E’ una stagione fantastica per i freshman ma non è comunque mai banale vedere un ragazzo al primo anno che si prende una squadra sulle spalle, controllandone completamente il gioco. Soprattutto se parliamo di una big come Arkansas, che grazie a due belle vittorie contro Vanderbilt e LSU, è balzata alla 15 del ranking dell’Ap. Coach John Calipari ha dato subito totale libertà a Darius Acuff Jr, e ha fatto gran bene.
Basta prendere la gara contro Lsu per capire quanto sia forte questa guardia da Detroit: tra punti (31) e assist (6) ha contribuito a 45 degli 85 punti totali dei suoi, chiudendo con un eloquente 13/19 dal campo. Il suo nome è in cima ai ranking per l’MVP della SEC, e in vista del draft NBA la sua posizione nella lottery è sempre più solida.
Poche parole ma tanta leadership
Prospetto a 5 stelle tra i primi 10 della nazione, Acuff ha scelto Arkansas in una shortlist che contava anche Kansas e Michigan, dopo aver completato un biennio stellare alla IMG Academy in Florida. Tra i fattori decisivi, ovviamente, il classe 2006 ha citato la presenza in panchina di John Calipari, con cui ha trovato fin da subito grande sintonia.
Già prima di approdare al college il suo curriculum era di tutto rispetto: McDonald’s All American, medaglia d’oro ed MVP del torneo all’AmeriCup FIBA under-18, Allen Iverson Player of The Year. Suo cugino di quattro anni più grande, Tyson, ha vissuto la sua carriera in NCAA tra Duquesne, Eastern Michigan e Rutgers, prima di andare a fare il professionista in Estonia. Darius è decisamente destinato a fare un’altra strada.
Sul parquet e ai microfoni, fin da subito ha mostrato attitudini da leader silenzioso: parla poco, non si fa vedere in maniera esagerata, ma alza sempre la voce quando è necessario, che sia in un time out o in un possesso decisivo della partita. Ha da subito rivestito un ruolo centrale anche nelle dinamiche di spogliatoio di Arkansas, favorito anche dall’essere in un roster con tanti freshman e soli tre senior.
Uno scorer totale
Per descrivere Darius Acuff Jr. dal punto di vista del campo, invece, è doveroso partire da un assunto tanto semplice quanto inconfutabile: sa segnare praticamente in qualsiasi modo. Tiri da tre con il 42% (soprattutto in catch and shoot dopo essersi liberato del marcatore senza palla), penetrazioni, chiusure acrobatiche vicino al ferro e persino quell’arresto-e-tiro dalla media che nel basket contemporaneo si vede sempre meno.
Ha mani delicate – e lo si vede anche nei passaggi, che partono sempre con i giri giusti – che riesce a combinare ad un controllo del corpo decisamente sopra la media. Questo lo rende quasi inarrestabile una volta che decide come concludere. Se gli concedi spazio ti tira in faccia appena ricevuta la palla, se lo pressi ti brucia sul primo passo in penetrazione, se riesci a stare con lui scivolando puoi ritrovartelo da un momento all’altro fare uno step back fulmineo e impossibile da stoppare. Il dato sulla sua efficienza offensiva (50% dal campo su oltre 14 tentativi a partita) è reso ancora più notevole dal coefficiente di difficoltà medio dei suoi canestri.
Leader di squadra per minuti giocati (33.2 di media), punti segnati (20.2) e assist (6.2), è senza dubbio il riferimento principale di tutto l’attacco di Arkansas. Difficilmente un’azione termina senza che lui abbia messo le mani sulla palla, e questo anche grazie alle sue ottime doti come tripla minaccia.
Non solo sa trovare spazio per concludere in maniera anche creativa, ma è abilissimo nel leggere le situazioni: se un compagno si è liberato per un tiro a percentuale più alta del suo, la maggior parte delle volte ha la lucidità per servirlo anche cambiando idea in corsa.
Questo aspetto, per quanto già di livello, sembra però ancora migliorabile: di tanto in tanto penetra sopravvalutando i suoi mezzi fisici o non riuscendo a leggere che la difesa si è chiusa rapidamente. Sembra comunque una lacuna relativamente facile da colmare col passare del tempo, soprattutto quando passerà in NBA, e partire da un rapporto di quasi 3:1 tra assist e palle perse non è affatto male.
Un difensore da costruire
Qualche problema in più presenta invece la sua fase difensiva. Fisicità ed energia sono sempre quelle, preziose in molte fasi, ma spesso si nota come Acuff pecchi per eccesso di generosità, facendosi trascinare fuori posizione dai movimenti dell’attacco o rimanendo bloccato a metà nei pick and roll. Sicuramente deve migliorare la lettura delle situazioni e le capacità di ruotare insieme ai compagni, specialmente contro attacchi che muovono tanto le guardie.
In linea con quelle del resto della squadra (solo 90/a in questa statistica) le 0.9 palle rubate sembrano onestamente poche rispetto al suo potenziale, soprattutto considerata la sua reattività e la rapidità nei primi passi. Lui stesso, però, è molto cosciente del problema. Subito dopo la già citata dilagante prestazione contro LSU di domenica scorsa, la sua prima dichiarazione è stata infatti di critica a sé stesso proprio per le carenti capacità da leader difensivo.
Di certo, pur essendo diventato uno dei giocatori più determinanti della nazione, Darius Acuff Jr. non sembra aver perso la fame di successo e miglioramento che aveva al suo arrivo in NCAA. Non a caso, infatti, nell’ultimo mese ha guadagnato tre posizioni nel nostro super mock draft, attestandosi alla #12, ma la sensazione è che, se dovesse continuare su questi ritmi, la sua combo di produzione offensiva e capacità di pilotare l’attacco potrebbe farlo salire ancora di più in alto. Perchè di leader così completi non ce ne sono tanti, anche in una stagione stracolma di freshman di talento come questa.


