di infortunio. Ernia del disco nei primi anni ai Knicks. Rottura del legamento crociato nel 2013, quando a Denver era a un passo dall’All – Star Game. Una brutta riabilitazione lo obbligò a tornare sotto i ferri e a tornare in campo solamente nella stagione 2014 – 2015. Da quell’inofrtunio al ginocchio, il valore dell’azzurro ha continuato ad aumentare: un anno super a Denver gli ha permesso di arrivare ai Clippers e, infine, ai Thunder, dove si è dimostrato secondo violino eccellente per Chris Paul, che lo ha definito come il miglior compagno mai avuto.

 

 

JEFF GREEN

Pare strano mettere Jeff Green in una lista piena di giocatori di importanza alta o medio – alta. Ma non dimentichiamoci che Jeff Green era, nel 2011, uno degli uomini chiave della panchina dei Celtics. Un aneurisma all’aorta diagnosticato nella offseason del 2011 – 12 non gli permise di giocare per l’intera stagione. Lui non si scoraggiò: fece l’agitatore di asciugamani ai Celtics, proseguì la riabilitazione e completò i suoi studi universitari abbandonati dopo il Draft, ottenendo la Laurea in inglese e un minor in teologia a Georgetown. L’ingresso in campo con Boston al Mediolanum Forum in un’amichevole contro Milano fu da eroi (discorso di ringraziamento e standing ovation), ma da quel momento iniziò la sua carriera di giramondo (sette squadre in cinque anni) e il suo contributo alla causa cestistica calò visibilmente. In mezzo, c’è stata la bellissima parentesi della Gara 7 delle Eastern Conference Finals, quando aveva indosso la canotta dei Cavs (19 punti e un ruolo clutch per lui in quella partita). Ma lui è ancora in campo, nonostante tutto. Applausi meritati per una delle storie più belle del decennio.

Jeff Green e la sua magica serata contro Boston