Quote by Quanto possono durare gli Utah Jazz?

16/02/2021

Dopo un mese e mezzo di stagione, si iniziano ad intravedere i veri rapporti di forza di questa stagione Nba. Gli Utah Jazz sono la schiacciasassi che tutti si aspettavano, mentre Luka Doncic predica nel deserto. Torniamo ad affrontare cinque temi più interessante per il momento.

Gli Utah Jazz sono la migliore squadra dell’Nba. Donovan Mitchell e Rudy Gobert si stanno confermando ai livelli degli scorsi playoff, ma soprattutto c’è un Mike Conley rinato. È lui la chiave di volta?

Paolo Mutarelli: In parte. Ha saltato le quattro partite più toste del tour ad Est degli Jazz (Indiana, Boston, Milwaukee e Miami) e sono arrivate solo vittorie. Qualcosa vorrà dire. Però si, c’è voluto un anno per trovare l’esatta quadra con lui in campo, ora il pick&roll con Gobert è un’arma totale, sta tirando come mai in carriera (41% su sette tentativi) e permette a Donovan Mitchell di riposarsi, lasciandolo per qualche possesso a fare il tiratore (1.48 punti per possesso in situazione di spot up). I Jazz che ci aspettavamo lo scorso anno con una stagione di ritardo.

Michele Damiani: Molto importante, soprattutto per permettere a Mitchell di essere ancora più decisivo. Di certo un giocatore che si mette al servizio della squadra e che sa essere clutch nei momenti decisivi. Ancor più sicuro che questa franchigia viva dell’energia di Mitchell e della presenza di Gobert, un centro molto sottovalutato. Sono loro i leader tecnici della squadra. Nonostante il grande avvio di stagione (dovuto ad una straordinaria percentuale da tre punti), non li vedo andare più in là del secondo turno a ovest (a meno di accoppiamenti molto favorevoli).

36.3 punti a partita a febbraio, 48% da tre su 13 tentativi, Stephen Curry sta giocando da vero MVP. Come valuti questi nuovi Golden State Warriors e la stagione del nativo di Akron?

PM: Se sono una squadra da Playoff, il merito è suo, di Steve Kerr e di Draymond Green. Abbiamo sempre detto che non aveva il fisico, letteralmente, per caricarsi  il peso dell’attacco sulle sue spalle come James Harden e LeBron James e invece lo sta facendo. Con Green ha un compagno con cui associarsi in attacco, sta attaccando il ferro con una fisicità mai vista e Kerr piano piano sta capendo quali sono i giocatori da mettergli vicino (Juan Toscano-Anderson) e chi no (Eric Paschall, riciclatosi da sesto uomo). Stagione, fino ad ora, clamorosa dei reduci della Golden Age.

MD: Avevo molta fiducia nei Warriors come contender prima dell’inforutnio di Klay, ero sicuro che la squadra avrebbe reagito con orgoglio dopo la sua perdita e che avrebbe fatto una buona stagione guidata da un Curry formato Mvp. Detto questo, sono comunque rimasto molto sorpreso dal livello in cui sta giocando. Da quando c’è Steve Kerr, i Warriors sono diventati una franchigia modello, che fa crescere qualsiasi giocatore abbia sotto mano. Sono convinto che Wiggins e Oubre diventeranno dei fattori anche importanti. Se Thompson torna quello di sempre, occhio a Golden State per l’anello 2022.

Ja Morant contro Zion Williamson, anno Secondo. Come sta andando la loro stagione e quella delle rispettive squadre?

PM: Zion è arrivato. Un febbraio stellare offensivamente che è coinciso, non a caso, con il miglior momento della stagione dei suoi Pelicans, anche loro alla ricerca di un’identità. In difesa è tutto da costruire, ma per ora, a marce basse, sposta già in attacco. Morant, invece, ha saltato qualche gara, ma la sua Memphis ha un’identità già definita e ha nell’ex Murray State già un All Star. Stanno aspettando il ritorno di Jaren Jackson Jr, uno dei migliori tiratori dell’NBA, ma sia NOLA che i Grizzlies sono nel mucchio che va dal quinto al dodicesimo posto.

MD: Morant sarà di certo il futuro di questa lega, Zion probabilmente. Chi avesse detto questa frase un anno e mezzo fa sarebbe stato preso per matto. Oggi, invece, si è quasi vicini alla realtà. Il primo ha infatti dimostrato di essere più pronto del secondo, almeno fino ad oggi. I Pelicans, a mio avviso, sono una delle delusioni della stagione: hanno il potenziale per finire ai playoff direttamente, anche ad ovest, ma per ora rimangono un’incompiuta. La giustificazione del gruppo giovane regge fino a un certo punto.

Continuano a convincere poco gli Atlanta Hawks di Trae Young. Sono due anni che li crediamo da playoff e invece stentano a trovare la continuità. Colpa della gioventù o c’è qualcos’altro sotto?

PM: Sicuramente i colpi dell’estate non stanno aiutando: Bogdanovic e Gallinari stanno, per ora, avendo le peggiori stagioni in carriera e il ruolo da chioccia sperato non sta funzionando. Rondo è, addirittura, sparito. Si stanno barcamenando nell’assoluta mediocrità (0 di NetRtg, attacco e difesa si equivalgono a 111.3), Trae Young è ancora solo un giocatore spettacolare, ma c’è poca leadership. Qualche segnale da DeAndre Hunter e Clint Capela è un grande colpo. Serve pulire questo roster, capire su chi puntare.

MD: Discorso simile a quello dei Pelicans, ma con l’attenuante di avere un gruppo molto rinnovato con personalità importanti che devono avere del tempo per trovare la giusta quadra. Sette sconfitte nelle ultime otto hanno distrutto la classifica degli Hawks, un pò come i 44 punti presi da Randle a New York. Non farei drammi: tutti si aspettavano qualcosa in più, ma la nuova avventura Hawks è appena iniziata e gli infortuni non hanno aiutato Young e compagni. Trae rimane splendido con i suoi limiti. Vedo più splendore che limiti, comunque.

Indovina chi è tornato in zona playoff ad Ovest? I San Antonio Spurs. Giovani, talentuosi pur non avendo mai avuto grandissime scelte al Draft e solidi. Quali sono le prospettive per la squadra di Pop?

PM: Le prospettive sono buone. Salvo cataclismi, questa è una squadra da playoff che continua a vincere le partite con la second unit (Mills più finalizzatore che creatore), che continua ad avere il problema di convivenza tra DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge (numeri osceni ed entrambi in scadenza) e che continua ad avere un giovane core interessante. Dejounte Murray è tornato ai livelli da mostro del primo anno in difesa, l’esuberanza di Lonnie Walker sta venendo incanalata nella giusta maniera e Keldon Johnson è una dinamo con un floater immarcabile. Belli, ma non so se c’è una potenziale stella.

MD: Sembra che Pop abbia intrapreso la strada per fregare ancora una volta il sistema Nba. Dopo aver mantenuto una squadra ai vertici per tre decenni, il ct di team Usa è pronto ad affacciarsi ai vertici dopo solo un anno senza playoff. La squadra è ancorata a due giocatori che potremmo definire obsoleti per il gioco che caratterizza la lega in questi anni, la cui possibile partenza estiva potrebbe portare ad aprire nuovi scenari per la franchigia texana. Mancano le stelle e non vedo San Antonio tankare per cercare di trovarle al draft. Detto questo, ovviamente Duncan era una prima scelta e ha cambiato la storia della franchigia, ma gli altri due giocatori che hanno permesso agli Spurs di diventare quello che sono furono scelti invece alla 28 (Parker) e alla 57 (Ginobili), per non parlare di Leonard alla 15. Forse, agli Spurs non servirà tankare.

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