Quote by Duke, una stagione per proseguire la dinastia

Il 23 dicembre del lontano 1856 a Durham, North Carolina, l’imprenditore Washington Duke festeggiava un regalo natalizio anticipato: la sua seconda moglie Artelia aveva infatti partorito James Buchanan, il suo secondogenito. Quello che Washington non sapeva era che quel bambino non solo avrebbe avuto un ruolo importante nella storia dell’industria americana, ma anche in quella del basket.

Alla veneranda età di 65 anni infatti il capofamiglia aveva deciso di lasciare la sua piccola industria di tabacco ai suoi due figli Benjamin e appunto James detto “Buck” (probabilmente diminutivo di Buchanan) che sin da subito mostrò istinti per gli affari molti più spiccati del fratello maggiore e che, in soli cinque anni alla guida delle attività, trasformò la compagnia di famiglia in una delle più grandi aziende americane, dopo essersi garantita nientemeno che il monopolio sulla vendita delle sigarette.

E così se oggi cercate su Google “James Duke” lo vedrete descritto come un imprenditore attivo sia nel settore del tabacco sia in quello dell’energia. L’eredità di Buck però va ben oltre, perché quel ragazzino nato l’antivigilia di Natale aveva anche deciso che fosse doveroso lasciare un segno tangibile del passaggio su questa terra. Così decise di donare molti soldi e il suo nome (che l’università ha preso nel 1924) a un ateneo del North Carolina fondato dai metodisti nel 1838, facendolo diventare uno dei più blasonati, rappresentativi e seguiti del college basketball: Duke University.

Ncaa basketball - Jayson Tatum - Duke

Jayson Tatum – Duke

Nel corso degli anni, i Blue Devils hanno stupito più volte la nazione con prestazioni incredibili vincendo il Torneo per 5 volte. Questo col tempo ha reso le aspettative sulla squadra sempre molto alte ed è proprio sotto il peso di queste aspettative che Duke versione 2016-2017 si presenta ai nastri di partenza. I tifosi della squadra allenata da coach Mike Krzyzewski quest’anno sono in visibilio, visto che il roster è forse il più talentuoso di sempre, figlio del recruiting più clamoroso della storia dell’università.

Stiamo esagerando? Proprio no. Aiutiamoci con qualche dato, prima ancora che sia stata giocata una sola partita ufficiale. Dal 2007 a oggi, solo due squadre erano riuscite a reclutare nello stesso anno il talento numero 1 del ranking di Espn e anche un altro giocatore inserito nella top 5. Ci è riuscita Kentucky nel 2012 con Anthony Davis e Michael Kidd-Gilchrist e la stessa Duke nel 2015 con Jahlil Okafor e Tyus Jones. Trivial veloce: com’è andata a finire? Entrambe le squadre hanno vinto il titolo.

Ncaa basketball - Grayson Allen - Duke

Grayson Allen – Duke

Ed ecco che arriviamo ai Blue Devils 2016-2017, che schierano Harry Giles e Jayson Tatum, ovvero rispettivamente il numero uno e il numero tre del ranking di Espn relativo alla classe 2016. Come se non bastasse, sempre dal 2007 ad oggi, solo 4 volte una classe di freshmen è stata composta da quattro giocatori della top 20 del ranking. E questa Duke è compresa nel conteggio.
Insomma coach K avrà a disposizione una quantità imbarazzante di talento giovane che si somma a un nucleo talentuoso, rodato, ben amalgamato e che peraltro ha già vinto il Torneo nel 2015. Il risultato è una squadra che quest’anno potrà variare i quintetti, preparando potenzialmente ogni partita in maniera diversa.

Quindi ricapitolando, una delle più antiche e vincenti tradizioni del college basketball, una classe di freshmen da sogno inserita in un nucleo già vincente, il tutto con il contorno di una delle student section più calienti, rumorose e fastidiose della Division I, cioè i Cameron Crazies. Non solo: Duke potrà infatti contare sul giocatore più atteso, più forte e forse più “decisivo” del college, la two-way guard Grayson Allen. Il potenziale giocatore dell’anno è il nemico pubblico numero uno di tutte le difese della nazione e un grande grattacapo per gli esterni avversari che dovranno affrontarlo.

E se già mandava in tilt le difese l’anno scorso quando aveva solo una grande spalla al suo fianco (Brandon Ingram) pensate cosa potrà fare quest’anno circondato da talenti come Giles e Tatum, da tiratori sugli scarichi come Frank Jackson, Luke Kennard e Matt Jones (gli ultimi due a roster già l’anno scorso) e da atleti del genere di Marques Bloden, Chase Jeter e Amile Jefferson. Certo, probabilmente resterà Allen il giocatore che gestirà i possessi decisivi, ma questa volta avrà molte più opzioni offensive attorno a sé rispetto all’anno scorso.

Vediamo allora nel dettaglio il roster di questa Duke dai mille volti e mille talenti.

Il reparto “piccoli” è formato dal citato Grayson Allen più Luke Kennard, Matt Jones e Frank Jackson. Sono tutti tiratori, compreso il freshman Jackson che ha mostrato doti balistiche rispettabili nelle prime partite amichevoli, il che è funzionale al gioco spesso perimetrale delle squadre allenate da coach K. Jones aggiunge difesa ed esperienza (era in rotazione nella squadra che ha già vinto il titolo nel 2015) mentre Kennard porta in dote una diabolica capacità di subire falli e andare in lunetta. Unico dubbio (già emerso in pre-stagione) è che manca un vero playmaker, che potrebbe essere un problema contro difese aggressive come quella di Louisville o contro zone come quella di Syracuse. Ma al momento sembra più il tentativo di trovare il pelo nell’uovo che un reale problema da affrontare.

Ncaa basketball - Harry Giles - Duke

Harry Giles – Duke

Il reparto ali è formato sostanzialmente da Jayson Tatum che dividerà lo spot 3 con Kennard (che farà qualche minuto) e con Giles (che potrebbe essere schierato se Duke vorrà giocare “alta”). Dopo Allen, la produzione offensiva dipenderà proprio da Tatum e da Giles e i due meritano un piccolo approfondimento a parte. Piccolo perché se saranno in forma (il “se” non è scontato, come vedremo poi) stiamo parlando di due lottery pick senza discussione. Tatum è una pantera con leve lunghissime di quelle che divorano il campo in 2 secondi, capace di segnare in molti modi, mentre Giles aggiunge a doti simili anche un fisico notevole, almeno per altezza. Meriterebbero un articolo a testa, che probabilmente faremo in stagione, ma per il momento il college basketball attende due atleti forse ancora un filo grezzi, ma con potenziale offensivo (e difensivo) da primi della classe.

Sotto canestro oltre ai molti minuti di Giles da 4 ruoteranno Amile Jefferson, che al ritorno da un infortunio porterà esperienza, difesa e rimbalzi, Chase Jeter, secondo coach K decisamente migliorato allo scorso anno (non che ci volesse molto) e due freshmen: il texano Marques Bolden e il darkhorse Javin Delaurier. Jeter e Bolden hanno uno skillset molto simile, più smilzo e longilineo il primo, più piazzato il secondo. Entrambi sono la tipologia di lungo mobile, rimbalzista e aggressivo. Bolden nella prima partita di preseason ha smazzato ben cinque stoppate, rivelandosi un rim-protector di livello. A Delaurier invece dovrebbe essere riservato il ruolo di lungo che entra dalla panchina dando energia alla squadra.

Ncaa basketball - Marques Bolden - Duke

Marques Bolden – Duke

Al momento l’unico fattore che si frappone tra Duke e una valanga di vittorie è la sfortuna. Ha iniziato Giles che ha dovuto operarsi per la terza volta al ginocchio e che starà fuori per le prime partite della stagione, poi è stata la volta della caviglia di Tatum, che potrebbe anche essere in campo nelle prime gare ma di sicuro non sarà al meglio. Ultima tegola per Bolden, che per un fastidio alla gamba sinistra salterà almeno le prime due gare. Nessun problema rilevante, al momento (a meno di eventuali conseguenze più serie per Giles), ma molti contrattempi, che potrebbero pesare sulla chimica di squadra.

Al netto del fattore infortuni, i Blue Devils saranno una corazzata. In generale, l’attacco si baserà sui principi di motion offense da sempre predicati da coach K, mentre è probabile che la difesa seguirà la ricetta già messa in campo dalla recente Kentucky del 38-1 e questo grazie al tanto atletismo a disposizione: nove giocatori del roster sono infatti sopra i due metri, capaci quindi di cambiare sui blocchi o essere pericolosi su rimbalzo dinamico. Coach K ha in mano gli ingredienti perfetti per tentare l’assalto al suo sesto titolo e per soddisfare il desiderio espresso negli anni ’20 da James “Buck” ovvero fare sì che al nome Duke venisse associato il concetto di dinastia ma ancora di più quello di vittoria.