Quote by da Zimmerman a Diallo, Che fine hanno fatto?

Cheick Diallo (Kansas), New Orleans Pelicans

Cheick Diallo

L’anno passato a Kansas non è stato dei più positivi, e i tanti problemi sono stati una delle ragioni per cui Diallo ha deciso di dichiararsi al draft 2016. Scelto al secondo giro dai New Orleans Pelicans, è arrivato in una squadra che punta forte su di lui come partner futuro di Anthony Davis. La dirigenza si è lasciata convincere dal suo atletismo e dal potenziale fisico prima ancora che tecnico, e in prospettiva, giocando accanto a un talento come Davis, non dovrebbe servirgli altro. Ma era una scommessa quasi al buio, avendo giocato poco al college.

Finora si è dimostrato una lieta sorpresa per i Pelicans, che lo hanno assegnato agli Austin Spurs in D-League (la franchigia della Louisiana non ha un affiliato diretto). In 5 partite con gli Spurs a novembre ha viaggiato a una media di 15.3 punti, 7 rimbalzi e 3.3 stoppate a serata, ma soprattutto, ha mostrato alcuni aspetti interessanti del suo gioco, primo fra tutti una discreta mano nel tiro dalla media, elemento insospettabile fino a poco tempo fa. Ha tirato i liberi con una percentuale intorno al 75%, e ha mostrato una discreta confidenza con il jumper dal gomito sinistro. Se questa capacità dovesse diventare affidabile, sarebbe un grande vantaggio per i Pelicans, perché la sua presenza in campo potrebbe allargare gli spazi nel pitturato, cosa che nessuno degli altri centri a roster può fare (escluso Davis). In attacco, legge bene la difesa, taglia a canestro con i tempi giusti e quando riceve in corsa, il suo atletismo è devastante per gli avversari, anche quelli più alti di lui. In difesa, oltre alle doti atletiche, ha braccia lunghissime che gli permettono di alterare il tiro e spesso i difensori finiscono per rimbalzare contro un muro.

 

Ha fatto così bene in D-League da essere richiamato in prima squadra, anche per sopperire ad alcuni infortuni. Diallo non si è tirato indietro. La sua prestazione contro i Los Angeles Clippers e DeAndre Jordan è stata da incorniciare: ha giocato 30 minuti uscendo dalla panchina e ha finito con 19 punti e 10 rimbalzi, mettendo in mostra tutte le cose buone che aveva fatto vedere al piano di sotto, jumper inclusi, contro uno dei migliori frontcourt della lega. I Pelicans hanno perso la partita, ma hanno comunque motivo di gioire.