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March Madness, le pagelle degli NBA

Autore: Giulio Scopacasa
Data: 29 Mar, 2018

Ve li abbiamo presentati all’inizio della March Madness come i prospetti più interessanti in ottica NBA. Ma poi come hanno giocato il Torneo? Avranno convinto gli scout? Ecco i nostri giudizi.

DeAndre Ayton, Arizona

Hanno provato a fermarlo in tutti i modi, ma ha chiuso la partita con Buffalo con una doppia-doppia da 14 punti e 13 rimbalzi, forzando poco e facendo le giocate giuste. Non è bastato per vincere il primo turno ma, dichiaratosi dopo la partita, dovrebbe bastare per assicurarsi una delle prime chiamate al draft.

Marvin Bagley III, Duke

Il lungo atletico dei Blue Devils si è nuovamente dimostrato una macchina da statistiche per tutte e quattro le partite del torneo (20,5 punti e 8,2 rimbalzi di media). Ha sfruttato benissimo in attacco il “second jump” e il suo atletismo, senza però applicare la stessa intensità in difesa. E forse, post Torneo, l’atteggiamento in campo soprattutto in difesa potrebbe non essere piaciuto a qualche scout. Anche lui si è dichiarato subito per il draft.

Mohamed Bamba, Texas

Ha avuto problemi di falli con Nevada, come spesso gli è accaduto in stagione causa esuberanza difensiva. Al Torneo ha messo in mostra difficoltà nel trovare soluzioni offensive alternative a quella (monodimensionale) del post molto vicino a canestro, ma anche le consuete doti di rim protector. Insomma non ha sciolto gli interrogativi su di lui: da costruire tecnicamente ma dalle irreali caratteristiche fisiche (241cm di wingspan). Ha già dato l’addio a Texas senza pensarci troppo.

Jaren Jackson Jr., Michigan State

Uno dei giocatori più completi della Division I. Al Torneo, però, ha pagato l’inesperienza in una squadra che aveva tante alternative ed è stato utilizzato meno di 17′. Soprattutto, ha sofferto la zona di Syracuse, senza riuscire a incidere. Resta per potenziale uno dei più intriganti del prossimo draft, ma la March Madness non è stata la sua vetrina.

Wendell Carter Jr., Duke

Ha dimostrato per tutto il Torneo di poter reggere il confronto difensivo con chiunque, soprattutto a protezione del ferro, e continuando a migliorare in fase offensiva come già mostrato in stagione. È stato al centro degli schemi di coach K e, anche se alle Elite Eight ha pagato i falli e giocato poco, nel finale prima di uscire è stato tra i più incisivi in campo. Orrendo però il semigancio che non ha preso neanche il ferro nel minuto finale del tempo regolamentare contro Kansas, gara chiusa con soli 2 rimbalzi.

Michael Porter Jr., Missouri

La doppia doppia da 16 punti e 10 rimbalzi non è bastata a portare Missouri al secondo turno. Nella seconda uscita dopo il grave infortunio che lo ha tenuto fuori tutta la stagione, ha continuato a dare la sensazione di avere un talento enorme, ma di essere stato catapultato troppo presto in un contesto dall’intensità troppo alta. Si è dichiarato al draft, nella speranza che le giocate dell’high school gli valgano una scelta Top 5.

Miles Bridges, Michigan State

Anche nel corso della March Madness, ha confermato la sua vita sull’ottovolante. Ha alternato momenti di grande maturità, nei quali ha sfruttato le proprie capacità sia nel mid range sia nell’andare al ferro, ad altri in cui ha preso tiri complessi da lontano, abbassando le proprie percentuali e quelle di squadra. La sua incostanza unita ad alcune amnesie difensive lasciano alcuni dubbi, ma ha deciso che è il momento di provare la Nba e si è dichiarato per il draft, assumendo un agente.

 

Trae Young, Oklahoma

La sconfitta contro Rhode Island non dovrebbe deporre in suo favore e le sue percentuali dal campo non hanno brillato (33% da tre punti), ma non si è mai sottratto dal prendersi molte responsabilità, soprattutto negli ultimi minuti della gara. Per sua fortuna in Nba le difese non collasseranno più su di lui come successo per tutta questa stagione e al primo turno del Torneo. Che non giocherà più perchè ha già detto addio a Oklahoma.

Mikal Bridges, Villanova

Ha steccato una sola partita in attacco contro Texas Tech, applicandosi comunque in difesa. I 19 punti in 5 minuti contro Alabama sono stati uno dei momenti più esaltanti del Torneo. E la sua avventura alla March Madness non è ancora finita.

Kevin Knox, Kentucky

Per molti uno dei giocatori più “next gen” di questo draft, una guardia lunghissima, in grado di segnare in tutti i modi e di cambiare su tutti difensivamente. Al Torneo non ha avuto buone percentuali da 3 (1/9), ma in compenso dal mid range è stato quasi implacabile. Chiamata obbligatoria tra le prime 15 per squadre in cerca di punti facili.

Lonnie Walker IV, Miami

La sua prestazione al primo turno è stata scarsa, e Miami si è fermata subito contro Loyola-Chicago. Vedendolo giocare è rimasta l’impressione che il talento sia tantissimo, ma le scelte sul parquet non siano all’altezza. Un anno in più al college gli potrebbe far bene.

Collin Sexton, Alabama

La guardia più veloce della Ncaa ha giocato due ottime partite. Palla in mano e in contropiede, ha confermato di essere quasi inarrestabile per tutti in single coverage. Ha sbattuto al secondo turno contro l’incredibile sistema difensivo di Villanova, ma avrà probabilmente un futuro roseo in Nba.

Robert Williams III, Texas A&M

Un grande torneo per gli Aggies con un upset su North Carolina grazie anche alle sue grandi prestazioni. Insieme a Bagley, è stato uno dei più temibili sotto canestro nel corso della March Madness e anche nella terribile sconfitta contro Michigan è stato uno dei più vivi. La Nba adesso lo aspetta a braccia aperte e lui si è già detto pronto ad andarci.

Khyri Thomas, Creighton

Ha preso 9 tiri (0/3 dall’arco) contro Kansas State che, è vero, gli ha prestato particolare attenzione. Ma diciamo che Thomas non ha brillato per audacia e capacità di farsi notare. Fisico benedetto da Dio, resta intrigante per chi cerca un 3&D. Ma il Torneo ha confermato che non è un protagonista.

Gary Trent Jr, Duke

Tiratore? Sì e no. Nelle prime due 8/18 dall’arco, e i Blue Devils hanno avuto vita facile. Ma contro Syracuse e Kansas le percentuali sono scese (4/18), pur avendo a disposizione buoni tiri. Potrebbe essere un problema, perché se non è implacabile dalla distanza, non è detto che in altre situazioni riesca a rendersi utile.

Landry Shamet, Wichita State

Sul talento non ci sono dubbi, per di più abbinato a un fisico ottimo per una PG. Ma contro Marshall (squadra volitiva ma non il top della Ncaa) ha peccato ancora una volta di superficialità, mostrando lacune (mentali?) troppo grosse per non essere notate. Anche per lui Torneo che ha intaccato le quotazioni da draft.

Moritz Wagner, Michigan

Ogni tanto sparisce e ci si chiede dove sia finito, poi torna e illumina con lampi di talento. Il Torneo è stato un ottimo esempio di questi up&down. Le abilità tecniche son lì da vedere e le ha confermate. Ma 5 punti contro Montana, poi 12 e una gara appena sufficiente contro Houston, poi 21 e dominio contro Texas A&M e poi tanti tiri ma pochi canestri (0/7 dall’arco) contro Florida State. La Final Four servirà (forse) per capire che giocatore è davvero.

Jontay Porter, Missouri

Ha steccato la partita più importante e con più riflettori. Dopo essersi dimostrato la “vera” sorpresa di Missouri nell’arco della stagione, al Torneo non ha lasciato il segno al primo turno contro Florida State: solo due punti e bruttissime percentuali. Brutta prestazione che però, vista la giovanissima età, potrebbe non pesare più di tanto.

Shai Gilgeous-Alexander, Kentucky

È stato un generale in campo, e quando ha avuto la palla gli altri sono andati al suo ritmo. Sostanzialmente l’attacco di Kentucky è stato lui: in tre partite medie di 20.3 punti, 6.3 rimbalzi e 6 assist. L’unico che gli ha dato un po’ una mano è stato Knox. Il Torneo ha clamorosamente alzato le sue quotazioni in ottica draft.

Trevon Duval, Duke

Quattro partite di torneo hanno fatto capire che Duval dal palleggio, nel pick and roll e nella gestione dei ritmi alti, può essere un protagonista, ma le difficoltà evidenti al tiro possono mettere in crisi la sua posizione al draft. È stato l’unico a reggere il ritmo contro Kansas (anche perché spudoratamente battezzato), con una grande prestazione da 20 punti e 6 assist.

Grayson Allen, Duke

Il tiro che ha chiuso la sua carriera collegiale è un emblema perfetto del tipo di giocatore che è Allen, che talvolta si è sottratto dal prendersi tiri e responsabilità, mentre altre ha cercato di caricarsi la squadra sulle spalle. Nel Torneo ha tirato male, resta l’impressione che manchi sempre un centesimo per fare una lira.

Daniel Gafford, Arkansas

Butler è una brutta bestia per tutti e Gafford l’ha scoperto a sue spese. Nell’unica partita disputata al Torneo la sua prova è stata opaca e forse per questo ha deciso di tornare al college e non tentare la carta Nba. Autore di un canestro (and one) a fine primo tempo che sembrava aver riacceso la speranza dei Razorbacks. Di pura potenza, tipico suo. Poi il nulla. Fa molto bene a tornare al college.

Keita Bates-Diop, Ohio State

Consapevole dei suoi mezzi è stato IL pericolo costante di Ohio State sia contro South Dakota State sia contro Gonzaga, unico a trovare con continuità la via del canestro (26 di media). Adesso si è dichiarato e il Torneo ha mostrato che, tra difesa e attacco, una chance se la merita.

Jacob Evans, Cincinnati

Nel corso della storica rimonta di Nevada è stato l’unico di Cincinnati che abbia avuto il coraggio di prendersi tiri. Il problema è che li ha sbagliati quasi tutti. Con più continuità al tiro, visto fisico e difesa, un posto in Nba potrebbe trovarlo. Ma il Torneo ha confermato che ogni tanto si inceppa.

Jalen Hudson, Florida

Non è colpa sua se Florida è stata eliminata da Texas Tech (in una delle più belle partite del torneo). Il tiro l’ha un po’ tradito nel finale, ma la sua presenza nell’attacco dei Gators è stata fondamentale per tutte le partite giocate. Impossibile non notare giocate come queste a livello collegiale, e forse anche più in alto.

 

Hamidou Diallo, Kentucky

Ha giocato carico come non mai contro Buffalo e infatti ha chiuso con 22 punti. In compenso contro Kansas State si è fermato a 2 (con 4 tiri tentati). Ha confermato il fisico e qualche potenzialità ma è chiaro che il QI cestistico non sembra essere il suo forte al momento. Per qualcuno però ci sono i presupposti per migliorare.

Rawle Alkins, Arizona

Nel corso della stagione, è stato definito spesso l’arma segreta di Arizona. Ma nella clamorosa sconfitta contro Buffalo, è stata così segreta da non vedersi. Certo, è una partita sola, ma che potrebbe pesare molto nel giudizio sul giocatore. Si è salvato con qualche assist (5), ma non è stato leader.

Jaylen Adams, St. Bonaventure

Non ha brillato, ma ha mostrato di non avere paura e di sapersi prendere responsabilità. La sua arma principale resta il tiro, e nel torneo il tiro lo ha tradito, costandogli un’uscita al primo turno.

Jalen Brunson, Villanova

Uno dei migliori giocatori dell’anno ha confermato tutte le note positive, guadagnandosi probabilmente proprio al Torneo una chiamata in Nba. È forse uno dei più completi in attacco, e soprattutto con più leadership. Rognoso e intenso in difesa, resta da capire come potrebbe reagire contro guardie molto più alte di lui.

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