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La rimonta di Kansas e Power conference

Autore: Raffaele Fante
Data: 14 Feb, 2017

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Sono rimaste invariate le prime tre posizioni nel ranking al termine di una settimana con meno upset rispetto a quella precedente, con Gonzaga saldamente alla numero 1 dopo aver superato anche l’ostacolo Saint Mary’s. Risale Duke ormai pronta a rientrare nella top ten mentre scende alla 11 Wisconsin, che paga le ultime due prestazioni poco convincenti contro Nebraska e Northwestern. Vi parleremo della Big Ten, così come della Big 12 con le ultime due partite che hanno dato la quasi certezza a Kansas del 13/o titolo consecutivo. Baylor ha infatti perso contro Texas Tech e non le basterà vincere il big match di sabato prossimo contro i Jayhawks. Molta più incertezza nell’ACC con almeno 5 squadre ancora in corsa, SMU batte Cincinnati e riapre la corsa nell’AAC.

Vediamo cosa è successo in settimana, a partire dall’incredibile rimonta di Kansas contro West Virginia.

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‘Shame on you’

‘Shame on you, shame on you’, urla Dick Vitale ai tifosi dei Jayhawks che a 3’ dalla fine lasciano l’Allen Fieldhouse. West Virginia è avanti di 14 punti, in totale controllo di una gara giocata alla perfezione, ma Vitale ha ragione e chi se n’è andato si è perso una delle rimonte più belle ed entusiasmanti del college basketball. Kansas vince al supplementare 84-80 quella che senza problemi si può definire la partita più bella della stagione, destinata probabilmente a diventare un incubo che i tifosi dei Mountaineers ricorderanno a lungo perché sono stati davvero a un niente dal vincere e hanno sprecato una grande occasione.

Invece hanno perso perché non sono riusciti a battere una difesa che dovrebbero conoscere alla perfezione, cioè la zona press.

 

Rimesse sbagliate, infrazioni di 5 secondi, brutti passaggi e ovviamente una buona dose di liberi mandati sul ferro dai vari Tarik Phillip, Daxter Miles e James Bolden hanno dato vita a un parziale di 21-7 per Kansas che, dopo aver sbagliato 12 triple di fila, ne ha messe 3 delle ultime 4. Con chi? Facile, Frank Mason e Devonte’ Graham, dannosi fino agli ultimi minuti, spettacolari nel portare la partita all’overtime per poi vincerla. Sono loro 42 degli 84 punti dei Jayhawks, anche se con un complessivo 8/27 al tiro che la dice lunga sulla serata complicata che hanno avuto. Solo che quando si tratta di vincere le partite, non sbagliano. Ed è per questo che il titolo della Big 12 resterà a Kansas per il 13/o anno consecutivo.

La paura di vincere ha bloccato West Virginia, eppure i ragazzi di Bob Huggins non hanno fatto una piega quando, prima della palla a due, l’Allen Fieldhouse ha fatto registrare il record per i decibel mai raggiunti in un palazzetto

Rumore? Nessun problema: pronti via e 10-0 con i Mountaineers indemoniati su ogni palla. Come sempre, è la squadra a fare la differenza per Bob Huggins e di squadra West Virginia ha reagito al 16-0 che ha rimesso Kansas in partita a metà del primo tempo. Controparziale di 19-6 a cavallo dei due tempi e ospiti in controllo della partita, grazie al contributo di tutti, titolari e panchina, sempre che questa distinzione abbia un senso per una squadra che ha 10 uomini sopra i 10 minuti di media. Dopo i 27 segnati contro i Jayhawks a Morgantown, Esa Ahmad ne ha messi 20 anche all’Allen Fieldhouse ma anche lui ha fatto più di un errore soprattutto nel supplementare con West Virginia senza un punto per 4’. E pessima anche la gestione dell’ultimo tiro di Tarik Phillip che poteva comunque dare la vittoria nei 40’ e si è accontentato di un brutto tiro da 3.

Le rotazioni per Bill Self rimangono molto corte e questo è il vero punto debole della sua squadra in vista del torneo. Landen Lucas è l’unico lungo presentabile e il suo contributo nella rimonta è stato fondamentale, e punti dalla panchina arrivano dal solo Lagerald Vick, che ha ricucito praticamente da solo lo strappo iniziale di West Virginia. Per il resto ci devono pensare loro, Mason, Graham e ovviamente Josh Jackson che, dopo un inizio da incubo, ha chiuso con un’altra doppia doppia da 14+11, che comprende cose così

 

La sconfitta di Baylor contro Texas Tech ha spianato la strada dei Jayhawks, anche se sabato prossimo dovranno andare a Waco a giocare in casa dei Bears. Ma due vittorie di vantaggio dovrebbero quasi sicuramente bastare per vincere la conference. Più difficile che una rotazione di sei uomini e mezzo possa bastare per vincere il titolo.

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La settimana d’oro di SMU

Cincinnati e SMU si affrontavano in una sfida non solo tra due delle migliori difese della nazione (nella top8 sia per punti concessi che per percentuale dal campo concessa), ma per il primato della AAC con i Bearcats che guardavano tutti dall’alto e i Mustangs subito dietro ad inseguire. Il passato è d’obbligo visto che il match di domenica ha visto prevalere SMU (60-51), una vittoria che, oltre a mettere fine alla striscia di 15 W consecutive di Cincy, ha dato ai ragazzi di coach Tim Jankovich la posizione numero 19 nell’AP Poll. Vittoria costruita tutta nel secondo tempo quando i Mustangs, sul -9 (40-31) a 16 minuti dalla fine, hanno dato il via ad un parziale di 15-0, guidati dal gioco dentro-fuori di Semi Ojeleye (top scorer con 18 punti sotto gli occhi di vari scout Nba), dalla doppia-doppia di Sterling Brown (13+10) e dagli 11 punti di un ottimo Ben Emelogu in uscita dalla panchina (dato importante per una squadra 348esima per % di bench minutes).

 

A spegnere le speranze di rimonta dei Bearcats ci ha pensato Brown con questo jumper a 1:38 dalla fine.

 

SMU l’ha vinta, però, grazie alla solita ottima difesa, capace di far tirare Cincinnati con il 25.9% dal campo nel secondo tempo e alzando un muro nel proprio pitturato per tutto il match, rendendo innocui Kyle Washington e Gary Clark. 32 dei 49 tiri di Cincinnati sono arrivati da oltre l’arco: e se nel primo tempo i Bearcats hanno messo a segno 7 triple su 15 tentativi, nella seconda frazione di gioco si sono fermati a 4/17.

Proprio la difesa è stata la grande assente per Cincy, capace di concedere il 62.5% a SMU nel secondo tempo, non proprio il massimo per una squadra nella quale “offense is always second to defense on this team” come dichiarato da coach Mick Cronin a fine gara. Altro assente non giustificato Troy Caupain che continua a deludere senza dare quel contributo che ci si aspetta non solo da un senior, ma soprattutto da un giocatore che in preseason era stato eletto AAC Player of the year. Per lui 2 punti (arrivati dalla lunetta a fine partita) con 0/7 dal campo e soprattutto 0/5 da tre, dato che aggiorna la percentuale stagionale al 29.6% (peggior dato in carriera).

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La battaglia dell’ACC

Dopo Duke, Virginia Tech batte sul suo campo dopo due OT anche Virginia, alla terza sconfitta nelle ultime 5. Tempi duri per i Cavaliers che perdono la possibilità di agganciare North Carolina in testa a una conference combattutissima che vede almeno 5 squadre ancora in corsa per il primo posto. Certo, quando ti capitano cose del genere a 20 secondi dalla fine di un supplementare, vuol dire proprio che non è serata

E sì che nel primo tempo sembrava tutto facile, con gli Hokies doppiati sul 22-11 e poi sotto di 14 all’intervallo. Ma l’attacco resta per un problema per Virginia e se London Perrantes tira 3/12 da 3 sono dolori, soprattutto se la difesa funziona male e concede ben 40 punti in un tempo. Se poi perdi anche a rimbalzo contro una squadra che gioca sempre con 4 guardie, può spuntare dalla panchina un Ty Outlaw che pareggia con un tap in a un secondo dalla fine e un Seth Allen che ti mette 20 punti compreso il canestro della vittoria a tre secondi dalla sirena.

 

Virginia incontrerà in settimana prima Duke e poi North Carolina, con Louisville che ne potrebbe approfittare visto che, dopo aver battuto Syracuse a fatica dopo un supplementare, giocherà solo contro Virginia Tech in casa. Non ne ha approfittato FSU bloccata dal giocatore più sorprendente della conference.

Il migliore dell’ACC

Il front court di Florida State è composto da Michael Ojo (2.16), Johnathan Isaac (2.08), Jarquez Smith (2.06) e Chris Koumadje (2.24). Togliamo quest’ultimo, in campo per un solo minuto senza marcarlo, per il resto Conzie Bolson ha giocato contro tre lunghi alti almeno 10 cm più di lui. Perché il pseudo centro di Notre Dame è alto 1.95 cm. Ora guardate questo video e capirete perché ha preso 13 rimbalzi e segnato il career high 33 punti:

 

Ci sono 4 Seminoles in area ma la palla è sua: per la cronaca, questo tap in è il ventesimo punto e il decimo rimbalzo della sua partita, 16/a doppia doppia stagionale, e mancano più di 15 minuti alla fine. Nelle ultime tre partite sta viaggiando a 25+13, le sue cifre in stagione dicono 16.7+10.8, unico giocatore dell’ACC in doppia doppia di media. Quindi in una conference piena di talento e di freshman dal grande futuro, le banali cifre dicono che nessuno ha un rendimento pari al suo.

Tre settimane fa aveva giocato male e Isaac gli aveva rifilato la stoppata decisiva per la vittoria di FSU. Ha iniziato male anche questa partita, con due punti facili lasciati a Ojo, un lay up sbagliato e un tiro da 3 che ha preso solo il tabellone. Poi ha iniziato a segnare e nessuno lo ha visto più. Male Dwayne Bacon, malissimo Isaac fermo a soli 4 punti e tutta Florida State con un imbarazzante 3/15 da 3 e un ancor più imbarazzante 7/22 ai liberi. E i Fighting Irish che sembravano spacciati, sono ancora lì a dire la loro anche nella conference, oltre a essere rientrati nel ranking.

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Big Ten in crisi

I college della Big Ten se la sono presa con il selection committee che ha rivelato quelle che sarebbero (ad oggi) le teste di serie del torneo Ncaa: una lista di 16 squadre che non comprende nemmeno una formazione della B1G. C’è da dire che quest’anno le squadre di una delle conference storicamente più competitive d’America ci stanno mettendo del loro per sollevare dubbi. La sconfitta patita da Wisconsin 66-59 in casa contro Nortwestern ha tolto certezze anche su quella che era sembrata finora la squadra più solida, e la prestazione è stata valutata più come debolezza strutturale dei Badgers che come forza dei Wildcats.

 

Più in generale l’equilibrio che regna nella conference viene considerato, a differenza di quanto accade con la ACC di cui vi abbiamo appena parlato, più come “ogni squadra può perdere contro chiunque” piuttosto che “ognuna di queste squadre potrebbe vincere il titolo”. Ovvero il classico bicchiere mezzo vuoto. Di sicuro al momento tra le grandi delusioni dell’intera stagione ci sono Michigan State (che comunque è 7-5 nella B1G) e Indiana (5-8), ma per entrambe vale l’alibi infortuni.

Dietro a Wisconsin, che resta candidata per arrivare in testa alla fine della stagione regolare, ci sono Purdue e Maryland, ma entrambe in effetti sembrano buone squadre senza quel “quid” in più. Chi invece se riuscisse ad arrivare al torneo potrebbe essere una sorpresa è Michigan che grazie al suo attacco (perdono pochissimi palloni, tirano bene da 3 e sono implacabili dalla lunetta) in serata singola può far vedere i sorci verdi a tutti.

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Tripletta per Pepperdine

No, non stiamo parlando di una squadra di quelle da ranking AP, ma le tre vittorie messe a segno da Pepperdine University, tra cui una consistente prestazione contro BYU e la prima vittoria fuori casa contro San Diego, non sono passate inosservate. I Waves schierano attualmente il miglior marcatore della WCC, ovvero Lamond Murray (20.9 punti a gara), una guardia compatta e concreta, capace di andare a referto nonostante sia l’unico vero giocatore pericoloso di Pepperdine (quindi osservato speciale delle difese). Le tre W consecutive si devono  anche alle sue prestazioni che gli sono valse il titolo, per la prima volta in carriera, di “best player of the week” nella WCC.

Ncaa basketball - Lamond Murray - Pepperdine

Lamond Murray – Pepperdine

Akron è tornata

Se cercate una squadra piacevole da guardare, sbilanciata sulla parte offensiva, che tira molto (e bene) da 3, ma è efficacissima in area, potete provare con Akron, che è tornata a farsi notare dopo qualche anno di assenza dai radar. A parte il centro senior Isaiah Johnson che non si azzarda a tirare da fuori manco pagato (ma resta il miglior giocatore della squadra se non della conference), per il resto della squadra (e intendiamo… tutti) avere meno del 35% nel tiro da 3 sembra quasi un’offesa. E così, partita dopo partita, la squadra ha iniziato a far parlare di sé come nel 2013, quando arrivò al torneo con la testa di serie più alta degli ultimi 20 anni (la 12, anche se fu spazzata via al primo turno dalla havoc di VCU) .

Attualmente sono 11-1 nella Mid American Conference, primi con ampio margine di distacco. “Non ho mai avuto una squadra come questa” ha commentato di recente Keith Dambrot, che allena Akron dal 2005. “Gioca in un modo completamente differente da come siamo sempre stati abituati “. Coach si rilassi, perché la nuova formula funziona.

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