La stagione NCAA femminile 2025-2026 arriva alla March Madness con gerarchie abbastanza chiare ma ancora aperte a possibili sorprese. Se UConn e UCLA sono stabilmente al comando alle loro spalle la SEC continua a rappresentare il contesto più competitivo del Paese, segnato dalla rivalità tra Texas e South Carolina che si sono affrontate nella finale di conference vinta nettamente dalle Longhorns. Il quadro delle pretendenti al titolo è completato da Vanderbilt e TCU, outsider capaci di scardinare le gerarchie grazie a sistemi offensivi tra i più prolifici del paese.
Il confine tra il dominio delle favorite e l’ascesa delle sorprese non è mai stato così sottile. Preparate i vostri bracket: la caccia al titolo nazionale è ufficialmente aperta.
UConn e UCLA, le due favorite
UConn si presenta ai nastri di partenza come la principale candidata al titolo. Unica squadra ancora imbattuta (34-0), la formazione di coach Auriemma ha dominato la Big East con un attacco che rasenta la perfezione: 88.7 punti di media (secondo in nazione) e un gioco corale che guida il paese per assist-to-turnover ratio. Nonostante i festeggiamenti per l’ennesimo titolo di conference (il terzo di fila nella Big East), il mantra nello spogliatoio è chiaro: “il nostro lavoro non è ancora finito“, come ha chiarito Azzi Fudd.
È lei, assieme Sarah Strong, a formare il fulcro delle Huskies in questa stagione. Fudd, ormai pronta al salto da numero uno del prossimo Draft WNBA, ha saputo gestire al meglio il testimone che le era stato passato da Paige Bueckers. Strong sta vivendo una stagione sontuosa in attacco (18.5 punti e il 42.7% dall’arco). Ottimo anche l’impatto della ‘nostra’ Blanca Quinonez dalla panchina. L’unico vero neo? I rimbalzi. Secondo Her Hoop Stats, le Huskies sono scivolate al 183° posto per efficacia sotto canestro, un tallone d’Achille che potrebbe diventare pericoloso contro squadre molto fisiche.
Se UConn rappresenta l’eccellenza offensiva, UCLA si propone come la contendente più equilibrata. Con un record di 31-1 e una striscia di 24 vittorie consecutive, le Bruins si sono affermate come le nuove leader della Big Ten. A rendere iconica questa stagione è stata la supremazia contro le storiche rivali di USC: per la prima volta, il bilancio degli scontri diretti pende a favore delle Bruins. Merito della gestione di coach Cori Close, che ha saputo bilanciare l’attacco affiancando a Lauren Betts (16.4 punti e 2 stoppate di media) la pericolosità perimetrale di Gianna Kneepkens e Charlisse Leger-Walker. Sebbene la produzione realizzativa di Betts sia leggermente calata, l’efficienza complessiva della squadra è oggi la migliore della lega.
Texas e South Carolina, questioni di SEC
Nonostante il dominio delle prime due nel ranking, la SEC si è affermata come la conference più forte della nazione, un’arena dove la concentrazione di squadre con potenziale da titolo non ha eguali da altre parti. Texas e South Carolina hanno chiuso la stagione con record identici (31-3) e occupano stabilmente le prime quattro posizioni delle metriche avanzate e dimostrando come la difesa può fare davvero la differenza.
Le Longhorns puntano infatti tutto sulla tenuta difensiva: concedono meno di 60 punti a partita e costruiscono i propri vantaggi sulla pressione sulla palla e il controllo dei tabelloni Un sistema che ha permesso loro di aggiudicarsi il titolo di conference tenendo a 61 punti South Carolina, con un primo quarto chiuso 27-12 che ha segnato la finale. Offensivamente, il sistema ruota attorno alla versatilità di Madison Booker, fondamentale nel creare gioco dal mid-post.
Allo stesso modo, le Gamecocks dimostrano una solidità difensiva che permette loro di contenere sistematicamente le avversarie sotto i 60 punti. Nonostante il peso della sconfitta contro Texas, il valore del programma resta intatto. Grande merito va a Dawn Staley, capace di scommettere sulla crescita di Joyce Edwards e Tessa Johnson per sopperire a due gravi infortuni arrivati a inizio anno.
Le Cinderella Vanderbilt e TCU
Ogni March Madness produce squadre capaci di ribaltare le gerarchie del torneo.
Nel 2026 una delle sorprese più evidenti arriva da Vanderbilt. Le Commodores hanno chiuso la stagione con un record di 27-4, entrando tra le top 5 ribaltando un pronostico che ad inizio stagione le relegava a metà classifica. Il loro attacco si basa sul talento realizzativo di Mikayla Blakes – autrice già nel suo primo anno di un record di 55 punti – e si sviluppa su ritmi alti e grande produzione dal perimetro, caratteristiche che rendono Vanderbilt particolarmente pericolosa in partita secca.
Altrettanto solida è stata la stagione di TCU (29-5), nonostante la sconfitta contro West Virginia nella finale della Big 12. Stabilmente tra le migliori dieci squadre per metriche offensive, le Horned Frogs hanno costruito la propria identità sulla transizione e sulla gestione del pick-and-roll centrale. Questo stile di gioco, che aumenta drasticamente il numero di possessi, costringe le difese avversarie ad adattamenti continui e difficili da preparare in breve tempo. Stella indiscussa della squadra è Olivia Miles, leader per punti (19.6), assist (6.4) efficienza al tiro (48.7%) e soprattutto carisma.
Purtroppo poche le speranze di vedere giocatrici italiane al Torneo. Due vittorie nel torneo della Big12 hanno dato qualche speranza in più all’Arizona State di Martina Fantini, che potrebbe riuscire a strappare uno degli ultimi biglietti per la Big Dance. Ben più difficile che ce la faccia la Texas A&M di Anita Franchini, mentre non ci sono speranze per le altre azzurre.

