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Olivia Ostoni, ‘a La Salle per vivere basket e studio ad alto livello’

Olivia Ostoni

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Una lunga trafila nelle giovanili nella Geas, storica società di Sesto San Giovanni, fino all’esordio in A1 e adesso l’inizio di una nuova avventura dopo aver giocato l’Europeo Under20 con la nazionale. Olivia Ostoni, guardia classe 2007, ci racconta come è nata la sua passione per la pallacanestro fino alla decisione di andare in America, dove giocherà a La Salle, università privata di Filadelfia che gioca in Atlantic 10.

Con il basket com’è scattata la scintilla e com’è andato il tuo percorso in Italia?

Per caso: all’asilo guardavo i bambini più grandi giocare all’intervallo e avevo voglia di provare. Sono arrivata in Geas a 8 anni… e da quel momento è diventata la mia seconda casa.

Hai sempre fatto spola tra i campionati under e maggiori, più lo studio. Com’è coniugare questi due mondi?

Non è stato per niente semplice. Ho frequentato un liceo serio e impegnativo, ma credo che lo sport mi abbia insegnato proprio a organizzare il tempo. Sono fortemente convinta che un atleta possa e debba avere un solido bagaglio culturale. Spesso la scuola italiana ti obbliga a fare una scelta e questo non è giusto.

Olivia Ostoni

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Una presenza fissa in Nazionale nelle ultimi estati: under 18, mondiali, ora gli europei under 20. Ti ha cambiato giocare in nazionale sia a livello di gioco che di personalità?

Dal primo europeo in U16 quando abbiamo portato a casa una medaglia… un gruppo su cui non avrebbero scommesso in tanti sono cambiate molte cose. Mi sento più consapevole delle mie qualità, ma anche di tutto quello che devo ancora migliorare. E poi indossare la maglia azzurra è qualcosa che ti responsabilizza.

Com’è nata l’idea dell’NCAA? Era un campionato che seguivi oppure è stata più un’opportunità da professionista? 

L’idea è nata un po’ alla volta. All’inizio la seguivo da lontano, poi parlando con allenatori e ragazze che avevano fatto questa scelta ho capito che poteva essere l’ambiente giusto per crescere. Mi affascina l’idea di unire basket e università ad altissimo livello. È una sfida che sento di voler vivere.

Vieni da una generazione di giocatrici che è molto interessata agli Stati Uniti: tante ragazze negli ultimi anni sono andate di là, quanto è importante vivere insieme con le altre questa situazione? L’affrontate insieme oppure è una situazione molto più personale?

È bello perché non ti senti sola. Ci confrontiamo, ci chiediamo consigli e condividiamo emozioni simili. Però poi ognuna vive il proprio percorso. Le motivazioni possono essere diverse, ma penso che alla base ci sia la voglia di migliorarsi e mettersi alla prova.

Olivia Ostoni

Com’è andato il processo di recruit che ti ha portato a La Salle? Quali squadre ti hanno contattato e cosa ti ha fatto scegliere per loro? 

È stato un percorso abbastanza lungo, fatto di tante telefonate e confronti. Ho parlato con diverse università, ma con La Salle ho sentito subito un feeling particolare. Mi hanno trasmesso fiducia, hanno un progetto in cui mi sono riconosciuta e mi hanno fatto capire che non cercavano solo una giocatrice, ma anche una persona.

Cosa ti aspetti dall’America?

Mi aspetto di uscire dalla mia zona di comfort. So che ci saranno momenti difficili, perché sarà tutto nuovo, ma è proprio questo che mi entusiasma. Voglio crescere come giocatrice, ma soprattutto come persona.

In questo periodo in cui ancora non sei arrivata di là, come vi state tenendo in contatto? State già iniziando a lavorare in qualche modo?

Ci sentiamo spesso con gli allenatori e con lo staff. Mi mandano programmi e indicazioni su cosa preparare prima di arrivare. È bello perché quando partirò non sarà tutto completamente sconosciuto.

Che squadre dovrebbe essere La Salle il prossimo anno?

Da quello che ho percepito sarà una squadra giovane e competitiva e con tanta voglia di crescere. Io voglio arrivare pronta per dare il mio contributo e conquistarmi il mio spazio giorno dopo giorno.

Parliamo del NIL, che è la possibilità per voi giocatrici di guadagnare soldi che ovviamente in Italia non si trovano. Quale ruolo pensi che avrà nel processo di recruiting? 

Sicuramente oggi è un aspetto importante, ma non deve essere l’unico motivo per scegliere un’università. Contano il progetto tecnico, lo studio, le persone e l’ambiente. Il NIL è una grande opportunità, ma per me viene dopo tutto il resto.

Olivia Ostoni

Che tipo di giocatrice sei su cosa pensi di dover lavorare in America?

Mi piace pensare di essere una giocatrice che mette energia in ogni possesso. Mi piace coinvolgere le compagne e competere. In America dovrò lavorare sul fisico, sulla velocità di esecuzione e sull’essere efficace contro avversarie ancora più atletiche.

Il basket femminile in America sta esplodendo e noi qua in Italia abbiamo appena vissuto una prima parte di estate meravigliosa. Giocherai su ESPN l’anno prossimo, in America è straseguito, come ti fa sentire? 

Fa un certo effetto pensarci. È emozionante, ma il campo è sempre lo stesso: il canestro è a 3,05 metri ovunque. Cercherò di concentrarmi sul giocare bene e divertirmi, il resto verrà da sé.

Se a giugno 2027, tra un anno esatto, ci risentiamo sempre per un’intervista, saresti contenta se fosse successo cosa?

Mi piacerebbe poter dire di essermi adattata a una nuova vita, di aver conquistato la fiducia della squadra e degli allenatori e di essere cresciuta sotto tutti gli aspetti. Se tra un anno sarò una persona e una giocatrice migliore rispetto a oggi, vorrà dire che avrò fatto la scelta giusta.

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