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Addio sfortuna, Rhode Island punta in alto

Dan Hurley (Rhode Island)
Autore: Riccardo De Angelis
Data: 28 Ott, 2016

Dopo un 2015/16 pieno di infortuni e con poche gioie, Rhode Island di coach Dan Hurley si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione con tutte le caratteristiche adatte per un’annata memorabile: un backourt di primissimo livello per l’Atlantic 10, due lunghi di sicuro spessore difensivo e una panchina lunghissima. I Rams non centrano la partecipazione al Torneo Ncaa dal lontano 1999: questo potrebbe davvero essere l’anno buono per tornare a danzare nel mese di marzo.

Qualcosa di buono da un anno duro

L’assenza di E.C. Matthews si è rivelata determinante per le sorti della scorsa stagione. L’esterno di Detroit veniva da un eccellente anno da sophomore chiuso a quota 16.9 punti, 4.6 rimbalzi e 2.0 assist di media ed era uno dei seri candidati per vincere l’A-10 Player of the Year. Invece la sua stagione è durata meno di un tempo, visto che un infortunio al crociato nell’opening dei Rams contro American lo ha tenuto lontano dal campo per tutto il 2015/16. Senza di lui e con il susseguirsi di acciacchi vari che, di volta in volta, hanno colpito un po’ tutti i giocatori in rotazione, URI ha vissuto un’annata altalenante nei risultati chiusa con l’eliminazione al secondo turno dell’Atlantic 10 Tournament. Il record finale è stato di 17 vittorie e 15 sconfitte: troppo poco per poter lontanamente sperare nella benevolenza del comitato del Selection Sunday.

Ci sono, però, almeno due aspetti positivi ricavabili da una stagione così difficile. Innanzitutto, la difesa. Marchio ben impresso da coach Hurley già in precedenza, Rhode Island è stata la miglior squadra della propria conference per numero di punti concessi a partita (64.8) e per stoppate rifilate (5.0), oltre ad aver detenuto un buon quinto posto per percentuali dal campo concesse (42.6%). Secondo le analisi di Kenpom, i Rams si sono piazzati al 63/o posto dell’intera Division I per efficienza difensiva. Certo, nulla a che vedere con l’eccellente nono posto del 2014/15 (record 23-10), ma pur sempre un risultato di tutto rispetto per una squadra priva della propria stella e continuamente alle prese con mille infortuni.

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Jarvis Garrett in versione Venerdì 13

In secondo luogo, l’assenza di Matthews sembra aver accelerato il processo di crescita di diversi giocatori che hanno dovuto necessariamente fare un passo avanti. Fra gli esterni, Jared Terrell, principale terminale offensivo della stagione passata: se migliorasse ulteriormente le proprie percentuali dal campo, potrebbe diventare un’arma letale nel backcourt di URI. Parlando di tiro, quello dall’arco del junior Jarvis Garrett è già una garanzia (41.9%). Playmaker solido (1.99 nell’assist/turnover ratio in carriera), il nativo di Milwaukee è stata una delle note più liete dello scorso anno, oltre ad aver enormemente stuzzicato l’immaginario dei tifosi per aver giocato diverse partite con una maschera degna del Jason di Venerdì 13 in seguito ad una frattura al volto.

Chi è tornato e chi è arrivato

Se la solidità difensiva di Rhode Island è fuori discussione, il rendimento dell’attacco non è stato altrettanto entusiasmante (1o6° posto per offensive efficiency sempre secondo i calcoli di Pomeroy). In questo senso, il ritorno di Matthews potrebbe aver l’effetto di una manna dal cielo, date le innate qualità di scorer del giocatore, capace di colpire in scioltezza da tante mattonelle del campo.

Sempre fra gli esterni ci sarà Stanford Robinson, proveniente da Indiana. In uscita dalla panchina, potrebbe rivelarsi importante come sesto uomo: energy guy atletico e capace di ricoprire i ruoli dall’1 al 3 a seconda del tipo di quintetto schierato, ha passato la scorsa stagione (di stop forzato per via delle regole sull’eleggibilità dei transfer) nel lavorare intensamente sul proprio range di tiro, suo principale punto debole.

Fra i lunghi, ritroveremo Kuran Iverson (miglior rimbalzista della squadra nel 2015/16) e Hassan Martin, il cui apporto difensivo nel pitturato si preannuncia – ancora una volta – di grande impatto. Nella stagione passata, Martin è stato il 18° miglior giocatore della nazione per stoppate a partita (2.5) e riconosciuto come Defensive Player of the Year dell’Atlantic 10. Oltre a loro, ci sarà anche il sophomore Andre Berry, centrone poco utilizzato e sorprendentemente molto positivo nel finale di stagione: memorabile la sua prestazione da 15 punti in 13 minuti senza errori al tiro in una insperata vittoria in casa di Dayton.

Il play McGlynn e il centro Watson non ci saranno più ma l’ossatura della squadra è sempre lì, intatta, con maggiore esperienza e ora coadiuvata da ritorni e arrivi molto interessanti.

 

C’è infatti anche un quartetto di freshmen nel quale spiccano i nomi di Jeff Dowtin e di Mike Layssard Jr. Il primo è una combo guard piuttosto alta per il ruolo, con buoni istinti offensivi sia come realizzatore che come passatore. Il secondo è un 4-5 di 206 cm per 127 kg con abilità di rim protector che, in prospettiva, potrebbero farne l’erede di Martin come ruolo nel team.

Rhode Island si ritrova così, nell’arco di un anno, a diventare da cortissima a lunghissima nelle rotazioni. Dea bendata permettendo, ovviamente.

Un italiano a Kingston

Quale ruolo per Nikola Akele in tutto questo? Difficile da dire con certezza, ma pare assai improbabile che l’ex Reyer Venezia possa conquistare più spazi di quelli trovati nella passata stagione da freshman. Anzi, il rischio è che il suo minutaggio possa diminuire ulteriormente in un roster così ampio. L’anno scorso, il suo impiego – per quanto non altissimo – è stato superiore alle previsioni (13.6 minuti di media) ed è andato di pari passo coi problemi d’infortuni dei suoi compagni.

Nikola Akele (Rhode Island)

Nikola Akele contro Umass

Dopo l’infortunio di Pierfrancesco Oliva (che vi abbiamo raccontato qui), Akele sarà l’unico italiano della A10 e dovrà confermarsi utile nel ruolo da gregario che l’anno scorso ha svolto bene: in genere poco coinvolto in attacco, ha comunque avuto una discreta percentuale complessiva al tiro (45.5%), mentre è stato un disastro nei liberi (5/18 in totale). In difesa è cresciuto nel corso della stagione, pur pagando dazio in termini di stazza fisica quando schierato da 4, cosa avvenuta molto spesso. La concorrenza interna sia nel ruolo di ala piccola che in quello di ala grande è davvero elevata: solo il campo potrà dirci se tutti questi mesi di lavoro in palestra ci mostreranno un Akele pronto a calarsi nel nuovo assetto.

 

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