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Arizona nelle sabbie di Houston, Villanova regola Michigan

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 25 Mar, 2022

Nelle Sweet 16 della South Region, sia Houston che Villanova si impongono in maniera autorevole senza aver bisogno di brillare in mondo incredibile. Un altro segno della grande solidità che contraddistingue queste due squadre.

 

#5 Houston 72 – #1 Arizona 60

Arizona è stata per tutto l’anno una macchina da corsa, ma Houston sembra proprio sabbia nel motore per qualunque squadra. Questa la morale della favola dell’incontro che ha visto i Cougars far fuori la numero 1 del proprio tabellone e proseguire una marcia al Torneo che potrebbe essere lunga, ancora una volta.

Houston ha fatto un ottimo lavoro nell’imporre il proprio ritmo e nel trovare di volta in volta contromisure difensive alle soluzioni preferite dagli avversari, togliendoli sistematicamente dalla propria comfort zone. In attacco non sono state proprio tutte rose e fiori, ma la forza dei Cougars sta nell’avere sempre qualcuno che risponde presente. Stavolta Taze Moore è sparito (3 punti e 4 falli spesi in 17 minuti dopo i 21 punti rifilati a Illinois), ma in compenso c’erano Kyler Edwards coi suoi canestri pesanti e non sempre semplicissimi (19 punti, 6/13 al tiro) e Jamal Shead. Sophomore e astro nascente della squadra, lo chiamano “Jolly” per via della sua contagiosa energia positiva, ma Arizona ha avuto proprio poco di cui sorridere con lui: 21 punti (di cui 15 nel secondo tempo) e 6 assist mostrando fiducia a palate nel condurre la squadra in cabina di regia.

Coach Tommy Lloyd e i suoi ragazzi sapevano cosa si sarebbe parato loro di fronte, ma evidentemente ce ne passa fra le sessioni video e l’esperienza diretta. Oltretutto Arizona non ha potuto contare su un Kerr Kriisa in forma accettabile: male lui (1/7 al tiro, 1 assist, 2 perse e 4 falli in 19 minuti) e malissimo l’altra metà del duo baltico, visto che Azuolas Tubelis si è ritrovato completamente ingabbiato dagli avversari, mettendoci anche del proprio (0/8 al tiro e 4 perse in 23 minuti).

33.3% al tiro e 14 perse, l’unico dato di squadra davvero buono per Zona è stato quello dei rimbalzi offensivi (ben 16, ma Houston ha comunque detto la propria catturandone 12), cosa che però non è bastata per rimanere coi piedi ben saldi nella partita, tant’è che i Wildcats si sono dovuti produrre (invano) in un assalto all’arma bianca nei minuti finali davvero poco caratteristico per loro.

 

#2 Villanova 63 – #11 Michigan 55

La disciplina che contraddistingue Villanova non sta solo in attacco. Così come aveva respinto la carica di Ohio State con la difesa, la squadra di Jay Wright ha gestito una partita difficile – e che in altre mani sarebbe potuta scappare via in qualsiasi momento – con uno sforzo encomiabile nella propria metà campo. Questo ha fatto davvero la differenza in una gara in cui Nova non ha tirato molto meglio di Michigan (37.3% da una parte e 34.4% dall’altra) e non ha nemmeno avuto più liberi a disposizione degli avversari (12 contro 14).

Inutile continuare a parlare dei centimetri che mancano ai Cats: è evidente che possono sopperire a questa mancanza con l’organizzazione. A un certo punto nel secondo tempo, ogni volta che i Wolverines davano palla sotto, c’era come uno sciame di formiche rosse che scattava attorno al pallone, pronte a complicare e sporcare anche quelle che in teoria sarebbero conclusioni fattibili. Lo sa Hunter Dickinson, che ha sì messo insieme un 15+15, ma ha anche tirato con un 6/16 dal campo non proprio ottimale.

Jermaine Samuels (22 punti, 7 rimbalzi, 2 stoppate) sta giocando la sua migliore pallacanestro di sempre, Collin Gillespie (12 punti) continua a essere una sentenza quando c’è da mettere il tiro della staffa e Caleb Daniels (8 punti, 9 rimbalzi, 3 assist) ha dato una gran bella spinta nella ripresa. Le individualità contano, ma il gruppo viene prima di tutto, in difesa (come già detto) e in attacco: ricerca del compagno libero o del mismatch migliore da sfruttare sono le costanti di una squadra che gioca sempre allo stesso modo, anche quando i tiri non entrano per qualche minuto.

Lo scontro con Houston alle Elite Eight forse non sarà dei più frizzanti, ma potrebbe essere quello a più alto contenuto tecnico dell’intero Torneo.

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