Quote by Duke sconfitta, Kentucky si rialza

In un grandissimo sabato di college basketball, con 142 partite disputate e molte sorprese, abbiamo scelto due match che più di altri meritavano di essere raccontati. Partite che infatti non hanno deluso: due complicatissime vittorie in trasferta. Una di Virginia, 65-63 ai danni di Duke e l’altra di Kentucky in casa di West Virginia 83-76. Ecco i principali spunti emersi

 

Virginia, la calma in mezzo all’inferno

Avevate ancora dubbi su Virginia? In tal caso, è ora di ripensarci. Contro Duke, UVA ha ribadito la propria forza portando a casa una partita a due facce. Primo tempo dominato dai Cavaliers che, mostrando calma zen nell’inferno del Cameron, impongono il proprio stile di gioco: i padroni di casa ci capiscono poco in attacco (0/7 da tre, 8 perse) e ancor meno in difesa, non venendo a capo dei movimenti lontani dalla palla degli ospiti.

Al riposo, sul 32-22 UVA, Coach K prende atto della situazione e cambia registro. La sua zona 2-3 funziona ed espone i limiti dei Cavaliers dalla media e dall’arco: partita riaperta e Blue Devils anche sul +4 (-10’38”). L’antidoto di Krzyzewski non è però eterno e i Cavaliers, con carattere e pazienza, restano sempre attaccati fino a sferrare il colpo decisivo: una tripla assurda di Ty Jerome a 38″ dalla fine.

 

Difficile individuare un migliore di giornata in una squadra dove tutto si basa sul collettivo, ma vale la pena sottolineare la prova di De’Andre Hunter: 12 punti (6/12 dal campo), 4 rimbalzi e 2 assist in 24′, per fortuna di coach Bennett la sua uscita di scena a 4’55” dalla fine (caviglia slogata) non ha avuto ripercussioni sul risultato finale. Atletismo, coordinazione e un repertorio offensivo in evoluzione (manca solo il tiro da tre), il freshman ha alzato l’asticella da un mese a questa parte: sentirete parlare tanto di lui.

 

Le migliori notizie per Duke? Wendell Carter e Marvin Bagley, senza dubbio. Carter (14 punti, 15 rimbalzi, 4 stoppate) è stato più protagonista del solito e ha evitato che i suoi sprofondassero ulteriormente nel primo tempo.

Bagley (30 punti, 14 rimbalzi) ha sprigionato tutto il suo talento offensivo: inarrestabile attaccando il canestro dal palleggio, ha sfruttato i pochi spiragli lasciati in area e avuto anche una buona giornata dall’arco (2/4).

 

Per Seth Davis (giornalista di CBS), doveva essere l’ago della bilancia: e lo è stato, in senso negativo. Grayson Allen (5 punti e 3 assist in 40′) ha disputato un match da dimenticare, con un primo tempo a secco di canestri (2/8 dal campo, alla fine) e in cui ha sfigurato nel confronto a distanza con Kyle Guy (on fire nei primi minuti, 17 punti a fine giornata). Meglio nella ripresa, ma senza spostare gli equilibri nel modo in cui ci si aspetterebbe dall’unico veterano del gruppo. Le manifestazioni di scarso temperamento non aiutano a salvare la faccia.

 

UK, la squadra di Kevin Knox

Il fatto che già Kansas il 15 gennaio avesse vinto sul campo di West Virginia non implica che sia facile vincere qui. Anzi, forse rende la gara dei Wildcats ancora più impressionante. Insomma, Kentucky solo un ammasso di talento senza costrutto? A volte, a tratti. Il reparto guardie fatica, è vero. Ma il resto, se gira, è da Nba. La concentrazione del 18/18 ai liberi e sole 5 palle perse nel secondo tempo la dice lunga su quanto UK volesse la vittoria.

L’eroe della gara, che poi ormai è chiaro sia leader (almeno nel gioco) della squadra è stato Kevin Knox. Ha segnato tutti i canestri dei momenti topici della gara. K come Kentucky, KK come Kevin Knox, K come killer. Career high di 34 punti con 6/9, 5/8 e 7 rimbalzi davanti a quasi 16.000 indemoniati. “Amo queste atmosfere, giocare fuori casa, quando i tifosi di gridano dietro ogni gerene di insulto. Vivo per questo“. Risultato: tripla dopo 3 minuti del secondo tempo, quando la squadra era a -17 (sbagliarla poteva significare il baratro) e tripla del +3 a 1 minuto dalla fine, su cui i Wildcats hanno costruito la vittoria. E occhio che KK sale in ottica draft.

 

Fatta eccezione per il duo di guardie Shai Gilgeous-Alexander e Quade Green, in difficoltà (soprattutto nel primo tempo) contro la difesa press di WVU, ogni altro Wildcat ha portato il suo mattoncino alla causa. Hamidou Diallo, concentrato, non ha voluto strafare, Sacha Killeya-Jones ha messo un piazzato fondamentale nel finale, Nick Richards la putback dunk della vittoria (nel video sotto), ma anche Jarred Vanderbilt ha contribuito con 11 rimbalzi in 11 minuti sul campo.

 

Pazzia da college basketball. West Virginia era numero 2 del ranking (mai successo dal 1959) e in più recuperava Esa Ahmad, che doveva essere la ciliegina sulla torta. Invece da quel momento bilancio 1-4. E contro UK per la terza volta in 5 gare si è fatta rimontare un vantaggio in doppia cifra nel secondo tempo. “Alcuni dei miei giocatori preferiscono fare gli eroi invece che giocare di squadra“, si è lamentato coach Huggins alla fine del match. La crisi c’è, ed è evidente.

Se fanno una statua a Jevon Carter in mezzo al campus di West Virginia è cosa buona è giusta. I Mountaineers (non solo ieri) hanno vissuto troppo spesso delle sue folate. Ma non è semplicissimo stare in campo 38′, essere uno dei migliori difensori della Ncaa e in più dover innescare i compagni (7 assist ieri, 6.5 di media), segnando da solo (4/5 da 3) quando gli consegnano la palla a pochi secondi dallo scadere dell’azione.

 

Dietro la lavagna l’altro leader designato Daxter Miles e il junior Ahmad, che da quando è rientrato non ha mai inciso. Menzione d’onore per il sophomore James Bolden, ieri unico a regggere l’urto nel secondo tempo, guardia destinata a essere il futuro dei Mountaineers.