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Villanova e i primi minuti delle grandi

Villanova
Autore: Redazione BasketballNcaa
Data: 26 Nov, 2020

Prima giornata della stagione 2020-21 e tante big in campo. Andiamo a vedere che cosa hanno combinato, a partire dalla numero 2 del nostro preseason ranking, Villanova.

I Cats passano ma BC merita un applauso

La notizia principale nell’esordio di Villanova non riguarda Villanova. Boston College alla fine non ha retto (76-67) ma sarà da prendere con le pinze: data per spacciata nella ACC, non ha dato l’idea di squadra rattoppata per fare il meno peggio possibile. I tanti transfer possono dare frutti: abbiamo visto gente con le idee chiare su come liberare spazio per le penetrazioni e degli esterni che, magari, non ci vanno proprio di fioretto, ma capaci in uno-contro-uno. Un nome sul taccuino: Makai Ashton-Langford (15 punti con 6/11 al tiro), PG mai valorizzata a Providence (e non scordiamoci che era un 4-star in uscita dal liceo).

Con Antoine e Cosby-Roundtree infortunati, non è stata una gara da esperimenti per Wright: sette ruotati più qualche spicciolo per Dixon. Le seconde linee Slater e Swider non hanno dato segnali nelle aree in cui sono chiamati a crescere (il primo in attacco, il secondo in difesa). Per mettere la freccia nel finale, sono bastate le vecchie certezze: Jeremiah Robinson-Earl (18 punti, 10 rimbalzi, 2 stoppate) è stato come al solito battagliero ed elegante in area, ma anche convincente al tiro con un bel paio di long-two. Buona la prima di Caleb Daniels in maglia Villanova (14 punti): sembra relativamente ben calato in squadra, grazie all’anno da redshirt, e promette un buon apporto nelle due metà campo.

UCLA riparte dal suo peggio

Dieci minuti dignitosi, in cui Chris Smith ha fatto vedere perché è un target degli scout NBA, poi i Bruins, pur iniziando la stagione con molto credito, si sono dimenticati che stavano affrontando San Diego State, ovvero una delle squadre che tipicamente mette più energia in campo senza mai staccare la spina. Volete una sequenza esplicativa della gara? Eccola.

 

Il parziale, tolti i primi 10 minuti, è stato di 56 a 39 per gli Aztecs che hanno fatto quello che da anni fanno meglio: correre, andare a rimbalzo come furie e tirare da tre. Ha iniziato Matt Mitchell (3/7) e ha finito Jordan Schakel (3/5). UCLA ha pagato le tante palle perse (Jaquez e Campbell 7 turnovers in due e sono quelli che dovrebbero dare ordine), ma soprattutto una difesa per nulla all’altezza delle squadre allenate da Mick Cronin, da rimbalzi concessi agilmente a canestri presi sulla rimessa. Per ora bocciati.

Kentucky e i suoi gioielli che già brillano

Contro Morehead State, è andato tutto secondo copione per Kentucky: freshmen subito protagonisti (quattro nello starting five), ricerca continua dell’attacco al ferro seguendo i dettami della Dribble Drive, contropiedi travolgenti e, infine, vittoria larghissima (81-45).

Quattro Wildcat in doppia cifra e possibilità un po’ per tutti per brillare: B.J. Boston (15 punti con 7/14 al tiro) non fa giocate appariscenti ma non forza mai ed è tremendamente efficace (soprattutto a rimbalzo, 7 tirati giù), tranne che dall’arco (0/4).

Terrence Clarke sembra già poter aver un ruolo molto decisivo sotto tanti aspetti (12 punti, 4 rimbalzi, 4 assist, 3 recuperi): i poveri Eagles non avrebbero potuto reggerlo nemmeno implorando. Buone notizie per Calipari dalla panchina con Davion Mintz (10 punti in 14 minuti) e Camron Fletcher (9 punti, 5 rimbalzi, 3 assist in 17 minuti).

Naturalmente, non potevano mancare giocate da highlights: qui sotto c’è Isaiah Jackson che si abbatte senza pietà su un avversario.

 

Houston al debutto passeggia su Lamar

Chi si aspettava una partita vera, è rimasto deluso. Houston, troppo forte fisicamente e tecnicamente per il piccolo college di Beaumont, ha debuttato con una vittoria rotonda, 89-45. Difesa, rimbalzi e cura del pallone: i Cougars hanno usato questa combinazione per raggiungere la vittoria, messa in cassaforte già nel primo tempo, toccando il +20.

Proprio Markus Sasser è stato straripante: 25 punti con 7/9 da tre punti. E i 22 (con 8 rimbalzi) di Tramon Mark hanno reso lunghissimo il pomeriggio di Lamar. Houston ha tirato con 13/33 da oltre l’arco, denotando un ottimo flow offensivo, perché “tutti si sono passati la palla, ognuno ha messo il bene della squadra dinnanzi al proprio tabellino”, ha detto coach Sampson nel dopo gara.

E pensare che Caleb Mills è rimasto seduto in panchina, non al meglio fisicamente, ad osservare i compagni. Non appena il giocatore dell’anno della AAC sarà pronto, i Cougars saranno da corsa.

I nuovi arrivati spingono Michigan

La prima buona notizia è che Isiah Livers è sembrato pienamente recuperato dopo i problemi fisici della scorsa stagione. Offensivamente, è mancato all’appello solo Franz Wagner (0/4 dall’arco) in una partita in cui Michigan ha sempre controllato senza mai dominare, allungando grazie a piccole folate, brevi ma intense. Nel complesso però la squadra di coach Juwan Howard ha subito più del dovuto l’aggressività difensiva di Bowling Green. L’highlight più spettacolare non a caso se lo sono aggiudicati i Falcons.

 

Tornando alle note positive per Michigan, il transfer da Columbia Mike Smith è sembrato perfettamente a suo agio (8 assist). Chiaramente non fornisce la stessa intensità difensiva che garantiva Zavier Simpson, ma in compenso è molto più pericoloso al tiro. Altro buon inserimento quello di Chaundee Brown da Wake Forest. Il suo 5/7 dall’arco (per un giocatore da 32% in carriera), ma soprattutto la prestazione da 19 punti, quasi tutti nel secondo tempo, è quella che ha permesso di portare a casa la gara senza soffrire.

Boogie Nights e difesa nella vittoria di Memphis

Ci ha messo qualche minuto di troppo ad ingranare, ma alla fine Memphis si è presa con decisione una vittoria di prestigio contro Saint Mary’s, 73-56. La difesa press messa in campo da coach Penny Hardaway ha messo in difficoltà i Gaels che si sono lasciati ingolosire dalle triple aperte che i Tigers hanno concesso appositamente (1/18 dalla lunga distanza). 

L’ha vinta così Memphis, con un Boogie Ellis in versione cecchino (6/7 con un buzzer a fine primo tempo) in uscita dalla panchina, un Moussa Cissé che ha mostrato solo dei lampi e Landers Nolley II più efficace in area che al tiro dalla distanza. Da rivedere la selezione di tiro di D.J. Jeffries: tante conclusioni dal mid range e scelte scriteriate (tra cui entrare in campo con la maglietta al contrario).

Dall’altra parte, Saint Mary’s ha avuto poca pazienza e sofferto il gap fisico. Il centro estone Matthias Tass ha portato un paio di volte a spasso Cissé, ma niente di più, mentre tutto il reparto esterni (Logan Johnson in primis) è andato in bambola sotto la pressione dei piccoli di Memphis.

Remy Martin ha ripreso da dove ha lasciato

Partita dai fischi degli arbitri (ben 57), ma Arizona State la spunta 94-88 contro una buona e promettente versione di Rhode Island. Remy Martin ha messo da subito in chiaro le cose: gli negano l’accesso a destra? Lui segna quattro punti e dispensa due assist con la mano sinistra. L’area è troppo intasata? Arriva puntale lo scarico in angolo. Gli lascio spazio? A Remy Martin? Davvero? Insomma, eccolo lì che chiude con 26 punti, 6 rimbalzi e 5 assist senza sforzarsi troppo.

A rubare l’occhio ci pensano gli altri: il freshman Marcus Bagley (fratello di Marvin ex Duke) ha dimostrato di essere un 4 interessante che sa attaccare il ferro dal palleggio, tirare da tre e lottare a rimbalzo (migliore dei Sun Devils con sette). Una sentenza ai liberi (10/14). Josh Christopher meglio in difesa che in attacco, dove ha mostrato tocco e capacità di resistere ai contatti, ma ha steccato da fuori (0/4).

Nonostante i problemi di falli, Rhode Island è stata molto vicina all’upset grazie ad una super prestazione al tiro da tre (9/18 con Jeremy Sheppard 4/4). Stecca Fatts Russell, meglio nella gestione del pallone che a segnare, complice la difesa di Alonzo Verge. Lui da solo sbaglia metà delle triple dei Rams. Però gli vogliamo bene lo stesso, visto che comunque fa robe di questo tipo:

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