Quote by I Clippers si mettono pressione da soli

11/10/2020

Piove, il gatto è morto, la fidanzata mi ha lasciato e io tengo ai Clippers. Questa celebre frase di Federico Buffa è tornata in auge sui social dopo la sconfitta in gara 7 di Leonard e compagni contro Denver. E pensare che poco più di un mese fa, i Clippers erano una delle squadre favorite per l’anello, avviati a essere una contender per i prossimi anni, con solo qualche piccolo aggiustamento da fare. Invece, la cacciata di Doc Rivers sommata ai brutti playoff giocati dalla squadra californiana mettono una grande pressione sulla franchigia. Che si trova quasi costretta a vincere il prossimo anno, visto che tra 12 mesi Leonard e George avranno la possibilità di tornare free agent. Pressione che, come detto, fino a pochi mesi fa non era neanche immaginabile per la sponda (ancora) meno nobile di Los Angeles.

La frustrazione di Leonard e George dopo l'eliminazione dei Clippers

La maledizione dei premi

Mai come quest’anno, i premi individuali per la stagione regolare si sono rilevati nefasti per i vincitori. Antetokounmpo, difensore dell’anno e Mvp, non ha superato il secondo turno dei playoff, così come l’allenatore dell’anno (Nick Nurse con i Raptors). Stessa sorte per il 6°uomo (Harrel con i Clippers) mentre il most improved player non ha neanche preso parte alla post season (Ingram ai Pelicans). Ironico pensare che Lawrence Frank, president ok basketball operations dei Clippers, abbia appena ricevuto il premio come executive dell’anno, con la franchigia che è ancora senza allenatore.

Intendiamoci, il premio è meritato: un anno e mezzo fa Los Angeles era una squadra con poche prospettive, appena uscita da un ciclo non vincente con una situazione difficile da ricostruire. L’arrivo di Leonard e George ha completamente cambiato le prospettive della franchigia, pronta finalmente ad essere una delle protagoniste della lega. Almeno per rompere la maledizione della finale di conference (0-8 il record nelle partite decisive per accedere all’ultimo atto dell’ovest).

Una stagione deludente

Di certo i primi playoff non sono stati un successo: due gare sette nei primi due turni e uscita con Denver dopo essere stati sopra 3 a 1. Le aspettative, vista anche l’assenza di Golden State, non sono state assolutamente rispettate ed è legittimo per la dirigenza Clippers non essere soddisfatta per come sia andata la stagione. E’ altrettanto certo, tuttavia, che eravamo di fronte a un progetto nuovo, partito da appena un anno, con tutte le attenuanti del caso. Il roster ha dei problemi: manca una guardia capace di portare avanti il pallone e anche lo spot da centro è decisamente migliorabile. Si tratta però di piccoli interventi, normali per un progetto appena partito e gestibili in tutta calma, vista la qualità e la profondità del roster.

La pressione autoindotta sui Clippers

Il repentino allontanamento di Doc Rivers aumenta invece il numero di scelte che la dirigenza Clippers dovrà effettuare. Una dirigenza di primissimo livello, che però nelle ultime settimane pare in difficoltà. Legittimo, anche se contestabile, l’esonero di Rivers dopo questa stagione. Era lecito però attendersi una decisione del genere avendo già pronto il sostituto. Le idee non sembrano chiare: il nome più caldo pare quello di Mike Brown, con Tyronn Lue diretto verso Houston. L’ex allenatore dei primi Cavs di Lebron è reduce da 5 anni di successo ai Warriors come vice di Kerr, ma non guida una panchina dal 2014 (senza considerare quella nigeriana, di cui è capo allenatore da febbraio di quest’anno).

Da un progetto vincente, appena partito e con un grande futuro a un anno pieno di pressioni, senza una guida sicura e con l’incubo di vedere le due stelle andarsene al termine della stagione. Di sicuro i Clippers non si sono semplificati la vita, vedremo se questa scelta porterà ai risultati sperati.

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