Con la faccia felice di chi sta scoprendo un nuovo mondo e se lo sta godendo tutto, Luigi Suigo ha iniziato la sua avventura in Ncaa senza sentire troppo il peso di paragoni importanti e di una nazionale italiana che lo attende come il nuovo messia. Si aspettano grandi cose da lui anche in Pennsylvania, nella Villanova che ha visto tra i suoi allievi Robert Francis Prevost e sarà proprio a Roma il primo novembre che la squadra di Kevin Willard inizierà ufficialmente la sua stagione con tanto di udienza privata con Papa Leone XIV e messa in San Pietro. Poi giocherà l’’Eternal City Tip-Off’ contro Notre Dame che vedrà impegnate sia le squadre maschili che quelle femminili al Pala Eur già praticamente sold out, visto che i due college si porteranno migliaia di tifosi dall’America e il PalaTiziano è diventato subito troppo piccolo.
Dalla carbonara che farà provare ai suoi compagni a Roma ai pesi che stanno cambiando il suo corpo, Suigo ha raccontato le prime sensazioni sulla nuova avventura americana in un incontro con la stampa italiana in cui ha chiarito subito gli obiettivi della stagione: “Vincere la nostra conference e arrivare almeno alle Final Four”.
Poi penserà all’Nba “che è solo rimandata” e dove spera di arrivare dopo esser stato scelto “nella top ten del draft 2027”. Prima c’è da riportare Villanova nel gotha dell’Ncaa da cui è uscita con tre anni disastrosi di coach Kyle Neptune, dopo i due successi con Jay Wright nel 2016 e 2018 grazie all’ossatura dei Knicks campioni Nba, cioè Jalen Brunson, Josh Hart e Mikal Bridges. Non male il primo anno sulla panchina dei Wildcats di Kevin Willard che ora ha messo insieme talento e centimetri per tornare davvero a essere un top team. “Mi ha un po’ spiegato come verrò utilizzato, ovviamente sarò uno dei pilastri più importanti della squadra e comunque tutte le azioni offensive in qualche modo passeranno anche da me”.
“Qua mi fanno lavorare molto sul mio ball handling – prosegue – in Europa, purtroppo, i centri vengono visti solo come centri. Dipende ovviamente dal tuo skillset, però qua mi vedono un po’ come una big guard, quindi mi stanno facendo lavorare molto sul mio ball handling e quindi penso che mi permetterà di sviluppare anche un gioco fronte a canestro, non solo per tirare, ma anche attaccare e andare in conclusione o comunque fare un passaggio per un tiro”.

Luigi Suigo con la maglia di Villanova
E ovviamente nelle strutture dei college “che sono qualcosa di clamoroso” si lavora tanto sul fisico, soprattutto in questa parte di preparazione con gli allenamenti di squadra che possono iniziare per regolamento Ncaa solo dopo l’estate: “Una cosa che sto vivendo è il modo in cui si fa pesi qua, mi stanno ammazzando veramente tanto di pesi in sti giorni, ho chiamato mio papà e gli ho detto: “Papà, se io continuo a fare pesi così, alla fine dell’anno sono un bodybuilder, non un giocatore di basket!’.
Le offerte dai college non gli sono certo mancate, con Rick Pitino venuto apposta in Europa per incontrarlo, ma alla fine “la cosa che mi ha convinto di più ad andare a Villanova sono le persone. Io sono un ragazzo che guarda molto ai rapporti extracampo e che ovviamente secondo me sono importanti. Il coach mi piaceva veramente tanto, i miei compagni comunque, anche se non li avevo conosciuti tantissimo, mi sembravano tutte belle persone, tutti gli assistant coach veramente mi piacciono. Ho preferito scegliere un college veramente con un programma e una storia importante, e con delle persone super che ci lavorano dentro”.
Una scelta che fanno sempre più ragazzi italiani e Suigo è d’accordo con Ettore Messina nel considerarla “un’esperienza veramente bellissima che chiunque abbia l’opportunità di fare dovrebbe fare. Non solamente per i soldi, ma proprio per l’esperienza del college, la vita che si fa qua, anche l’opportunità di prendere una laurea. Quindi sono contento che molti ragazzi abbiano colto l’opportunità e stiano decidendo di venire qui a giocare”. E in America troverà i suoi ex compagni Olimpia nonchè suoi due migliori amici, Achille Lonati e Diego Garavaglia: “Eravamo in vacanza insieme anche prima di venire qua in America…Sono contentissimo che Diego sia andato a Rutgers, che è un college veramente buonissimo e ci potremo vedere comunque quasi ogni fine settimana perché siamo a meno di un’ora di distanza. E Achi sono fiducioso che quest’anno avrà molto più spazio rispetto all’anno scorso per far vedere il tipo di giocatore che è. E invece a Diego auguro di fare tutto quello che sa fare, è un ragazzo con la testa sulle spalle, è un lavoratore seriale, quindi secondo me a questi americani lui come giocatore e come persona piacerà un sacco”.
Nato a Tradate, provincia di Varese, Suigo è cresciuto all’Olimpia dove ha trascorso tre anni vincendo tutto, per poi andare al Mega Belgrado per un primo approccio con la fisicità dei senior, portandosi dietro il soprannome di ‘Italian Wemby’ “che mi piace però c’è ancora lavoro da fare per essere al suo livello”, anche perchè “Wemby secondo me ha tutte le carte in regola per essere considerato il miglior giocatore della storia”. Non gli dispiace affatto anche essere considerato l’unico unicorno italiano (“Mi gasa! Mi gasa molto questa cosa) e non gli pesa essere considerato la grande speranza per il rilancio della Nazionale: “Io ovviamente spero di poter portare un valore aggiunto alla Nazionale italiana, magari anche come leader in un futuro prossimo. La cosa che voglio far capire è che a me la maglia della Nazionale mi è sempre stata a cuore”
Per ora, c’è l’Ncaa, un mondo che sta diventando sempre più interessante per l’Italia “ed è una cosa veramente molto buona, sia perché moltissimi italiani ora stanno andando a giocare di là e poi, se ti piace il basket, è un piacere vedere una categoria in più che di altissimo livello”. E quindi appuntamento al primo novembre a Roma: “I miei compagni mi hanno già chiesto di fargli vedere la città e quindi sicuramente li porterò un po’ in giro a fargli provare un po’ di amatriciana, carbonara, tutte le cose tipiche nostre. Poi sarà veramente una partita calda, ci saranno un sacco di miei amici, per Roma sarà un’esperienza bellissima e, anche se non è la mia città natale, aprire la stagione in Italia è veramente figo, figo, figo”.


