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Draft Nba 2026, gli errori di Veesaar e Peat e un italiano ai Nuggets

Henri Veesaar - Draft Nba 2026
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 26 Giu, 2026

Una doppia notte del Draft Nba 2026 molto concitata e piena di scambi con alcuni errori macroscopici, soprattutto se visti attraverso la lente del college basketball. Vediamo un po’ com’è andata per i principali protagonisti delle ultime stagioni dell’Ncaa.

Vincere aiuta 

Michigan e UConn potranno tranquillamente giocarsi questa come carta nel recruitment dei prossimi giocatori. Okay, ad Ann Arbor non ci sarà più l’architetto del trionfo Dusty May ma l’aver trasformato tre giocatori onesti in tre lottery pick è qualcosa che il suo assistant Mike Boynton, ora interim coach, potrà tranquillamente dire. Morez Johnson Jr seguirà May a Dallas, mentre Aday Mara è il tentativo di Oklahoma City di fronteggiare Victor Wembanyama con un lungo capace di guadarlo almeno negli occhi. La scelta di Mara suggerisce un trend che potrà coinvolgere anche il nostro Luigi Suigo la prossima estate: viste le rarissime doti fisiche, le squadre Nba saranno sempre più a caccia di centri di 220 centimetri – come Suigo, ma anche come Krivas, Thiam e altri – da spendere contro il nuovo alieno Nba.

Bene anche Golden State che trova in Yaxel Lendeborg un’ala moderna, già pronta all’uso per un eventuale ultimo ballo delle sue stelle. Dan Hurley invece ha trasformato Tarris Reed da lungo grezzo a pezzo cruciale per l’ultima corsa fino alla finale degli Huskies, Reed giocherà a San Antonio, molto attenta a prendere lunghi in questo Draft (Jayden Quaintance e Maliq Brown gli altri). Prima scelta anche per Alex Karaban, finito insieme a Darius Acuff a Sacramento.

Lacrime sulla Tobacco Road

Sulla Tobacco Road hanno di che recriminare. Isaiah Evans a Minnesota con la 33 ma soprattutto Henri Veesaar ad Atlanta con la 52 sono due peccati capitali in questa era di NIL. L’ala di Duke è stato l’ultimo giocatore invitato alla Green Room ad essere scelto mentre colossale l’errore dell’estone che tanto avrebbe fatto comodo alla nuova North Carolina di Mike Malone, al quale manca – guarda un po’ – un centro sotto canestro.

Ancora più grave l’errore appare se guardiamo le cifre che si stanno diffondendo in queste ore su X: i Tar Heels sembra che avessero messo sul piatto 5.5 milioni per convincere il lungo a rimanere a Chapel Hill. E milioni di dollari ha perso anche Evans, che poteva tranquillamente portarsene a casa almeno 3 se fosse rimasto a Durham. Per entrambi la scommessa del primo giro è andata persa e adesso dovranno ‘accontentarsi’ di un ingaggio di poco superiore al milione destinato ai giocatori scelti al secondo giro.

Arizona Junior

Sorte giusto un pelo diversa ma milioni buttati via anche da Koa Peat, che alla fine una chiamata al primo giro l’ha strappata, anche se in extremis alla 30. Scelto da Dallas e girato in almeno due trade tra New York e Phoenix, sua prossima squadra, per ironia della sorte Peat resta in Arizona a  poche ore da Tucson, sede dell’università che sarebbe stata parecchio felice se fosse riuscita a confermare il frontcourt dominante che l’ha portata alle Final Four. Per lui Arizona aveva pronto un contratto da 5 milioni, ne guadagnerà la metà in Nba e Tommy Lloyd dovrà mettere mano alla cassetta degli attrezzi per sistemare un roster che ha un chiaro buco al fianco di Motiejuvas Krivas.

Come Larry Bird

Narcisse Nagy è il secondo Draft&Stash nel college basketball della storia. La pratica vuole che le squadre Nba per non intasare troppo il roster, a volte draftino giocatori europei al fine di lasciarli maturare nel Vecchio Continente. Solo una volta era capitato che, dopo la scelta al Draft, il giocatore finisse al college. Nel 1978 Larry Bird venne scelto alla No.6 da Boston ma decise di affrontare l’anno da senior ad Indiana State portandola nell’epica finale contro la Michigan State di Magic Johnson. Difficilmente vedremo una traiettoria così leggendaria anche per Nagy: il francese giocherà ad Auburn la prossima stagione, mentre i Clippers aspetteranno la sua crescita.

Il secondo giro

C’era un tempo in cui il secondo giro al Draft diventava il luogo di promesse mai esaudite e di progetti realizzati solamente nel cervello di uno scout creativo: quando il Draft era popolato da freshmen grezzi e non pronti, vogliosi di andare ad assaggiare l’Nba solamente perché il college non era un posto appetibile per loro. Ora non è più così e lo certifica il fatto che 25 scelte su 30 sono andate a senior, giocatori che hanno esaurito la loro eleggibilità collegiale, e almeno due delle scelte sono errori di calcolo di giocatori che volevano finire al primo giro, come abbiamo appena visto.

Tra gli undrafted da segnalare la presenza di Giovanni Emejuru che ha strappato un contratto Exhibit 10 – quelli per il training camp convertibili in un contratto G-League – ai Nuggets.