BasketballNcaa

Timoty Van Der Knaap: “Con Bradley punto alla March Madness”

Timoty Van Der Knaap

La Creighton di Doug McDermott, la grande Wichita State di coach Gregg Marshall capace di arrivare alle Final Four e finire la regular season imbattuta, la Loyola Chicago di Sister Jean fino ad arrivare alla Drake di coach Darian DeVries. La Missouri Valley Conference è da più di quindici anni una delle conference mid major più interessanti, rinforzatasi con l’arrivo di programmi come Murray State e Belmont che hanno dominato e sfornato giocatori Nba.

Una delle protagoniste di questa conference vinta poi da Belmont è la Bradley di Brian Wardle, un coach molto attento ai giocatori europei e che sta valorizzando Timoty Van Der Knaap, ala italo-olandese classe 2005 scuola Bassano. Ha quadruplicato i suoi minuti in campo rispetto la scorsa stagione da freshman, ha conquistato il quintetto grazie alla sua energia in campo e diventato una pedina fondamentale. Ne abbiamo parlato con lui prima dell’inizio di marzo che può regalare ai Braves un biglietto per la March Madness.

Partiamo dalle origini: papà olandese, mamma italiana, nato a Cagliari ma cresciuto e vissuto in Veneto. Raccontaci un po’ la tua vita.
Sono nato a Cagliari ma all’età di 2 anni io e la mia famiglia ci siamo trasferiti a Verona. Mio papà è olandese, viene da una piccola cittadina di mare, Delft, a nord di Rotterdam. Mia mamma invece viene dal Piemonte. In famiglia sono il più piccolo, dopo mio fratello Jacopo e mia sorella Marta. Siamo sempre stati una famiglia un po’ in giro per il mondo, mio fratello ha giocato qualche anno da professionista tra l’Olanda e la Spagna per poi raggiungermi qui oltre oceano e invece Marta, la sorella più grande, si è trasferita con la sua famiglia in Spagna.

L’approccio con la pallacanestro: a che età e dove.
L’approccio con la pallacanestro è arrivato presto, fino da subito ho capito che mi divertiva, e con me tutta la mia famiglia si è appassionata a questo sport. Mio papà è cresciuto con il calcio, ma la dinamicità della pallacanestro lo ha appassionato e così io e mio fratello abbiamo iniziato a giocare per la squadra di paese, per poi dopo qualche anno andare in città a giocare le giovanili per la Scaligera Basket Verona. Nell’estate dei 16 anni arriva la chiamata da Bassano, parlando con il GM Giacomo Rossi e il presidente Carlo Da Campo ho capito che il loro settore giovanile si sposava perfettamente con il mio sogno di andare oltre oceano.

Cosa è cambiato rispetto alle esperienze precedenti e che mondo è Bassano?
Penso che in Italia non potessi scegliere posto migliore per crescere come giocatore e persona. I miei 3 anni a Bassano mi hanno insegnato tantissimo e mi hanno riempito di ricordi che mi porterò sempre con me. Ho imparato a costruire i primi habits, come l’andare a tirare prima di scuola, o le sessioni di pesi post partite, ma forse la più importante è imparare a prendersi cura del proprio corpo. Per un ragazzo di 16 anni sono state lezioni importantissime che mi hanno fatto maturare e crescere. La cosa più bella che mi è rimasta da Bassano sono sicuramente tutti i rapporti che si sono creati, li ho trovato una seconda famiglia, sono molto orgoglioso di poter dire che sento ancora i ragazzi, gli allenatori e i dirigenti tuttora. La nostra chat di gruppo è ancora attiva, li sento spesso e ci aggiorniamo a vicenda.

Come sono andate le estati con la Nazionale agli Europei U18 e poi l’U20, già si parlava di NCAA nello spogliatoio?
L’esperienza con le nazionali sono state indimenticabili, giocare per la maglia azzurra mi ha lasciato emozioni uniche, anche se purtroppo entrambi gli anni ci siamo fermati agli ottavi. Mi ricordo che nel raduno U20 a Udine se ne parlava già di più, ho memoria di essermi confrontato e chiesto consigli a Ema (Innocenti) e Moretti che venivano già da un anno al college.

Com’è nata l’idea dell’NCAA e quali squadre ti hanno contattato?
L’idea dell’NCAA era un obiettivo che ho sempre avuto, sono sempre stato affascinato dal basket collegiale, per me era l’unica cosa che avrei voluto fare dopo le giovanili, non c’erano mezze idee, quello era l’obiettivo. I miei genitori hanno sempre sostenuto questo percorso, soprattutto perché avrebbe voluto dire che avrei proseguito con il mio percorso di studi dopo il diploma. Giacomo (Rossi) mi aveva detto che, se fossi venuto a Bassano, avrei avuto la possibilità di concretizzare il mio sogno con lavoro e dedizione, e cosi è stato.

Perché Bradley? C’entra il fatto che è un college che ha reclutato europei e li ha messi in condizioni di fare bene come Malevy Leons e Rienk Mast?
Il recruiting iniziò dopo l’Europeo U18, a settembre i primi interessi e le prime chiamate tra cui Bradley. Ho scelto Bradley molto presto perché li ho visti interessanti fin da subito e perché parlandone con mio papà e Giacomo sembrava il fit perfetto. Sono venuti a trovarmi in Italia a novembre, sono stati qualche giorno a Bassano del Grappa, hanno visto gli allenamenti, una partita, e poi prima che ripartissero ho avuto modo di andare a cena con coach Bargen, che al tempo era l’assistant head coach. Verso fine novembre hanno organizzato un visit per andare a trovarli, dove ho visto il campus e conosciuto la squadra. Mi sono trovato molto bene, poi il fatto che hanno fatto un ottimo lavoro con i reclutamenti europei, come Malevy e Rienk, è stato un motivo che sicuramente mi ha fatto fidare nel loro programma. Una settimana dopo essere tornato in Italia ho “committato” per Bradley.

Brian Wardle è uno dei migliori coach in circolazione nel mondo mid Major: che persona è e che tipo di allenatore è?
Coach Wardle è prima di tutto una persona molto autentica. Ha standard molto alti, ma allo stesso tempo sa costruire un rapporto di fiducia con i giocatori, facendoli sentire valorizzati sia dentro che fuori dal campo. Organizza spesso eventi di team bonding, che ci uniscono come gruppo. Come allenatore è molto chiaro nelle sue aspettative, e in più é estremamente preparato, ogni partita e ogni allenamento è registrato e viene studiato ai dettagli.

Entriamo un po’ nella tua prima stagione: in uscita dalla panchina, già con dei bei minuti in una squadra molto forte, capace di giocarsi testa a testa con la Drake di Stirtz (ora ad Iowa) la Missouri Valley.  Che tipo di giocatore è Bennett Stirtz?
Bennett Stirtz è un giocatore molto completo e competitivo. Ha una grande intelligenza cestistica, sa leggere le situazioni e avere un impatto sulla partita in tanti modi, non solo segnando. Ricordo che in conference lo avevamo limitato a punti segnati, ma a fine partita era comunque in doppia cifra di assists. È capace di cambiare l’inerzia della gara.

Su cosa hai lavorato quest’estate e su cosa devi ancora lavorare?
Quest’estate ho lavorato principalmente sul tiro da tre e sul fisico, e tuttora sono cose che devo continuare a migliorare se voglio diventare un professionista.

Derby con Saint Bonaventure, alcune vittorie di peso contro Washington State e Liberty,  lotta fino alla fine con Belmont per la testa della MVC. Come sta andando la stagione?
La stagione sta andando abbastanza bene, ora come ora siamo secondi in campionato sotto a Belmont con ancora due partite di conference. Ma la parte decisiva arriva ora a marzo, il nostro torneo post season a St Louis, dove ci si gioca un biglietto per la March Madness. La prima di campionato contro Saint Bonaventure, è stato stimolante potersi confrontare contro due miei connazionali; noi come squadra abbiamo fatto sicuramente un’evoluzione interessante da inizio stagione ad oggi, ora cerchiamo di finire forte la stagione. Penso che la vittoria contro Liberty è stata un punto di svolta nella nostra stagione, da lì abbiamo avuto una striscia di vittorie importanti fino a gennaio,

La Missouri Valley è una delle migliori conference del mondo mid major: Drake, Belmont, Murray State e la stessa Bradley sono programmi che funzionano da anni. Quali sono le squadre da battere quest’anno?
Quest’anno la Missouri Valley è stata molto competitiva, ogni squadra è in grado di battere chiunque, e così è successo. Ora siamo a fine campionato e in classifica siamo comunque tutte molto vicine.

Ti senti ancora con i tuoi ex compagni di Bassano o di Nazionale che sono qui in America? Vi aggiornate su come stanno andando le stagioni?
Certo, tengo ancora i contatti con praticamente tutti, ci aggiorniamo sulle proprie stagioni e ci facciamo il tifo a vicenda.

Sei solamente al secondo anno in NCAA: immaginandoci tra due anni, a fine della tua avventura, cosa vorresti ottenere?
Sono solo al secondo anno e so di avere ancora tantissimo da imparare. Nei prossimi due anni e mezzo voglio crescere il più possibile, sfruttare al massimo le possibilità che ho qui oltre oceano. Mi piacerebbe diventare un punto di riferimento affidabile per la squadra, qualcuno su cui allenatori e compagni underclass, freshman e sophomore, possano contare ogni giorno. So che nulla è garantito, quindi il mio focus è sul lavoro quotidiano, dare il massimo ogni giorno e sfruttare ogni opportunità per crescere. A fine della mia esperienza collegiale voglio essere più che pronto per iniziare la mia carriera professionistica da giocatore di pallacanestro.

Exit mobile version