Quote by Lakers in finale? LeBron non basta. Per ora

Si sta per concludere l’estate di LeBron James, dentro e fuori il mondo della pallacanestro. Il suo trasferimento ai Los Angeles Lakers, per quanto chiacchierato da mesi e in qualche modo previsto, ha cambiato gli equilibri come solo il trasferimento di un giocatore del suo livello può fare.

La mossa di James ha suscitato parecchie perplessità, almeno sul piano sportivo. Da un punto di vista degli affari la mossa è azzeccatissima, come dimostra la serie The Shop, prodotta da The Uninterrupted – di cui James è socio fondatore – e disponibile su HBO. La serie può essere apprezzata o meno dagli spettatori – per noi italiani è sicuramente strano che i quartieri neri americani identifichino il barbiere come centro socio-culturale in cui discutere di politica e discriminazione razziale – ma la funzione di The Shop è fare da apripista a produzioni future che James sarà libero di sorvegliare da vicino, prima e dopo il ritiro.

Il lavoro di James in Ohio era finito. Il titolo del 2016 è una promessa mantenuta, ma il suo capolavoro rimane I Promise, la scuola finanziata dalla LeBron James Family Foundation e aperta nella sua città natale, Akron. L’impatto sociale dell’impresa, soprattutto in una realtà come quella americana, meriterebbe un capitolo a parte. La scuola offrirà un’educazione agli studenti con situazioni familiari particolarmente difficili e si pone come obiettivo di insegnare che “siamo più di quello che ci viene detto”, di rifiutare le etichette e puntare all’eccellenza, senza porsi limiti. Dire che James abbia preso sul serio i commenti di Laura Ingraham di FoxNews di alcuni mesi fa sembra riduttivo

ma gli Stati Uniti sono anche il paese in cui una candidata del Bronx, Alexandra Ocasio-Cortez, è stata eletta al Congresso dicendo in campagna elettorale di essere nata “in un posto in cui il tuo codice postale decide il tuo futuro”.

No, James non scenderà in politica, o almeno così dice lui. La scuola è l’ultimo passo compiuto da una fondazione che da anni finanzia borse di studio universitarie per i giovani di Akron. Del resto, James si riconosce nelle difficoltà dei bambini che frequenteranno la sua scuola: cresciuto senza un padre in mezzo a tante difficoltà economiche, cambiando spesso casa e perdendo giorni di scuola perché viveva troppo lontano per raggiungerla con i mezzi pubblici. Parlando con Rachel Nichols di ESPN, James ha spiegato l’importanza che ha per lui questa scuola e cosa farà la struttura per i ragazzi e le loro famiglie.

 

Ma di tutto questo alla Nba importa poco. Certo, con la promozione di Adam Silver a Commissioner la Lega ha preso posizioni più nette su temi sociali e politici. Quello che conta è avere la stella più grande nel vortice di soldi e sponsor e media di Los Angeles. Magic Johnson esulta, perché con l’arrivo di James riesce a mantenere le promesse e riesce anche a prendersene i meriti – si veda il modo in cui si è liberato di Timofey Mozgov e Luol Deng. Il buyout di quest’ultimo è stata un’operazione geniale per tempi e cifre, e permetterà alla franchigia di offrire il massimo possibile a una star la prossima stagione – qualcuno come Kevin Durant, che ha diritto a uno stipendio più alto di Leonard la prossima stagione.

Esulta anche Jeanie Buss, che riporta la squadra nell’occhio del ciclone dopo il ritiro di Kobe Bryant, convalidando la scelta di emarginare il fratello dalla gestione tecnica e segna l’inizio di una nuova, gloriosa era in memoria di papà Jerry Buss. Lo fa senza scendere a patti e rivendicando l’importanza di quell’ultimo, sanguinoso, contratto offerto al Mamba quando ormai non sapeva più mordere. Perché i Lakers onorano le loro icone.

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Il nuovo manifesto di Nike a Los Angeles per LeBron James

Ma intorno a James, per quanto i tifosi si vogliano illudere, c’è poco. Brandon Ingram può essere un futuro All Star e una terza o quarta opzione in una squadra da titolo, ma difficilmente andrà oltre. Nonostante tutti i paragoni pre-draft tra Lonzo Ball e Jason Kidd, è il caso di pensare più a George Hill – con una migliore visione di gioco e senza un tiro affidabile. Gli altri sono giocatori come tanti, certamente validi ma non indispensabili. E questo include anche Kyle Kuzma, grande sorpresa della scorsa stagione, ma con evidenti lacune almeno sul fronte difensivo.

Finora Magic e Rob Pelinka le hanno azzeccate tutte, anche se il ruolo di entrambi nella decisione di James è stato marginale. Ma liberarsi del contratto di Mozgov e di D’Angelo Russell, sempre infortunato e incapace di gestire le pressioni della Nba e di una città come Los Angeles, hanno aperto alla possibilità di una rinascita della squadra. Il brand Lakers è sempre forte e la città di Los Angeles offre opportunità economiche inimmaginabili in contesti più piccoli.

Dunque Durant e James saranno i due volti della corsa dei Lakers al titolo nel 2020? È presto per dirlo, la stagione è lunga e, a costo di essere banali, tutto può succedere. Ma va riconosciuto il merito a Magic e Pelinka di aver messo i Lakers nelle condizioni di attrarre i migliori free agent in circolazione – con l’aiuto di James – e riportare una delle squadre più vincenti di sempre al livello che le compete. Questa stagione servirà per capire chi tra questi giovani può davvero far parte di una squadra da titolo, una valutazione che può essere fatta solo dopo aver messo piede nell’arena dei playoff.

James sarà al centro dell’attenzione anche se, per la prima volta in otto anni, non giocherà l’ultima gara della stagione. Ci proverà, ma neanche lui crede che sarà possibile. In un’intervista all’emittente francese beIN Sports di inizio settembre, mentre girava l’Europa per Nike, ha detto che i Lakers hanno tanto lavoro da fare e che ci sono troppe pretendenti al titolo… e un solo campione, che secondo lui si ripeterà ancora una volta.

 

Ma guardare a un futuro, magari non troppo lontano, ipotizzando una finale Lakers vs Celtics nel 2020, con LeBron James vs Kyrie Irving (free agent nel 2019 e senza alcuna garanzia che rimanga in verde), non è troppo difficile. Pare già di sentire i flash dei fotografi.