Quote by Acc/Big Ten, valanga Spartans e Duke clutch

La sfida tra le squadre di due delle migliori conference del college basketball è stata stravinta dall’ACC che ha chiuso 11-3 il conto con la Big Ten, scarto mai visto dal 1999, anno di nascita del Challenge. I due big match sono stati vinti però da Purdue e Michigan State: dopo avervi raccontato le prime 7 partite, vediamo cosa è successo nelle ultime due giornate con qualità dello spettacolo decisamente migliore.

Difesa, panchina e molto altro

“I shouldn’t complain about one thing”. Tom Izzo di solito non è mai del tutto soddisfatto, ma la partita giocata dai suoi Spartans contro Notre Dame è stata praticamente perfetta con il +20 dell’intervallo che è diventato 81-63 alla sirena. In controllo dall’inizio alla fine, Michigan State ha mostrato tutto il suo potenziale, confermandosi la più pericolosa avversaria di Duke per il titolo. Il “Man of the Match” è stato Cassius Winston, (17 punti, 5 rimbalzi e 7 assist) che ha risposto all’unico parziale dei Fighting Irish tornati a -7 nel secondo tempo, con un paio di bombe pesantissime per un 5/6 complessivo dalla lunga distanza. La prima spallata alla partita l’ha data però Joshua Langford con questi tre canestri di fila

 

Fondamentale il supporting cast di Tom Izzo che non ha avuto bisogno quindi di una gran partita di Miles Bridges. Il migliore giocatore degli Spartans si è un po’ accontentato di sparacchiare da 3 (1/7), anche se l’infortunio alla caviglia che lo ha condizionato nelle ultime partite è sembrato definitivamente superato quando ha chiuso così la miglior giocata della gara

 

La gara è stata decisa a rimbalzo con cifre impietose per Notre Dame doppiata 42-21 (con 15 offensivi), con un apporto scarsissimo dalla panchina: 16 punti, 20 rimbalzi e 10 assist per le riserve Spartans, 2 punti e 4 rimbalzi per quelle Fighting Irish. Questi due dati evidenziano i problemi del roster di Mike Brey che può fidarsi veramente di 6 giocatori e che ha come miglior rimbalzista il solito undersized Bonzie Colson. Che ha faticato contro Jaren Jackson Jr. tirando con il 31% (6/19), ma alla fine ha messo insieme una partita da 17 punti, 6 rimbalzi, 5 rubate e 4 stoppate.

Si scrive Duke, si legge clutch

17.6% da tre, Wendell-Carter Jr. fuori per falli e la tua panchina che segna solo 5 punti in una Assembly Hall in versione girone infernale dovrebbe significare sconfitta per qualsiasi squadra. Qualsiasi squadra che non si chiami Duke. A 6’31” dalla fine di una partita bellissima, giocata con grande intensità con una serie di sorpassi e controsorpassi (17 pareggi e 16 lead changes) e dopo questi due canestri di Juwan Morgan e De’Ron Davis l’inerzia sembrava essere a favore di Indiana.

 

Se c’è qualcosa, però, che abbiamo imparato in questo inizio di stagione è che i Blue Devils danno il meglio nei finali di partita. Dopo questi due canestri, parziale di 22-8 per i ragazzi di coach K trascinati dal solito Marvin Bagley e da un Grayson Allen in versione killer silenzioso, chirurgico dal campo (7/12 per 21 punti) e clutch al momento opportuno, in una parola: leader.

 

In teoria la pack-line defense di coach Archie Miller doveva blindare l’area, in pratica la coppia Bagley (23+10)-Wendell Carter Jr (18+12) ha banchettato. L’unico rammarico per Indiana? Gli errori ai liberi (16/26).

La vittoria di prestigio degli Hurricanes

Miami ha vinto lo scontro tra due squadre in top 15 sbancando il campo di Minnesota alla prima sconfitta stagionale. Lo scarto di misura, 86-81, in realtà non rende giustizia agli Hurricanes che sono stati in vantaggio praticamente per l’intera partita, senza perderne mai il controllo. Dewan Huell decisivo con 23 punti, pur marcato da un grande difensore – e stoppatore – come Reggie Lynch.

 

Miami si presentava al primo vero ostacolo stagionale con un solida difesa e brutte percentuali da tre e ne è uscita completamente ribaltata. I ragazzi di Jim Larranaga hanno tirato col 40% da tre, mentre in difesa hanno concesso troppo, incassando più di 65 punti per la prima volta in stagione. Ma hanno grandi potenzialità e un reparto di esterni con giocatori grossi, atletici e pericolosi in attacco.

Block party rovinato per i Gophers, a cui non sono bastate 12 stoppate (7 del solo Lynch) per restare imbattuti. Tenuta in gara grazie i molteplici viaggi in lunetta, Minnesota va dove la porta la sua difesa, ma ha pagato anche troppo l’assenza di Dupree McBrayer. In quintetto è partito per la prima volta il freshman Isaiah Washington che ha voluto spesso strafare (6/17) anche se nel finale ha dato un po’ di scossa ai suoi compagni. Ottava doppia-doppia in 8 partite per Jordan Murphy (17+14 e 3 stoppate).

Maye leader, North Carolina si rialza

UNC ha battuto Michigan 86-71 in un match che si è fatto vedere. I ragazzi di coach Roy Williams venivano da una prestazione da 45 punti e si sono subito rifatti chiudendo il primo tempo a quota 51. Entrambe le squadre hanno tirato in modo pazzesco da 3 nei primi 20′ (6/11 UNC e 7/15 Michigan). La differenza però l’hanno fatta i canestri in area dove i Tar Heels sono stati guidati ancora una volta da Luke Maye che oltre ai 27 punti (quinta gara su sette con 20+ punti) ha fatto tante piccole ma decisive cose. Tre solo in questa azione

 

Parlando di lunghi saliti alla ribalta delle cronache dopo aver disputato un ottimo Torneo Ncaa (Maye è uno di questi), a tratti si è rivista l’onnipotenza del pivot tedesco Moritz Wagner. Il suo box score recita 20 punti con 9/13 dal campo e 9 rimbalzi, con alcuni canestri di pregevole fattura. Sembra essersi integrato piuttosto rapidamente nell’attacco di coach John Beilein anche il transfer Charles Matthews, che ha mandato a bersaglio la tripla nata da un’ottima circolazione di palla dei Wolverines.

 

Il tiratore turco e le altre

Dopo aver iniziato malissimo (0-11 in oltre 5′ senza segnare), NC State è venuta a capo di Penn State, anche se ha sofferto praticamente fino alla fine. Attenzione a Tony Carr, sophomore dei Nittany Lions che viaggia a 21 di media e ha fisico e tecnica da piano di sopra. Coach Kevin Keatts invece si gode la nuova versione di Omer Yurtseven, che esce dalla panchina per cambiare faccia ai Wolfpack con il suo fisico decisamente ingrossato rispetto all’anno scorso. In difesa il centro turco gioca ancora con la grinta di un panda, mentre in attacco usa molto di più il pick ‘n’ pop anche per tirare dall’arco: 3/3 tutte frontali contro Penn State.

 

Sotto nel primo tempo, Clemson ha rifilato 20 punti a Ohio State nella ripresa in una partita tra due programmi che avranno poco da dire quest’anno. Lo stesso si può dire per Nebraska e Boston College, con i Cornhuskers che alla fine hanno fatto valere il fattore campo e hanno dato la terza vittoria alla Big Ten.