Kentucky risorge due volte dalle ceneri e strappa due vittorie in trasferta di peso, JT Toppin si toglie lo sfizio di stoppare AJ Dybantsa e regalare un’altra grande vittoria a Texas Tech, mentre Vanderbilt e Iowa State tornano con i piedi per terra e perdono l’imbattibilità. Dame Sarr mostra le sue incredibili doti difensive e si prende un gran voto nelle pagelle della Week 11.

JT Toppin (Texas Tech) – La stoppata rifilata a AJ Dybantsa a 2 minuti dalla fine che ha sostanzialmente chiuso la partita contro BYU è stata la ciliegina sull’ennesima prestazione da fenomeno per il lungo dei Red Raiders, arrivato alla settima doppia-doppia consecutiva (27+12 contro i Cougars). Ah, come se non bastasse nelle ultime due gare Toppin ha registrato un bel 6/8 da tre punti. E se si mette a far male anche da dietro l’arco #ciaone proprio
Kentucky – Tre vittorie di fila ridanno fiducia e ottimismo dalle parti un po’ depresse di Lexington, con la Big Blue Nation che si gode finalmente una striscia di risultati positivi, dopo la partenza 0-2 nella Sec. Malachi Moreno segna all’ultimo decimo il buzzer della vittoria sul campo di Lsu, Denzel Aberdeen si ricorda di essere un campione Ncaa in carica e sbanca Tennessee (con storie tese finali) con 22 punti per recuperare i 17 di svantaggio del primo tempo. Con Jaland Lowe fuori per la stagione, coach Mark Pope ha bisogno che Aberdeen sia sempre questo.

Dame Sarr (Duke) – Miglior difensore della Ncaa? Eh, iniziamo a parlarne perchè non ci sono molti giocatori di college basket capaci di dominare una partita con soli 3 punti a referto. Tornato stabilmente in quintetto, sta cancellando uno dopo l’altro i giocatori più pericolosi delle squadre avversarie che Jon Scheyer gli affida senza problema. Contro Stanford è arrivato il suo capolavoro: Ebuka Okorie è il quinto marcatore della Division I con 23 a partita ed era reduce dai 36 sparati nel canestro di North Carolina, ma contro Sarr si è fermato a 9 con 3/9 dal campo e due stoppate prese dal ragazzo italiano. E Duke ha vinto di 30.
Darryn Peterson (Kansas) – Il suo ritorno in campo aveva incrinato le certezze della Kansas solida di dicembre, portandola ad una partenza horror in Big 12. Sistemate due cose in difesa, i Jayhawks hanno iniziato a volare anche perché Peterson è un realizzatore come pochi visti in NCAA. Coach Bill Self gli ha tolto l’onere di creare dal palleggio, trasformandolo in una guardia che esce dai blocchi e muove le difese. Il risultato? Meno stanchezza per un giocatore con un problema al flessore, una prestazione da 11/13 dal campo e 26 punti contro Baylor e due vittorie di peso per Kansas.

Texas A&M – Date tempo al BuckyBall che i risultati tendono poi ad arrivare. Zitta zitta, Texas A&M ha messo a segno sette vittorie nell’ultime otto con l’unica sconfitta arrivata in trasferta al doppio OT contro Tennessee dove Nate Ament ha deciso di mostrare il suo talento Top 5 all’overtime. Ma gli Aggies hanno gelato una Texas in forma in trasferta con una gran difesa e un Rylen Griffen formato stella nel secondo tempo, dove ha messo tutti i suoi 17 punti. Primo posto con 4-1 nella SEC, la schedule era morbida, ora arrivano i test interessanti.

Justin Pippen (Cal) – Dopo un anno a fare la muffa a Michigan, il figlio di Scottie è sceso saggiamente di un gradino e ha trovato la sua dimensione a Berkeley dove sta giocando la sua onesta stagione, con qualche soddisfazione. Glaciale dalla lunetta per i 4 liberi che hanno chiuso la partita contro North Carolina con i Bears tornati alla vittoria dopo 3 sconfitte di fila.
Themus Fulks (Ucf) – Dopo aver dato via 24 assist in due partite, una delle Pg più sottovalutate della Division I si è tolta lo sfizio di segnarne 30 alla numero 1 della nazione, riaprendo una partita che sembrava finita dopo 10 minuti. Invece Ucf lotta fino alla fine contro Arizona grazie al suo leader al quinto anno (e alla quarta squadra) che al momento è sesto nella nazione con 7.3 assist a partita. E attenzione ai Knights che sono tutt’altro che una squadra da sottovalutare.

Stanford – Dalle stelle alle stalle nel giro di tre giorni. Dalla vittoria in rimonta contro North Carolina, alla sconfitta di 30 punti in casa per mano di Duke. Di sicuro i Cardinals stanno disputando una stagione al di sopra delle aspettative (anche per merito del freshman fenomeno Ebuka Okorie di cui sopra) ma sarà il caso che normalizzino un po’ le prestazioni. Perché quelle viste in campo questa settimana sembrano squadre molto diverse l’una dall’altra.
St John’s – Coach Rick Pitino ha trovato una soluzione o è solo la bassa competitività della Big East? I Johnnies sono in striscia di cinque vittorie consecutive dopo la brutta sconfitta contro Providence e l’ultima vittoria contro Villanova in trasferta è stato un bello scalpo contro una potenza ri-emergente della conference. Il problema in zona play rimane, ma quantomeno St John’s forza più palle perse e corre di più facendo valere la stazza, spesso impareggiabile, sotto canestro.

Virginia Tech – Il premio sfiga dell’ACC lo vincono facilmente gli Hokies che hanno perso le tre partite di conference nel seguente modo: tripla in step back con meno di 10 secondi contro Wake Forest, tripla in step back con meno di 3 secondi contro Stanford, buzzer da centrocampo contro SMU. Senza questi 3 canestri, la squadra di Neoklis Avdalas sarebbe prima e imbattuta come Duke e Clemson e invece giace a metà classifica.

Iowa State – La sconfitta sul campo di Kansas ci può stare, soprattutto quando l’Allen Fieldhouse è un fattore capace di trascinare tutto e tutti ma perdere in casa di Cincinnati ci sta molto meno. Pesa il 7/22 di Tamin Lipsey nelle due partite ma è tutto l’attacco che ha faticato, fermandosi ben prima degli oltre 85 punti segnati di media in stagione.
Vanderbilt – Ha smesso di funzionare tutto di colpo. Non che non ce lo si potesse aspettare, ma il risveglio di Cenerentola dopo la sbornia del ballo è stato davvero duro. Come per Iowa State, dopo 16 vittorie filate sono arrivate prima una sconfitta pesante in casa di Texas e poi una sconfitta in casa contro Florida in un finale punto a punto gestito non nel migliore dei modi (e per i Gators uno Xaivian Lee in versione Walter Clayton).

North Carolina – La sensazione è sempre la stessa da quando Hubert Davis è su questa panchina. Le carte per fare una bella stagione ci sono, la continuità per poi concretizzare no. Potrebbe anche passare la sconfitta a Stanford contro un Ebuka Okorie fuori di testa in attacco, ma l’approccio orribile visto nel primo tempo contro una modesta California, dove sono finiti anche sotto di venti, è imbarazzante visto la caratura del programma. E intanto il record in ACC è sotto il 50%.
Pitt – Facciamo una previsione anticipata: a fine stagione Jeff Capel non siederà più sulla panchina dei Panthers. Dopo 8 anni di tentativi, è chiaro che non è mai scattato il giusto feeling con il college. La squadra chiuderà la stagione con un record negativo, come già accaduto tra il 2019 e il 2022 e le aspettative erano ovviamente altre. Per ora una sola vittoria in 5 partite della ACC, e nell’ultima (in casa) Pitt ha segnato solo 59 punti subendone 100. Aiuto

Air Force – Un disastro la stagione dei Falcons che non vincono una partita da fine novembre, hanno una striscia aperta di 10 sconfitte e sono in fondo alla Mountain West con un record di 0-7. Come se non bastasse, il coach Joe Scott è stato sospeso a tempo indeterminato in seguito a un’indagine sul trattamento dei giocatori, che sono pure cadetti visto che Air Force è un’accademia militare. Panchina ora affidata al vice Jon Jordan che comunque peggio di così non può fare.


