Quote by Jackson incanta, Ayton e Bagley in sospeso

Siamo intorno alle 20 partite e adesso i rookie sono stati in campo un po’ più di tempo. Certo, le prime valutazioni non sono sufficienti a dare giudizi definitivi, basti vedere il “caso” Montrezl Harrell, giocatore dei Clippers che sta per compiere 25 anni, esploso al suo quarto anno di Nba, che aveva chiuso la prima stagione con 3.6 punti di media giocando solo 39 gare a 9.7 minuti di media. Vediamo però per quanto visto in campo come stanno andando i rookie dell’ultimo draft.

DeAndre Ayton (Phoenix). Impossibile bocciarlo. Impossibile promuoverlo a pieni voti. Il contesto di Phoenix non aiuta a valutarlo al meglio. I numeri lo vedono viaggiare in doppia cifra di media (15.8 pt 10.1 reb). Ma i dubbi sul fatto che sia un giocatore-franchigia (a partire da quelli difensivi, come si può vedere nel video) rimangono.

 

Marvin Bagley (Sacramento). Per quanto gioca (24 min per gara) non sta facendo male. Molto difficile da fermare quando è in movimento, discreto a rimbalzo. A differenza di Ayton si intravede la possibilità di farne un rim protector in uno small ball e di costruire attorno a questo ruolo un giocatore Nba.

Luka Doncic (Dallas). Sta arrivando. Piano piano, partita dopo partita, sta prendendo confidenza con i ritmi della Nba. Le cifre dicono molto (18.1 punti, 6.5 rimbalzi, 4.3 assist) ma non tutto. Per ora sicuramente tra i promossi, basta andare in un forum dei tifosi dei Dallas Mavericks per avere conferma. The Ringer ha scritto una settimana fa un articolo dal titolo “Drop Everything and Watch Luka Doncic”. Punto.

 

Jaren Jackson Jr (Memphis). Ha quella faccia da “perché sono qui?”. Che inganna. Perché poi i motivi per cui è lì, nella Nba, si stanno vedendo partita dopo partita. La cosa assurda è che insieme al potenziale offensivo, Jackson sta mostrando materiale già top level dal punto di vista difensivo. E a Memphis gongolano.

 

Trae Young (Atlanta). Piaccia o non piaccia, è un giocatore che può stare in Nba, ossia che può generare più vantaggi rispetto agli svantaggi che porta sul parquet. Guida la Nba con 47 tentativi da distanza di almeno 28 piedi. Non sta tirando benissimo (23.9% da 3) e nonostante questo gli avversari non gli vogliono lasciare un singolo tiro aperto. La sensazione è che possa esplodere da un momento all’altro. E potrebbe essere revolution.

First round picks che meritano menzione

Mo Bamba (Orlando). Solo 16.9 minuti in campo di media. Per ora luci e ombre, ma chiaramente va aspettato

Wendell Carter (Chicago). Solido, senza fronzoli. Segna quando deve segnare e prende i rimbalzi che deve prendere. Positivo.

Collin Sexton (Cleveland). Alla deriva come appaiono i Cavaliers. Ogni tanto ne fa una giusta, più spesso è caos.

Kevin Knox (New York). In crescita, ma ancora impalpabile. Il tiro e il fisico ci sono, almeno quello.

Mikal Bridges (Phoenix). Numeri non appariscenti, ma a Phoenix pensano chiaramente di cestinare Josh Jackson e tenersi Bridges.

Shai Gilgeous-Alexander (LA Clippers). Cosa fa tra i rookie? Mistero, gioca come se fosse un Nba player da sempre. Tra i migliori.

Miles Bridges (Charlotte). Per ora una macchina da highlights, che piace. Ma anche più concreto di quanto si pensasse. In crescita.

Donte Di Vincenzo (Milwaukee). Lo staff dei Bucks manco ci crede. Scelto alla 17 ci avviciniamo allo steal. Noi in Italia ne parliamo per la possibilità di passaporto (giustamente). Ma per efficienza (sta in campo meno di 18 min) parliamo di uno tra i migliori dei Bucks.

Kevin Huerter (Atlanta). Perché non lo fanno giocare di più? Mistero. Il poco che gioca fa tra bene e “molto bene”. Mistero vero, frequentare blog/forum di Hawks fan per credere.

Josh Okogie (Minnesota). Un buon motivo per sorridere per i TWolves (e ne hanno bisogno). Attivo e proattivo. Il futuro.

Grayson Allen (Utah). Partito bene poi finito ai margini e in G-League. Ma probabilmente ha ancora qualcosa da dire.

Chandler Hutchison (Chicago). Avesse il tiro (22.7% da 3) parleremmo di una futura star. Ma quel che c’è è positivo.

Aaron Holiday (Indiana). Gli Holiday sono così, se gli dai spazio ti convincono in un modo o nell’altro a lasciarli in campo.

Landry Shamet (Philadelphia). In una squadra in cerca di tiro, una PG che fa male da 3 (quasi 40% da 3) è un ottimo cambio per Ben Simmons.

Omari Spellman (Atlanta). La scuola-Villanova non mente. Va bene a rimbalzo, tira decentemente da 3 (31.7%). Per ora un affare chiamato alla numero 30.