Quote by ACC sempre nel caos, Big Ten rischia il flop

 

 

 

Chi entra… Wichita State

La decima vittoria consecutiva di Wichita State ha permesso agli Shockers di tornare dopo un anno di nuovo nella top 25 della nazione (ultima volta febbraio 2016). Il merito a chi va? A quel genio di coach Gregg Marshall e al suo basket fondato su solidi principi democratici: dieci uomini che giocano almeno 13 minuti a partita, con tre soli giocatori in doppia cifra di media (Markis McDuffie, Landry Shamet, Darral Willis Jr) e gli altri sette che mettono a referto almeno cinque punti a partita. Un sistema democratico che dà i suoi frutti sia in attacco che in difesa, con gli Shockers che sono nella top18 nazionale per efficienza su entrambi i lati del campo.

Shaquille Morris (Wichita State)

Tutto comincia nel proprio pitturato dove Wichita State, grazie all’atletismo e la taglia di giocatori come Shaquille Morris, Willis Jr e Rauno Nurger, fa diventare per  gli avversari una vera e propria impresa arrivare al ferro (41.7% concesso da due, quinti a livello nazionale). In attacco, poi, la palla gira costantemente con un gioco dentro-fuori capace di esaltare ogni partita un giocatore diverso, senza dimenticare l’ottima mano dalla lunga distanza degli Shockers (39.8% da tre, 13esimi in Ncaa) guidati dal cecchino Conner Frankamp. Con un record di 15-1 sono appaiati, insieme a Illinois State, in cima alla Missouri Valley e saranno decisive le ultime due partite di regular season per il titolo della MVC. La partenza di due leggende come VanVleet&Baker non è stata quella tragedia greca che tutti si aspettavano: a conferma di ciò date un’occhiata alla tabella qui sotto.

E chi esce…South Carolina

3 sconfitte nelle ultime 4 partite contro le non irresistibili Alabama, Arkansas e Vanderbilt (le prime due in casa) sono il motivo che non solo ha escluso South Carolina dalla top25 ma che, con grandi probabilità, l’ha estromessa dalla lotta per il titolo della SEC che ora rimane una corsa a due tra Kentucky e Florida. Un momento delicato per i Gamecocks che coach Frank Martin ha imputato a un problema di mentalità più che ad un aspetto tecnico-tattico. Certo è che la difesa, vero punto forte di South Carolina (terzi per efficienza in tutta la nazione), ha fatto registrare preoccupanti passi indietro nelle ultime uscite, specialmente per quel che riguarda la fase difensiva sul perimetro. Ad esempio nelle ultime due gare gli avversari hanno tirato dalla lunga distanza rispettivamente con il 36% e il 50% , un’enormità per una squadra abituata a concedere in stagione il 28.9% (secondi in tutta la Ncaa).

Frank Martin (South Carolina)

Allo stesso tempo, come afferma coach Martin, la squadra sta mostrando un preoccupante calo di concentrazione lungo l’arco dei 40 minuti come dimostrato dai parziali che subisce, dai problemi di falli del duo titolare in frontline (Silva e Kotsar) o dal black-out totale di P.J. Dozier che nelle tre sconfitte ha chiuso con 19/51 dal campo e un pessimo 2/11 ai liberi. Un trend negativo che non è riuscito a invertire nemmeno il senior Sindarius Thornwell che, nelle ultime 4 partite, sta viaggiando a 30 punti e 9 rimbalzi di media. La prossima partita sarà contro Florida, una buona occasione non solo per riscattarsi ma soprattutto per allontanare i fantasmi della passata stagione quando i Gamecocks chiusero con una serie di prestazione negative che ne segnarono l’esclusione dalla Big Dance.

 

 

Quote by Chaos in the ACC, fiasco in the Big Ten

21/02/2017