Un passo indietro alle squadre che partiranno con i favori del pronostico nella March Madness ci sono perfette incompiute, quelle a cui non è bastata un’intera regular season per sbloccare tutto il proprio potenziale. Tra crolli di gioventù, infinite querelle riguardo lo status fisico delle proprie stelle e improvvisi passaggi a vuoto, ecco cinque squadre che, con gli astri ben allineati, potrebbero anche arrivare alle Final Four.
Purdue – Partiamo dalla preseason No.1 che mai come quest’anno ha reso la Mackey Arena terreno di conquista per gli avversari. Cinque sconfitte casalinghe non erano successe nei precedenti cinque anni sommati, prova che la squadra di Braden Smith non ha il tonnellaggio necessario per giocarsela con le big. Accanto al super play dei Boilermakers – secondo assistman della storia della Division I dietro il neo esonerato Bobby Hurley – la pletora di role player è rimasta identica a sé stessa: Fletcher Loyer un tiratore dalla luna spesso storta, Trey Kaufmann Renn un lungo dominante in attacco ma leggero in difesa, Oscar Cluff un onesto mestierante e il reparto ali privo della giusta dose di atletismo e intensità necessaria per gareggiare ai piani alti. Record di 26-8 e la finale di Big Ten farebbero felici tante squadre ma l’asticella a inizio stagione per i Boilermakers era ben più alta ma sono ancora in tempo per fare un grande torneo. Perchè, seppur leggeri, hanno dalla loro un attacco che a volte gira come un orologio. Tutto passa dalla capacità di resistere all’atletismo o alla fisicità che altre big possono mettergli di fronte.
Houston – Nonostante l’assenza di un leader temprato dal titanio come J’Wan Roberts sotto canestro, nonostante la presenza di tre freshmen in rotazione, nonostante le tre sconfitte consecutive che non accadevano da una decade, Houston appare la più solida della lista. Una No.1 sotto mentite spoglie guidata da uno dei freshmen più sorprendenti dell’anno – il fenomenale scorer Kingston Flemings – e con la solita difesa aggressiva e asfissiante che coach Kelvin Sampson pretende ogni maledetto giorno. Nelle sconfitte – avvenute contro la il gotha della Big 12, finale del torneo contro Arizona compresa – è mancato l’attacco a metà campo che tende ad incepparsi se Flemings non crea facilmente superiorità e Chris Cenac non è nella serata giusta al tiro. Manca un riferimento sotto canestro e proprio il lungo freshman è la chiave di volta: se diventa un tiratore in più come nella semifinale di Big 12 con Kansas i Cougars sono parecchio pericolosi; se si prende una serata di relax a rimbalzo e in attacco, Houston diventa molto più facile da battere.
Illinois Freshman Keaton Wagner with a MONSTER performance vs No. 4 Purdue:
46 PTS | 13-17 FG | 9-11 3PT pic.twitter.com/SyhyGTXvhH
— B/R Hoops (@brhoops) January 24, 2026
Illinois – Belli, stupendi e con un attacco pieno di risorse e punti. Peccato che hanno una limitata autonomia e tendono a durare 3/4 di partita, mancando di killer instinct e scivolando a volte nella melma dell’overtime che tendono a perdere. La differenza dalla Michigan straripante in Big Ten passa tutta da lì: tre sconfitte all’overtime dopo esser stati sopra a metà secondo tempo in doppia cifra, alla quale si aggiunge una quarta al torneo della Big Ten – ancora con le stesse modalità – contro Wisconsin. La difesa è il punto debole, ma la sensazione è che manchino spesso l’energie per fare le scelte migliori. Keaton Wagler è l’attrazione principale grazie alle sue mani che producono punti in ogni modo e assist per i compagni. David Mirkovic è un’ottima spalla e la speranza di coach Brad Underwood è recuperare Kylan Boswell al 100%, dopo l’infortunio che l’ha fermato a febbraio. Le capacità da two-way player e da tiratore dell’ex Arizona potrebbero essere cruciali nelle prossime settimane.
St John’s – Chi scommette contro Rick Pitino? Solo un folle lo farebbe. Nonostante lo stesso coach non creda che la squadra 25-26 sia forte quando quella dello scorso anno, il talento per continuare il dominio visto in Big East, dopo le difficoltà della non-conference, c’è eccome e passa soprattutto dal frontcourt atletico, roccioso e pieno di punti. Se i Johnnies riescono ad imporre il proprio gioco fatto di difesa press, transizione e sportellate a rimbalzo, ben poche squadre riescono a pareggiarlo, e ne sa qualcosa Uconn nella finale di conference. La disfatta subita dagli Huskies nella partita di ritorno della regular season è invece la versione di St John’s con la difesa che non recupera palloni e con l’attacco che si impantana mostrando la carenza, nata dalla costruzione in estate del roster, di un play in grado di gestire al meglio i palloni. Ma c’è l’atletismo, la taglia, il fisico e La Sapienza in panchina per salire allo stesso livello delle contender.
Iowa State – Non solo una difesa feroce, piena di trappole e atletismo, ma anche un attacco che dispone di diverse soluzioni pericolose. Con TJ Otzelberger i Cyclones sono sempre lì, in alto in Big 12, pronti a dare fastidio a chiunque e fare una run lunga. Oltre all’ormai difesa, marchio di fabbrica, Iowa State può contare su Joshua Jefferson, un finto lungo che in realtà è una tripla doppia ambulante ed è l’innesco di un attacco ben strutturato. Se non gestisce lui il pallone, c’è un pretoriano di Otzelberger in cabina di regia che risponde al nome di Tamin Lipsey, senior che mette i tiri che conta e mette ordine. Dispongono poi del miglior tiratore da 3 della Division I con il suo 52%, Milan Momcilovic, che nel weekend ha fatto tremare Arizona con 8 triple, e a completare l’opera due europei come la guardia francese two-way Killyan Tourè e il lungo tedesco Dominykas Pleta.


