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March Madness 2026 donne – UCLA conquista il suo primo titolo

UCLA W champion
Autore: Isabella Agostinelli
Data: 9 Apr, 2026

UCLA scrive la storia e diventa regina della NCAA femminile travolgendo South Carolina in una finale a senso unico. È il primo titolo per l’ateneo californiano, trascinato da Lauren Betts in versione MOP e da una Gabriela Jaquez semplicemente perfetta, vera protagonista della finale. Ma non è stato un torneo per tutti da incorniciare: il discusso comportamento di coach Geno Auriemma e l’ennesimo stop in semifinale per Texas sono le note dolenti di questa edizione della Madness.

Riviviamo insieme tutte le emozioni delle fasi finali del Torneo che ha visto le quattro numero 1 arrivare alle Final Four.

UCLA, la nuova regina

Avevano deciso di vincere ancora prima di scendere in campo. E così hanno fatto. Le Bruins hanno sprigionato tutto il loro potenziale travolgendo South Carolina con uno scarto di 28 punti, il terzo più ampio nella storia delle finali. UCLA ha dominato ogni aspetto del gioco: dalla precisione al tiro (43% contro un misero 29%), ai punti in area (40-28) e dall’arco (42% – 13%), fino al controllo dei rimbalzi (49- 37). Un’egemonia tecnica, tattica e fisica concretizzata nel punteggio finale di 79 a 51.

Il tentativo di coach Dawn Staley di cambiare l’inerzia con un pressing a tutto campo nel secondo quarto non ha sortito effetti. Le californiane si sono adattate immediatamente, impedendo alle avversarie di rientrare in partita grazie a uno sforzo corale che ha visto tutte le cinque titolari andare in doppia cifra.

Università più vincente di tutte in campo maschile con 11 successi, per UCLA si trattav invece del primo titolo femminile dell’epoca NCAA. L’ultimo trionfo risaliva al 1978, in epoca AIAW (Association for Intercollegiate Athletics for Women): un’altra era della pallacanestro. Questo traguardo è stato raggiunto da un gruppo di sei senior che ha messo sul parquet la volontà di chiudere la carriera collegiale nel modo più alto possibile.

Betts e Jaquez, le due pedine vincenti

Il successo di UCLA porta la firma di Lauren Betts e Gabriela Jaquez. Entrambe senior e prospetti WNBA, hanno trascinato le proprie compagne con una prova di forza sotto i tabelloni: 14+11 per Betts e 21+10 per Jaquez.

Il premio di MOP (Most Outstanding Player) delle Final 4 è andato a Lauren Betts, già decisiva nella semifinale contro Texas con 16 punti e 11 rimbalzi. Il riconoscimento corona una stagione eccezionale, dopo i titoli di Player of the Year e Defensive Player of the Year della Big Ten. Per Betts è la chiusura di un cerchio personale dopo la una profonda crisi che l’aveva portata quasi al ritiro nel suo anno da freshman. A UCLA ha trovato l’ambiente giusto per rinascere e confermarsi tra le migliori atlete del Paese.

Gabriela Jaquez ha invece giocato la partita della vita nel momento più importante. Oltre ai punti e ai rimbalzi, l’ala ha messo in campo una leadership che ha fatto impennare le sue quotazioni per il prossimo draft. Una performance vissuta davanti agli occhi del fratello Jaime Jaquez Jr, oggi ai Miami Heat e già semifinalista con UCLA nella storica partita decisa dal buzzer beater di Jalen Suggs.

Cori Close, la vittoria in nome di John Wooden

L’architetto di questo trionfo è Cori Close. In quindici anni ha costruito un programma all’altezza di John Wooden, suo mentore e guida per una vita. “Se sono l’allenatrice che sono, lo devo tutto a lui. Non volevo deluderlo“, ha spiegato Close, che ereditò la panchina proprio nell’anno della scomparsa del leggendario coach. Il titolo di UCLA affonda le radici nei principi di Wooden: il carattere che eleva il talento, la Competitive Greatness – la serenità interiore di chi sa di aver dato tutto-  e il rispetto della persona prima che dell’atleta.

È questa filosofia ad aver forgiato una squadra capace di dominare la finale senza mai perdere l’equilibrio emotivo. Un successo fondato sull’integrità, riconosciuto persino da coach Dawn Staley: “Posso accettare la sconfitta perché è arrivata contro una brava persona che lavora per il bene di questo sport“. Portando UCLA sul tetto d’America, Cori Close ha dimostrato che la gentilezza e la competenza possono essere l’arma vincente.

Cori Close

La legacy di South Carolina continua

 South Carolina non conosce rebuilding. E lo ha dimostrato anche questa stagione. Dal 2021 a oggi, le Gamecoks hanno raggiunto sei Final Four consecutive e disputato quattro finali. Una costanza che permette a coach Staley di mantenere il programma ai vertici del recruiting nazionale, con la prossima classe di matricole già valutata come la quarta migliore del Paese. La forza di Staley non risiede però solo nella scelta del talento, ma nella capacità di far emergere protagoniste solide come Joyce Edwards e Tessa Johnson e vincere anche in assenza di stelle conclamate.

La programmazione per la prossima stagione è già avviata e punta a risolvere l’unico vero limite mostrato in questa finale: l’assenza di una tiratrice pura. È un tassello fondamentale che coach Staley cercherà con ogni probabilità nel transfer portal, per aggiungere pericolosità dall’arco a un roster che resta tra i più fisici della nazione. Anche senza il titolo, la legacy di South Carolina non ne esce ridimensionata: il programma ha già spostato l’obiettivo sul 2027.

UConn, una Final Four da dimenticare

L’imbattibilità di UConn, durata ben 54 partite, si è infranta contro la fisicità di South Carolina e il nervosismo di Geno Auriemma. Il coach è stato il protagonista in negativo della semifinale per un alterco verbale con Dawn Staley a fine partita che ha attirato dure critiche dagli addetti ai lavori, oscurando persino la frustrazione di Sarah Strong, arrivata a strapparsi la maglia in campo.

Al di là del comportamento di Auriemma, che si è poi scusato, i dati confermano il dominio tecnico delle Gamecocks: la loro difesa ha asfissiato le Huskies, costringendo le stelle Strong e Fudd a un pessimo 7/31 al tiro. Il crollo definitivo è maturato nel terzo quarto (20-9 per South Carolina), sigillato da un controllo totale dei rimbalzi (47-32) che ha tolto a UConn ogni possibilità di replica.

Texas: l’eterna incompiuta

Questa partita mi perseguiterà come allenatore, probabilmente fino al giorno in cui morirò”. Parole di coach Vic Schaefer, scosso dalla prestazione delle sue ragazze in semifinale.

La sfida contro UCLA non verrà di certo ricordata per la qualità del gioco: le Bruins hanno commesso 23 palle perse,  mentre le Longhorns sono rimaste prigioniere della serata da incubo di Madison Booker, che ha chiuso con un pesante 3/23 dal campo. Per Texas la sconfitta brucia il doppio, arrivando dopo il trionfo su Michigan nelle Elite 8 (+34 punti) e il titolo di conference strappato a South Carolina.

Questo fallimento alimenta i dubbi sulla capacità di Schaefer di vincere il titolo nazionale: resta da capire se il suo approccio conservatore sia un limite insuperabile che condannerà i suoi programmi al ruolo di eterni secondi.