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Francesca Baldassare: “Siamo ambiziose a Virginia Tech”

Francesca_Baldassarre
Autore: Isabella Agostinelli
Data: 26 Ago, 2026

Un 2026 vissuto a mille all’ora: la maturità, la terza posizione tra le migliori realizzatrici degli Europei U18 e due stagioni di crescita costante a Battipaglia, tra A1 e primi grandi spazi. Ora Francesca Baldassarre lascia l’Italia per Virginia Tech, pronta a mettersi alla prova nella NCAA con un obiettivo dichiarato per il futuro: l’Eurolega.

Iniziamo da questi europei U18: qual è il tuo ricordo più bello?
Sicuramente il gruppo con cui ho affrontato questa esperienza: siamo molto unite ed è stato quindi bello condividere il campo con le mie compagne. Abbiamo giocato a testa alta ogni singola partita, ma quella che mi poterò dietro come ricordo è la prima partita contro il Belgio (persa per 55-62 con 12 punti di Francesca ndr), dove abbiamo dato tutte l’anima in campo.

Sei stata la terza miglior realizzatrice del torneo (con una media di 16.3 punti a partita) . Quanta fiducia ti dà questo riconoscimento?
È stata la conferma che l’impegno messo durante l’estate ha dato i suoi frutti, e porterò con me in America l’orgoglio per questo duro lavoro.

Tra maturità, Europei e la partenza per gli Stati Uniti, il 2026 è stato per te un anno di svolta. i puoi stilare una tua personale classifica di questi tre appuntamenti e spiegarci cosa hanno rappresentato per te?
Se devo essere sincera, sono tre momenti diversi che si sono susseguiti e che porto con me in modo diverso. La maturità è stata la chiusura di un percorso lungo, e mi ha dato la libertà di lasciarmi alle spalle i pensieri scolastici per un po’. Gli Europei sono stati un momento di puro divertimento, l’ultima grande occasione prima del cambiamento più importante: la partenza per gli USA, che per me è un vero e proprio nuovo inizio.

Andare a giocare negli USA è stata una decisione presa negli ultimi tempi o avevi già in programma di intraprende questa strada?
È un’idea nata quasi un anno fa, di cui si parlava più come possibilità che come certezza. Poi, negli ultimi mesi, è arrivata la svolta: Virginia Tech si è fatta avanti, contattando direttamente i miei procuratori e l’agenzia 13Basketball Management di cui faccio parte.

Hai chiesto consiglio a qualche compagna di squadra, o di nazionale? 
In realtà ne ho parlato molto con la mia famiglia, con le persone che mi sono più vicine e ovviamente con i miei procuratori.

Ci sono state altre proposte sul tavolo? 
Sì, mi avevano cercata anche in Italia, ma credo che l’esperienza al college sia un’opportunità imperdibile, soprattutto a questa età, e quindi ho deciso di intraprendere questa strada.

Quali sono stati gli aspetti che ti hanno convinta a firmare per Virginia Tech?
Diversi fattori. Innanzitutto l’attenzione che Coach Megan Duffy dedica alle giocatrici e alla loro crescita individuale. Poi la cura nei dettagli: mi hanno spiegato per filo e per segno come funziona il sistema americano e il progetto tecnico. E infine l’ambizione del programma: è una squadra con obiettivi alti, e questo per me ha fatto la differenza.

Su quali aspetti speri in particolare di lavorare?
Spero di migliorare sotto tanti aspetti. So che Coach Duffy è un’allenatrice di grande esperienza, e voglio sfruttare al massimo questo anno per imparare da lei il più possibile.

Avete parlato anche di quale sarà il tuo ruolo in squadra?
Essendo una freshman, ci sarà sicuramente una fase di ambientamento. Ma so che il mio compito, in questo primo periodo, è soprattutto imparare e migliorare, mettendo da parte altre aspettative.

Sei l’unica straniera del roster e l’unica con esperienza da professionista e in nazionale: pressione o stimolo in più?
La vivo come uno stimolo, più che come un peso. Le mie esperienze — il professionismo, la nazionale — spero possano essere solo un punto di partenza, qualcosa da condividere con la squadra, non un motivo per sentirmi diversa o superiore a loro. Anzi, il mio obiettivo è soprattutto imparare dalle mie compagne: ognuna avrà qualcosa da insegnarmi, dentro e fuori dal campo.

A livello tecnico e tattico, cosa pensi di poter portare alla tua futura squadra?
Penso che il mio contributo sarà complementare al loro, più che simile: il basket europeo e quello americano sono quasi due mondi opposti. Ma proprio da questa fusione di stili spero possa nascere qualcosa di nuovo, la combinazione giusta per la squadra.

Parliamo della tua esperienza a Battipaglia: cosa ti porti dietro delle due stagioni nella massima serie? 
Battipaglia ha rappresentato due anni fondamentali del mio percorso: il debutto in A1 il primo anno, e poi, nel secondo, uno spazio sempre più importante all’interno del campionato (passando da 10,7 a 28.8 minuti di media ndr). Di quella città porto con me soprattutto il calore dei tifosi, e un pensiero speciale va a coach Lorenzo “Lollo” Serventi, che nel mio primo anno mi ha aiutata tantissimo a crescere.

Capitolo NIL. c’è un prodotto o un settore che ti piacerebbe portasse il tuo nome o che ti scegliesse come suo ambassador in questa esperienza americana?
Diciamo che sull’ambito NIL sono ancora una principiante (ride) — ma se dovessi scegliere, mi piacerebbe che il mio nome finisse in più settori possibili, altro che uno solo!

Sei appena arrivata negli USA: aspettative vs realtà? 
L’impatto culturale è stato forte, ma in un certo senso me lo aspettavo: quello che ho trovato corrisponde molto a quello che avevo immaginato prima di partire. Quello che mi ha colpita di più è il loro approccio alla giornata: il modo diretto e pratico con cui affrontano impegni e problemi.

Notre Dame, Duke e North Carolina State sono nomi di altissimo livello contro cui giocherai nel corso della stagione. Che effetto ti fa sapere che affronterai squadre così?
Sono squadre che ho sempre sentito nominare, che per me erano quasi un mondo a parte rispetto al basket che conoscevo. Ora che mi ritrovo davvero a poterle affrontare, sembra quasi un sogno.

Tra quattro anni, a esperienza americana conclusa, come ti immagini e dove ti vedi?
Dopo questi anni in America, spero di essere cresciuta molto, sia dal punto di vista cestistico che personale. E magari, un giorno, questa crescita potrebbe portarmi fino in Eurolega.