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Kansas si salva con Martin, Miami nella storia

Autore: Redazione BasketballNcaa
Data: 26 Mar, 2022

Saranno Kansas e Miami a giocarsi l’accesso alle Final Four nel Midwest Regional. Gli Hurricanes con autorevolezza hanno regolato Iowa State, mentre Kansas ha sofferto più del previsto contro Providence a causa di un attacco spuntato.

#1 Kansas – #4 Providence 66-61
#10 Miami – #11 Iowa State 70-56

La difesa asfissiante di Kansas

Kansas si aggiudica per 66-61 una gara piuttosto complessa. Nel primo tempo il ritmo è basso, ma la partita resta scorrevole, senza troppi fischi e un’intensità sopra la media. La fisicità dei duelli tende a renderla, a tratti, confusa e poco pulita tecnicamente. Le cose cambiano nella seconda metà, con entrambi gli attacchi che girano decisamente meglio. Providence ricuce il distacco accumulato e se la gioca fino all’ultimo minuto.

Se difensivamente il piano partita è stato preparato ed eseguito molto bene da Kansas, in attacco la palla non ha voluto entrare per parecchi minuti. A sistemare tutto è stato Remy Martin, senza dubbi MVP del match. Sul 4-4 dopo sei minuti, il transfer da Arizona State ha messo le cose in chiaro: lay up, tripla e stepback dal midrange, per portare i Jayhawks sopra di 7. Alla fine ha chiuso con 23 punti, 7 rimbalzi e 3 assist, prestazione di carattere in una giornata non brillante per i compagni. Ochai Agbaji ha alzato il livello difensivo e non di poco, ma in attacco, alley-oop a parte in un momento decisivo del match, non è riuscito a incidere come ci si aspetta da lui. La squadra di Bill Self ha tirato 2/15 da tre punti, mettendo in mostra alcuni dei suoi limiti in ottica Elite Eight.

Quanto a Providence, la squadra ha davvero faticato a mettere la palla nel canestro. La rimonta del secondo tempo è arrivata sulle ali dell’entusiasmo e dei canestri sia di Ed Crosswell (un vero lottatore d’area) sia di Noah Horchler, autore di due triple consecutive fondamentali a metà secondo tempo. La difesa ben organizzata di Kansas ha contenuto AJ Reeves, piuttosto spaesato anche nel finale (quando ha perso per distrazione l’occasione di una tripla aperta). Al Durham ha chiuso con 21 punti, 7 rimbalzi e 4 assist ma è andato a sprazzi, con tante soluzioni forzate senza mai dare la sensazione di essere in controllo.

Kansas riesce così a superare anche le Sweet Sixteen, nonostante il livello di fisicità e intensità della partita. Providence torna a casa e, nonostante la sconfitta, non può che essere contenta della stagione, molto al di sopra delle aspettative. La sfida di domenica contro Miami promette bene con l’unico seed No.1 rimasto che va a caccia della quarta Final Four dell’era Self.

Miami nella storia

Gli americani usano dire “good defense, better offense“. Ecco, quando un grande attacco incontra una grande difesa, spesso vince chi ha l’attacco. E questa è in sintesi la storia della gara tra Miami e Iowa State, con gli Hurricanes che appena gli avversari hanno smesso di segnare, hanno messo la freccia e sono volati alle prime Elite Eight della loro storia. Coach Jim Larranaga riesce finalmente a tornare a un passo dalla Final Four. L’ultima volta c’era riuscito nel 2006 con George Mason e anche in quel caso il cammino aveva previsto la sconfitta di una No.1 del regional, UConn.

L’attacco degli Hurricanes ha funzionato alla perfezione. Contro una difesa come quella di Iowa State non si poteva pensare di poter gestire la palla come fatto contro USC (alla fine 14 palle perse, il doppio rispetto al complessivo delle prime due partite), ma Charlie Moore è stato il floor general che tutti gli allenatori vorrebbero. Lucido sotto pressione, fenomenale nell’innescare i compagni (9 assist) e perfetto nello scegliere i momenti giusti per mettersi in proprio con 7 punti pesantissimi nel finale.

Kameron McGusty è stato invece la bocca da fuoco con 27 punti, Jordan Miller utile su entrambi i lati del campo mentre il lungo Sam Waardenburg ha messo in crisi la difesa dei Cyclones non solo con le sue capacità da tiratore (3/7 da tre per il centro neozelandese), ma battendo l’aggressività sulla palla di Iowa State con passaggi dal giusto tempismo per i tagli backdoor dei compagni (5 assist alla fine per lui).

Iowa State è rimasta fedele a se stessa. Brutta, sporca e aggressiva in difesa, ma poi aggrappata alle giocate individuali in attacco che spesso hanno portato a tantissime conclusioni scellerate. Stavolta non c’è stato un vero trascinatore: si sono alternati Gabe Kalscheur, Tyrese Hunter e Izaiah Brockington ma nessuno senza davvero riuscire a incidere o essere dominante, nemmeno a tratti. Il 17/45 dal campo complessivo dei tre principali realizzatori la dice lunga. C’è da dire che la difesa di Miami è stata molto efficace, muovendosi in maniera coordinata, raddoppiando il pick&roll di Hunter e generando alla fine 18 sanguinose palle perse.

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