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Matisse Thybulle: l’artista della difesa

Autore: Stefano Russillo
Data: 9 Mar, 2019

“Making defense sexy again”.

Parola di Greg Thybulle che, parafrasando il noto slogan del presidente Donald Trump, sintetizza così il gioco e l’impatto che suo figlio Matisse sta avendo non solo sulla straordinaria stagione di Washington ma su tutto il college basket.

Stiamo esagerando? Parlano i numeri: unico giocatore, oltre a Shane Battier e Nerlens Noel, a viaggiare negli ultimi vent’anni di Division I  ad almeno 2 stoppate e 2 palle rubate di media, primo per steals in tutta l’Ncaa, unico giocatore sotto i due metri nella top60 della nazione per stoppate (24esimo) e principale candidato al Defensive Naismith POY e sicuro del bis del Pac12 DPOY.

 

Attualmente viaggia a 3.5 rubate e 2.5 stoppate di media. Numeri che, se confermati a fine stagione, lo renderebbero il primo giocatore nella storia a viaggiare ad almeno 3+2 nelle due voci statistiche. Il record all-time nella Pac12 per rubate appartiene a tale Gary Payton con 321, Thybulle è già a 304: un ragazzo a un passo dalla storia con un passato che ha ben poco a che fare con il basket.

 

Arte&Nuoto

La scelta del nome Matisse non è la solita americanata che fa tanto figo: papa Greg, grande appassionato d’arte, durante un viaggio in Europa rimane colpito dalle opere del pittore francese, tanto da non avere dubbi sul nome da dare, insieme alla moglie Elizabeth, al suo primogenito. Thybulle è cresciuto condividendo con il padre la passione per l’arte, tanto da non esitare nell’indicare lo stesso Matisse e Jean-Michel Basquiat (uno dei massimi esponenti del graffitismo) come i suoi due artisti preferiti. Nei primi anni di vita di Thybulle, c’è però spazio anche per il nuoto, altra sua grande passione. Il motivo? Semplice: papà e mamma sono costretti, per lavoro, a trasferirsi a Sydney, quando il piccolo Matisse ha soli due anni e in Australia il nuoto è praticamente lo sport nazionale.

Mamma Elizabeth e il basket

Solo nel 2005 quando la famiglia Thybulle torna in America per stabilirsi a Issaquah, sobborgo di Seattle, Matisse inizia a familiarizzare con il basket, all’età di 9 anni. Non è il top scorer della squadre dove milita, ma se c’è qualcosa che salta subito all’occhio è l’aggressività, la ferocia e l’impegno che mette in difesa. Un aspetto del gioco in controtendenza con il suo carattere fuori dal parquet: sin dall’high school compagni e allenatori hanno sempre sottolineato la sua “kindness”, quella gentilezza che si porta dietro con un sorriso fisso stampato sul volto e che papà Greg definisce “like is mother”. Il rapporto tra Matisse e Elizabeth è sempre stato speciale: in ogni intervista, Thybulle si riferisce a lei come “my best friend” ricordando la passione in comune per le serie Tv (Lost e NCIS su tutte) o la presenza fissa della madre ad ogni sua partita all’High School.

Il piccolo Matisse con sua madre Elizabeth

I primi due anni li passa a Skyline e, alla seconda partita da freshman, si ritrova a marcare la stella statale Zach Lavine. La sua difesa asfissiante annienta l’attuale stella dei Bulls, il tutto sotto gli occhi in tribuna di coach Lorenzo Romar che prende nota del ragazzo. Per il college però c’è tempo, davanti ci sono ancora altri tre anni di liceo, gli ultimi due passati a Eastside Catholic dove Matisse mette in mostra un atletismo e una velocità fuori dal comune oltre alla solita difesa, la specialità della casa che gli vale il soprannome di “The Disruptor”, “Il Disturbatore”.

 

Thybulle è un giocatore atipico: mette la difesa prima dell’attacco, una rubata davanti a una schiacciata e un assist davanti a un tiro. Il suo idolo? Mickael Pietrus, uno dei primi prototipi di 3&D dell’Nba moderna. Capite ora perché a fine liceo sia solo un prospetto 3 stelle, il 338esimo dello stato di Washington con solo tre offerte di borse di studio: Southern Utah, Cal-Irvine e Washington con coach Romar che non si è certo scordato di quel ragazzo conosciuto ora come “The Human Bruise”. Scontata la scelta.

 

La Senior Night, prima del salto al college, dovrebbe essere una notte indimenticabile per mille motivi per un ragazzo appena diciassettenne. Per Matisse il motivo è unico: mamma Elizabeth non è al suo solito posto sugli spalti, è venuta a mancare la notte prima a causa di una leucemia. Thybulle scende comunque in campo, il perché lo dichiara lui stesso a fine partita: “What I wanted to do was play with great joy and happiness because that is how my mom expected me to play. She never cared if I dunked the ball. She never cared whether I made the three. All she wanted to do was to see me smile”.

Kindness.

L’arte di difendere

“My personal numbers don’t mean anything to me”.

È con le stesse parole di Thybulle che si possono descrivere i suoi quattro leggendari anni con gli Huskies. I primi due sotto coach Romar mettono già in risalto la sua predisposizione per la difesa (1.1 e 2.1 le rubate di media) e il tiro da oltre il perimetro (36.6% e 40.5%), ma è solo con l’arrivo di coach Mike Hopkins che arriva la svolta della sua carriera. L’ex assistant coach di Syracuse non solo decide di adottare la famosa zona 2-3 che ha reso vincenti gli Oranges di Jim Boeheim, ma sceglie proprio Matisse come perno e motore del suo sistema difensivo, spostandolo nella prima linea al posto di Jaylen Nowell retrocesso nei tre a guardia del canestro. I miglioramenti nel suo anno da junior sono sotto gli occhi di tutti, basta dare un’occhiata alle sue stats.

Per Game Table
SeasonMPFG%3PA3P%FT%ORBDRBTRBASTSTLBLKTOVPFPTS
2015-1624.1.3972.7.366.7141.12.13.21.61.10.91.43.36.2
2016-1729.9.4484.2.405.8410.82.33.11.82.10.72.02.910.5
2017-1832.3.4454.7.365.7140.92.12.92.63.01.42.22.411.2
Provided by CBB at Sports Reference: View Original Table
Generated 3/8/2019.

 

A fine stagione, insieme agli altri due leader di UW (Crisp e Dickerson), decide di ritornare per il suo anno da senior. L’obiettivo? Riportare Washington al Torneo Ncaa e alzare le sue quotazioni in ottica Draft. La scelta ripaga: gli Huskies dominano la regular season della Pac12, si assicurano un invito al gran ballo di marzo e il suo nome finisce sui taccuini dei GM di mezza Nba. Il suo impatto su ogni partita di UW va oltre i semplici dati statistici, come ben fa notare Jay Bilas.

 

E, non a caso, la sua miglior partita in carriera arriva proprio il giorno della conquista del titolo di conference, nella vittoria contro Colorado, quando oltre alla solita terrificante difesa Thybulle mette in mostra tutto il suo arsenale offensivo.

 

“He’s the best guy I’ve had in that zone in the 21 years I coached it” è il biglietto da visita con il quale coach Hopkins lo presenta ai vari scout dell’Nba, esaltando il suo IQ cestistico e la sua capacità di vedere in anticipo ciò che sta per succedere sul parquet. Un aspetto del gioco che ha tanto in comune con il suo hobby preferito: la fotografia con la possibilità di vedere la realtà da un’altra prospettiva. Mani rapidissime, gran velocità laterale, atletismo e un’apertura alare di 213 cm fanno gola al piano di sopra, così come la capacità di colpire con costanza da oltre l’arco. Nonostante il career-low da 32.5% da tre in stagione, l’84.6% ai liberi dimostra l’efficacia della sua meccanica di tiro così come il trovarsi nel 70esimo percentile dei migliori tiratori in situazioni di catch and shoot di tutta l’Ncaa.

 

In una Lega alla costante ricerca di specialisti, Thybulle ha tutte le carte in regola per essere un perfetto 3&D o, come si definisce lui stesso, “the best 3&D of the next Draft” sicuro di valere “a first round pick”.

Di sicuro ad accompagnarlo anche al piano di sopra ci sarà papa Greg pronto a sostenerlo dietro la panchina, pronto a esaltarsi per il suo Matisse: il giocatore che “making defense sexy again”.

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