Quote by Grayson Allen, eroe o antagonista?

Duke è considerata la principale candidata alla vittoria del titolo nazionale anche e soprattutto perché ha un senior come Grayson Allen. La guardia è un fattore non da poco per coach Mike Krzyzewski e i Blue Devils, e la super prestazione da 37 punti contro una diretta concorrente come Michigan State ha suggellato questa sensazione. Ma chi è veramente Allen? Scopriamolo insieme.

BasketballNcaa - Grayson Allen

Grayson Allen in azione

Prima il calcio, poi il basket

Nato e cresciuto a Jacksonville, in Florida, all’età di quattro anni gioca a football. Ma non quello americano per eccellenza, bensì quello che negli Stati Uniti è meglio conosciuto come soccer. Nonostante si diverta a dare calci ad un pallone, è affascinato dalla pallacanestro. Il primo contatto con la palla a spicchi avviene al playground. Inutile aggiungere che sarà un colpo di fulmine. Gli piace più il basket giocato dai ballers che quello praticato in palestra, perché le regole sono poche e i contatti mai troppo duri, e per un guerriero come lui si tratta di un invito a nozze. Passa molto tempo al Dunes Park dietro casa, e siccome sul cemento le scarpe si consumano piuttosto velocemente, arbitra partite di calcio tra bambini per guadagnare i soldi necessari per acquistarne nuove paia.

A 14 anni si dedica seriamente alla pallacanestro. È all’ultimo anno delle scuole medie ed è indietro rispetto a tanti suoi coetanei, per questo non sogna affatto un futuro nel basket. Non è neppure altissimo, quindi già ricevere una borsa di studio per il college era impensabile, figurarsi da un ateneo blasonato. Ma ha qualcosa di speciale: giocando a streetball ha imparato a incassare i colpi e a lottare per ottenere quello che vuole. E ogni volta che non riesce in qualcosa, lavora tanto e sodo per migliorare, sempre al campo dietro casa e sotto il sole alto in cielo che picchia in testa. E tira così tanti mattoni verso il tabellone che alla fine diventa il tiratore che tutti conosciamo oggi.

Il piccolo Grayson con un amico

Sin da piccolo gli viene insegnato che la scuola viene prima di tutto. E così, finché ha buoni voti e resta fuori dai guai, può restare tutto il tempo che vuole al playground. Nell’anno da junior all’high school la famiglia Allen riceve la visita a casa di coach K e del suo vice Jeff Capel. Inutile dire l’emozione provata. La mamma pulisce casa da cima a fondo per farla splendere e cucina i suoi piatti migliori. A conclusione di quella serata, riceve l’offerta di borsa di studio da Duke. Non male per un ragazzo tifoso dei Blue Devils dal 2010, cioè da quando ha visto in televisione il titolo vinto contro Butler. Nessun dubbio per lui ma i genitori avevano altri piani. Infatti per i loro rispettivi trascorsi accademici la mamma voleva che giocasse per i Florida Gators mentre il padre che frequentasse l’University of Georgia. Per tutta la sua infanzia ha vissuto questa rivalità familiare. Ma al cuore non si comanda e così, con un anno d’anticipo rispetto al diploma e nonostante i genitori gli avessero detto di non fare nulla di impulsivo, si promette verbalmente a Duke.

 

Quando capita di guardare una partita di liceo della Providence School, salta subito agli occhi il suo atletismo, che mette in mostra assieme a capacità di palleggio e visione di gioco interessanti. In quattro anni, guida la sua scuola a un record di 90-10 con un titolo statale e due semifinali. Chiude la sua ultima stagione con le medie di 22.8 punti, 6.7 rimbalzi, 4.2 assist e 1.7 recuperi. Ma soprattutto, obbedendo alle regole dei genitori, si diploma con la lode.

Considerato tra i migliori prospetti del paese (n. 21 del ranking Espn Top 100), viene invitato a partecipare al prestigioso appuntamento del McDonald’s All-American insieme ai suoi futuri compagni di squadra Tyus Jones, Justise Winslow e Jahlil Okafor. Grazie alla sua elevazione, disputa la gara delle schiacciate che vince così

 

Giusto per intenderci, Okafor  – che in questo video fa da ostacolo – è alto 212 centimetri.

La stagione da freshman: così, all’improvviso

Arriva a Durham assieme a una delle più forti classi di reclutamento che abbia mai avuto Mike Krzyzewski, e di conseguenza il suo arrivo passa piuttosto in sordina, anche se le sue qualità non sono affatto in discussione. Il suo ruolo è piuttosto definito, ovvero settimo-ottavo nelle rotazioni a cui è richiesto di portare grande energia quando chiamato in causa.

Esordisce ufficialmente con la maglia dei Blue Devils nella vittoria contro Presbyterian contribuendo con 18 punti in 18′. Stupisce il pubblico con grandi giocate ma non basta per guadagnarsi la scena. Più la stagione va avanti, più il suo minutaggio diventa esiguo sino ad accumulare quattro ‘did not play’. Uno dei quali contro Wisconsin, tenetelo a mente. Lega particolarmente con il capitano Quinn Cook e, dato che nel privato è molto riservato, il compagno cerca di spronarlo ad uscire dal suo guscio. E ogni volta che entra nello spogliatoio gli urla “wassup Grayson?”, in modo che lo sentano tutti.

Nonostante con il gruppo si trovi bene, lo scarso utilizzo in campo non gli fa certo fare i salti di gioia. A un certo punto coach K lo chiama nel suo ufficio e gli dice: “Grayson non pensare che non sia il tuo anno. Ho bisogno che tu sia pronto, perché non sai mai quando questa squadra avrà bisogno di te”. Ha un unico momento di gloria il 4 marzo 2015, quando mette a segno il suo season high di 27 punti nella vittoria con Wake Forest. Ma la stagione non è finita e un allenatore esperto come Krzyzewski, non a caso il più vincente di sempre nel college basket, non parla mai a caso. Duke arriva fino alla Final Four di Indianapolis, con l’apporto marginale di Allen come si intuisce dai suoi 4 punti di media nelle 34 partite giocate. Battuta in semifinale Michigan State, i Blue Devils affrontano in finale Wisconsin. I Badgers sono avanti di 9 nel secondo tempo e sembrano in controllo della partita. Ma succede questo

 

Allen chiuderà la partita con 16 punti, la metà segnati quando la partita cambia direzione e ci aggiunge il canestro del definitivo sorpasso che regala il quinto titolo della storia all’università. Così, all’improvviso, i riflettori si accendono su questo ragazzo dalla faccia d’angelo ma con una grinta infinita. Non a caso Cook dà il soprannome Deebo. Sì, proprio lui, l’abominevole protagonista del film Friday abituato a tormentare le persone. “Stavamo affogando e ci ha tirati fuori dall’acqua”, il commento a caldo dell’assistant coach Jon Scheyer, play titolare di Duke che vinse il titolo del 2010. Dopo aver vissuto la stagione in ‘spectator mode’, nello spogliatoi del Lucas Oil Stadium si ritrova accerchiato da cronisti e telecamere. La scena è tutta sua.

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Allen intervistato nello spogliatoio dei Blue Devils al Lucas Oil Stadium

In verità c’è da dire che i tifosi – in particolare la fetta di pubblico femminile – lo amavano anche prima che diventasse così importante per le sorti della squadra

Non solo per la faccia d’angelo, ma anche perché capace di fare cose del genere

che attirano l’interesse della stampa.

Amarlo, o odiarlo, questo è il dilemma

Partiti quattro dei cinque titolari dell’anno precedente (Okafor, Cook, Jones e Winslow), coach K affida la squadra nelle mani di Allen, cambiando a distanza di pochi mesi il suo ruolo in maglia Blue Devils: da panchinaro di lusso a leader.

Compreso il messaggio del compagno di squadra Matt Jones, inizia la stagione fissando immediatamente un record dell’università e, nelle prime due gare contro Siena e Bryant, realizza complessivamente 54 punti. Basti pensare che Jabari Parker nel 2013 e Marvin Bagley quest’anno si sono fermati a quota 49 nelle prime due uscite stagionali. Ma questo è solo l’inizio della stagione che lo consacrerà: chiude l’anno con 21.6 punti (47% dal campo e 42% da 3), 4.6 rimbalzi e 3.5 assist, giocando tutte le 36 partite r andando in doppia cifra in 34. E fissa il suo nuovo career high con 33 punti contro Long Beach State. Insieme al freshman Brandon Ingram, si fa carico della squadra dentro e fuori dal campo, come un vero leader, così come gli ha insegnato Quinn Cook, che non finirà mai di ringraziare.

Ma soprattutto è autore di giocate incredibili, come il buzzer-beater contro Virginia e il recupero decisivo nel derby della Tobacco Road contro North Carolina in quel di Chapel Hill.

 

Man mano che cresce il suo successo, aumentano quasi di conseguenza gli hater. Anche perchè non è un giocatore normale, è energico, istintivo, sanguigno, un idolo per i Cameron Crazies. Ma le sue caratteristiche che fanno impazzire gli sfegatati fan dei Blue Devils, lo rendono il primo bersaglio per i tifosi avversari. E poi si tratta in fondo dell’ennesimo nome di una lunga lista perchè “nessun giocatore nero di qualsiasi altra università è odiato tanto quanto un giocatore bianco di Duke”, come ha spiegato l’ex playmaker dei Blue Devils Jay Williams. In particolare arriva dopo Christian Laettner e J.J. Redick, giocatori che ogni tanto vanno oltre il limite della sportività, come in questi casi

 

 

Atteggiamenti che le tifoserie avversarie si segnano e si ricordano

Duke Blue Devils - J.J. Redick

La dimostrazione di quanto fosse odiato J.J. Redick ai tempi del college

Allen ha ereditato questa tradizione. Ergo, o lo ami o lo odi, senza vie di mezzo. Perchè ogni cosa che fa sul parquet produce adrenalina e non passa inosservata. E può essere usata anche come carica di energia per iniziare la settimana

Il diavolo e l’acqua santa

Terminato l’anno da sophomore con cifre di tutto rispetto, ha la naturale tentazione di giocarsi le sue chance Nba. Ma dura poco e preferisce fare ritorno a Durham dove trova come nuovi compagni di squadra i top prospect Harry Giles e Jayson Tatum. Tutto fa pensare che possa essere un’ottima annata sia di squadra – Duke è tra le favorite al titolo, come quasi sempre – che personale, visto che è il principale candidato all’Mvp stagionale.

Quasi nulla però va come previsto.

Facciamo un passo indietro. Il ragazzo ha un carattere molto riservato, come già detto, e più volte chiarisce che, se non fosse per la pallacanestro e le interviste d’obbligo, non spiccicherebbe una parola per tutta la giornata. Gli stessi compagni di classe – non quelli di squadra – ancora si domandano come possa avere quella faccia tosta quando gioca davanti a diecimila persone, ma allo stesso tempo provare una gran vergogna in un’aula di circa trenta studenti. Insomma una sorta di Clark Kent, dalla personalità introversa e mansueta quando è tra i banchi di scuola che in realtà nasconde l’identità di un Superman ribelle quando indossa canotta e pantaloncini.

Nella sua stagione da junior fa alcuni passi indietro, tanto statistici (14.5 punti, il 39% dal campo e il 36% da 3) quanto comportamentali. Le prestazioni sono caratterizzate da pochi alti e tanti bassi, con diversi episodi che fanno aumentare l’odio di cui sopra

 

al punto da far spazientire Mike Krzyzewski che lo sospende. Difficile capire cosa mai gli frulla in testa quando combina queste cose, anche perchè stiamo parlando di un membro dell’Associazione atleti cristiani che sul suo profilo Twitter posta almeno un verso della Bibbia al giorno.

Oltretutto sa rispettare gli avversari, come dimostrano questi tweet nei confronti di due acerrimi rivali del college

L’anno della rinascita?

Questa è l’ultima stagione che Allen giocherà in maglia Duke e, dopo lo scorso campionato, deve recuperare credibilità agli occhi degli scout che intravedono un grande potenziale in lui, ma anche un’emotività molto fragile. Se si fosse dichiarato per il draft al termine del suo anno da sophomore, in molti lo ritenevano un giocatore da lottery. L’anno dopo, invece, sarebbe finito al secondo giro o forse undrafted. Quest’anno ha la possibilità di rinascere, anche perché è il giocatore più esperto della squadra e coach K gli ha affidato i gradi di capitano. In un’intervista rilasciata ad ottobre ad Espn ha dichiarato che:

“Mezzo mondo pensa che sia un giocatore sporco, che non sa controllarsi, un arrogante ed egoista. Un’altra metà che sono meglio di quanto non dimostri nella realtà. Ho imparato molto da quello che ho vissuto, ma sto ancora crescendo e maturando non solo in campo ma anche fuori. Sono l’unico senior del roster e devo pensare prima di tutto al bene della squadra e non alle mie battaglie personali. Sento che il mio percorso non è ancora finito qui”.

Nonostante i vari Marvin Bagley, Trevon Duval e Wendell Carter, Allen resta il giocatore determinante per le sorti dei Blue Devils. E non è un caso se, oltre ad essere tra le migliori shooting guard in circolazione, ancora una volta è tra i papabili per il premio di ‘player of the year’.

E, per ora, non ci sono dubbi che sia uno dei migliori giocatori del college basketball: dopo nove partite giocate – e vinte – dai Blue Devils, segna in media 17 punti tirando con il 46% dal campo, il 43% da 3 e il 90% ai liberi, e la più alta media in carriera alla voce assist (4.6). Proprio quest’ultimo dato può essere quello più significativo per certificare la sua crescita. E più il gioco è duro, più gli piace mettersi alla prova. Nel big match contro Michigan State ha ritoccato il suo career-high in punti a 37, mettendo insieme un discreto 7/11 dall’arco ma soprattutto chiudendo i conti così

 

C’è da giurarci, però, che qualsiasi cosa gli riserverà il futuro Grayson Allen rimarrà un idolo dei Cameron Crazies. Grandi e piccini.