Chi si sarebbe aspettato di vedere un secondo tempo di totale garbage time tra Michigan e Arizona? Nessuno, e invece i Wolverines distruggono 91-73 i loro avversari sotto dalla palla a due alla sirena finale, senza capirci mai nulla. Più combattuta la semifinale che porta UConn a giocarsi la terza finale in quattro anni, ma Illinois non dà mai la sensazione di poterla vincere e il punteggio di 71-62 sta pure stretto agli Huskies.
Ecco il racconto delle sue semifinali.
Il dominio totale di Michigan
Doveva essere LA partita dell’anno, ma Michigan non era d’accordo. E così mentre tutti i tifosi di basket speravano in una gara punto a punto, i Wolverines hanno preferito andare sul velluto e incanalare la gara sui binari delle precedenti 4 del Torneo: il dominio assoluto. Arizona non è riuscita mai a dare l’impressione di poter reggere l’urto. “No one has been able to do that to us all year”, ha detto coach Tommy Lloyd (fresco di rinnovo contrattuale) a fine gara. Con un Yaxel Lendeborg fuori per falli all’inizio e poi con problemi a caviglia e ginocchio per una brutta caduta (comunque 11 con 3/3 da 3 per lui in 15 minuti di gioco) ci ha pensato Aday Mara a chiudere tutto in difesa e segnare sempre in attacco. Per il lungo spagnolo alla fine career high di 26 punti con 9 rimbalzi 3 assist e 2 stoppate. E un segno sulla partita che è andato ben oltre le statistiche.
Con Lendeborg a mezzo servizio serviva un passo avanti di qualcun altro e non c’è stato solo Mara, perchè nel dubbio in panchina hanno deciso di farlo tutti. Roddy Gayle, Trey McKenney e persino il meno quotato Will Tschetter hanno tutti portato in dote prestazioni solide, punti e difesa. Poi c’è Elliot Cadeau che detta i ritmi come un direttore d’orchestra folle: 10 assist, 6 palle perse, 4 recuperate, accelerazioni, triple (3/7) e una interpretazione della gara cui ormai i compagni sono abituati, ma non gli avversari. E il risultato è spesso letale.
Per Arizona si è salvato solo Koa Peat, che ha contribuito con la solita partita silenziosa e di costanza (16 punti e 11 rimbalzi) mentre il resto della squadra ha proceduto più a sprazzi perdendo la pazienza contro la difesa arcigna di Michigan. Ivan Kharchenkov sfuocato, Jaden Bradley e Tobe Awaka fuori giri e Motiejus Krivas meno incisivo del solito. Resta una grande annata per Arizona, anche se finita con una scoppola che fa male.
La squadra più forte del millennio
Eccolo qua, per la terza volta in quattro anni, ancora lui. Sempre senza future star Nba o talenti atletici pazzeschi, ma con la sua pallacanestro che parte da una difesa dura per arrivare a un attacco ordinato. Dan Hurley può vincere il terzo titolo e Connecticut si conferma la squadra di college basket più forte del millennio, visto che nessun’altra ha raggiunto i suoi risultati, con 5 titoli già vinti. Il più divisivo, il più eccentrico, il più teatrale e anche per molti il più antipatico coach della Division I in perenne lotta con gli arbitri ai quali dedica gli insulti peggiori è anche il migliore coach della Division I, perché nessuno ha ottenuto i suoi risultati da quando si è seduto sulla panchina degli Huskies nel 2018.
Illinois ha più talento e più centimetri, esattamente come Duke, ma il risultato è lo stesso anche se è tutt’altra partita: questa volta UConn prende il comando della gara dal primo minuto e di fatto ha un solo momento di difficoltà nel secondo tempo. Senza mai dilagare e senza mai chiuderla definitivamente, ma senza neanche dare mai la sensazione di poterla perdere. Braylon Mullins e Tarris Reed nel primo tempo, Solo Ball e Silas Demary nel secondo segnano e fanno tutte le cose che servono per vincere, e poco importa se Alex Karaban non ci prende mai (1/8).
Pesano molto di più i tanti tiri sbagliati dagli esterni di Illinois in un attacco che non trova mai ritmo e si affida alle iniziative individuali dei vari Keaton Wagler e Andrej Stojakovic che però chiudono con 11/26 in due e non basta vincere la lotta ai rimbalzi, anche perchè David Mirkovic gioca una delle sue partite peggiori. UConn non perde un solo pallone nel primo tempo, mai successo nell’era Dan Hurley, nel secondo va avanti di 14 per poi prendere un parziale di 0-10 che riporta la partita in bilico a 5’ dalla fine. Ma UConn è troppo solida, Demary prende un rimbalzo offensivo decisivo (7+9+7 per lui), Mullins segna ancora da 3 nell’ultimo minuto e così in finale ci vanno ancora gli Huskies, mentre finisce la stagione comunque ben sopra le attese di Illinois.

