Duke batte North Carolina e inizia la settimana con i tornei di conference più importanti da numero 1 assoluta, mentre UConn con una sola sconfitta fa felici 3 squadre. Ci sono mid major come Tennessee State che festeggiano tornando alla March Madness dopo una vita e altre come St Bonaventure che hanno molto poco da festeggiare.
Ecco le pagelle della week 18.

Duke – Il tiro da 3 sulla sirena di Seth Trimble è costato l’unica sconfitta in una conference dominata da una squadra che è solo migliorata dall’inizio dell’anno in poi. La vendetta contro North Carolina arriva con l’ennesima grande prestazione di un giocatore che nessuno ha, come Cameron Boozer, e di una coppia di difensori che nessuno ha, come Dame Sarr e Maliq Brown. L’unica preoccupazione per Jon Scheyer sono gli infortuni da valutare di Caleb Foster e Patrick Ngongba, tutto il resto funziona davvero alla grande.
Thomas Haugh (Florida) – Abbiamo parlato tanto dei nuovi arrivati in maglia Gators (tra cui Boogie Fland e Xavien Lee) dimenticandoci che uno dei segreti della squadra di coach Todd Golden è la sua implacabile ala bianca: 22 punti la settimana scorsa contro Arkansas, poi un turno di riposo ed è tornato con 20 punti e la solita efficienza (4/8, 3/6, 9 rimbalzi, 3 assist e zero perse) per vincere in casa di Kentucky e suggellare il titolo in solitaria di Florida nella combattutissima SEC.
Tennessee State – C’è un po’ di Duke anche nei Tigers che vincono la Ohio Valley, dominando la finale contro Morehead State e tornando al torneo dopo 32 anni. Sulla panchina c’è infatti Nolan Smith, al suo primo anno da capo allenatore dopo aver giocato e iniziato la sua carriera da assistant coach a Durham. Niente male la sua stagione da debuttante, con il record per l’università di 15 vittorie nella conference grazie a due scorer come Travis Harper e Aaron Nrkumah e a un gran lavoro collettivo a rimbalzo
Yaxel Landeborg (Michigan) – Era un po’ che non parlavamo della stella di Michigan che, probabilmente risentito per averlo trascurato, ha giocato le ultime due partite da vero fenomeno. In particolare, nel derby contro la mai doma Michigan State vinto dai Wolverines l’ala versatile di origini portoricane ha sfoderato un letale 5/6 da tre punti (27 per lui alla fine) con giocate decisive in momenti chiave del match. Sarà uno spasso vederlo al Torneo.
Virginia – Ha iniziato la stagione a fari spentissimi, fuori da qualsiasi ranking, e ha chiuso invece con un buonissimo secondo posto l’Acc, perdendo solo con Duke nelle ultime 13 partite. Eccellente il lavoro di coach Ryan Odom che ha ricostruito la squadra pescando nel portal e in Europa per una solida rotazione a 9 con nessuno sopra i 30’ e nessuna stella ma tanta sostanza, ben rappresentata dal freshman belga Thijs De Ridder.
Utah State – La Mountain West occupa un posto di primo piano tra le conference fuori dalle Power Five e vincerla è tutt’altro che semplice: onore quindi a coach Jerrod Calhoun che ha agguantato il primo posto grazie alla vittoria nell’ultima gara contro New Mexico e ora conta di tornare alla March Madness. Gli Aggies si passano bene la palla e segnano tanto, grazie anche a MJ Collins, senior transfer da Vanderbilt che sta disputando la sua migliore stagione.
Nigel James (Marquette) – Nella stagione tutt’altro che esaltante per coach Shaka Smart, l’unico raggio di sole è questo freshman un po’ casinista ma talentuoso, comunque decisivo nelle due vittorie contro Providence e UConn per chiudere nel modo migliore la conference. Contro gli Huskies ha segnato 19 punti (ma 1/7 da 3, 3/18 nelle ultime 3 gare) e dato via 7 assist (ma con 6 palle perse), mostrando un po’ tutto il suo repertorio da funambolo che l’anno prossimo potrà solo migliorare.
Northern Iowa – Quattro vittorie in quattro giorni e biglietto per la March Madness staccato da seed No.6 di una Missouri Valley Conference sempre competitiva. Mai sottovalutare il fiuto da volpone di un coach come Ben Jacobson, capace di arrivare alle Sweet Sixteen nel 2010 con la magia di Ali Farokhmanesh e centrare oltre 400 vittorie in Iowa. I Panthers tornano al torneo dopo dieci anni di assenza grazie a tre upset trascinati dalle due guardie Leon Bond III e Trey Campbell
Tre Donaldson (Miami)– Una delle migliori partite della stagione (25 punti con 8/10 da 2, 3/6 dall’arco e 6 assist) ma anche la sanguinosa palla persa nel finale (molto banale) che vanifica la lunga rincorsa di Miami contro Louisville. Una partita che metteva di fronte le due squadre più “da 6” della stagione, ossia incapaci di giocare in maniera continua per più di due partite. Questa volta hanno fallito gli Hurricanes, per “colpa” del migliore in campo. Paradossale.
Santa Clara – Se lo meritano un giro al Torneo i Broncos, quanto meno ai First Four, anche se il Committee solo una volta negli ultimi 13 anni ha concesso tre posti alla Wcc. Comunque vada, ottima l’annata della squadra di Herb Sendek, alla decima stagione sulla panchina del college californiano, che ha visto esplodere il sophomore Christian Hammond e si è tolto lo sfizio di battere anche Saint Mary’s
Tennessee – Alla prima partita che conta, l’assenza del “nostro” Nate Ament si fa sentire. Vanderbilt è andata a vincere fuori casa per 86-82 guidata da un funambolico Tyler Tanner. Così però i Volunteers chiudono molto male la stagione regolare, con 3 sconfitte nelle ultime 4 gare, due delle quali in casa. L’attacco batte spesso in testa e si affida alle scorribande di Ja’Kobi Gillespie, ma se fa 1/11 da tre come nell’ultima uscita son dolori.
Le Numero 1 – Non basta dominare le proprie conference per andare al torneo. Navy, Central Arkansas, UNC Wilmington e Belmont, tutte cadute tra quarti e semifinale del proprio torneo di conference. Belmont rischia anche di perdere il proprio coach, Casey Alexander, che potrebbe salire di livello in power conference. Già il livello delle Top è molto alto quest’anno, così le chance di avere una Cinderella si riducono pressoché a zero.
Texas – Università super ricca che ha avuto super stelle come Kevin Durant ma che non riesce mai a diventare davvero super. E anche questa stagione per i Longhorns è stata finora un mezzo calvario. Quattro le sconfitte nelle ultime cinque partite per chiudere la Sec con un anonimo decimo posto, senza che Sean Miller sia mai riuscito a dare la scossa a una squadra che pure ha giocatori importanti come Tramon Mark, ma è troppo corta e con pochi centimetri.
St Louis – C’è stata partita fino a che – dopo dieci minuti del primo tempo – Robbie Avila ha commesso il terzo fallo. Sciocchezza di coach Josh Schertz? Oppure fiducia mal riposta nel proprio leader? Fatto sta che i Billikens si sciolgono di fronte a George Mason e arrivano a marzo spenti: 27-4 il record, ma 3-3 nelle ultime due settimane e la possibilità di ottenere un at-large-bid ormai riposta in un cassonetto. L’Atlantic 10 è profonda e piena di insidie, serve uno scatto per prendersi il torneo.
Uconn – Non era facile ma gli Huskies ci sono riusciti e, in un colpo solo, hanno perso sia il titolo della conference che, con tutta probabilità, un seed numero 1 al Torneo, facendo felici tre squadre con una sola sconfitta. Marquette vince e dà un minimo di senso alla sua stagione, St Johns si prende la Big East e Florida una posizione migliore nel bracket. Menzione d’onore, come sempre, per coach Dan Hurley che si fa espellere con la consueta sceneggiata contro gli arbitri chiedendo un fallo (che non c’è) a un secondo dalla fine.
St Bonaventure – Abbiamo a lungo aspettato un cenno di risveglio dei Bonnies che avevano dato la sensazione di essere un’ottima mid major nella non conference schedule chiusa con 10-1 battuti solo da North Carolina. Poi è arrivata l’Atlantic 10 e sono iniziati i dolori: ultimo posto nella conference con sole 4 vittorie e gli infortuni non bastano per assolvere coach Mark Schmidt. La favola Joe Grahovac non ha funzionato, le rotazioni corte neppure e troppi gli esterni innamorati della palla. Male la prima di Woj, vediamo come sarà la prossima.
Damon Stoudamire – Si aggiunge anche il suo nome alla lunga lista di buoni/ottimi giocatori Nba che hanno fallito come coach al college, da Chris Mullin a Pat Ewing a Jerry Stackhouse. Finisce in anticipo la sua carriera a Georgia Tech che lo licenzia dopo la terza deludente stagione, finita con il misero record di 2-16 all’ultimo posto dell’Acc e conseguente esclusione del Torneo. Perla dell’anno chiuso con 12 sconfitte di fila il 42-9 dopo i primi 15’ contro Virginia, ma la squadra ha fatto pena dall’inizio alla fine.
Steven Pearl (Auburn) – “Vi prego fateci fare il torneo, se no come lo dico a mio padre“. La traduzione MOLTO libera è ovviamente nostra. Ma difficile leggere in maniera troppo diversa le dichiarazioni del coach di Auburn che, al suo primo anno sulla panchina dei Tigers, rischia di non portare la squadra al Torneo dopo 4 anni di partecipazione (e una Final Four l’anno scorso). “I think our resume stands up against anybody’s. We have enough quality wins to be in this tournament. We have five of the best wins in the country, we have the best win in college basketball at Florida, if you look at the other teams on the bubble, I don’t think those teams get those wins”, le sue parole forse inutili e comunque un po’ patetiche.
