Già dalla sua prima uscita pubblica al campus, Caleb Wilson è riuscito a farsi amare come pochi altri. Il contesto era una partita di football contro TCU, un content creator lo ha visto e gli ha puntato la telecamera del telefono dritta verso di lui: “Non mi piace Duke. Non mi piace NC State. Non mi piace Wake Forest. Quest’anno strapperemo i loro vessilli e li metteremo sulla nostra cintura verso il titolo”.
Pubblico social (e non solo) in visibilio.
Un po’ spaccone? Sì, forse, ma se poi all’esordio assoluto in maglia UNC ne metti 24 (più 7 rimbalzi, 4 assist e 4 rubate) contro Kansas, con 9/11 dal campo, allora puoi fare ciò che vuoi. Soprattutto perché è solamente il quinto freshman nella storia di North Carolina a esordire con venti o più punti a referto. Insomma, a Chapel Hill, Wilson è da subito un idolo delle folle, tanto che per coach Hubert Davis potrebbe anche vincere le elezioni per il presidente del consiglio studentesco pure senza candidarsi. E non sfigurerebbe nemmeno in quel ruolo.
Stoicismo e lavoro ossessivo
In una delle lezioni di storia in High School gli è stato raccontato dei primi pensatori della storia: i filosofi greci e romani. Lì si è innamorato dello stoicismo, facendo suo il concetto per cui si può controllare solo ciò che dipende esclusivamente da te e quindi non dar troppo peso a ciò che pensano o fanno gli altri. Chiaramente, un atleta non può basare il suo successo solamente sul suo mindset, ma ha bisogno di duro lavoro unito ovviamente a un grande talento. E Caleb Wilson non è uno che si tira indietro.

L’estate precedente al suo arrivo in North Carolina l’ha definita la più dura della sua vita: tre allenamenti al giorno per tre mesi con l’obiettivo di lasciare indietro tutti gli altri freshman della nazione. Come racconta a Slam: “My coaches actually told me I needed to take a break. They told me I was doing too much, but I was just doing a lot of stuff to get the respect of my teammates. And I feel like respect is earned through work”.
Sicuramente il rispetto se l’è guadagnato per il duro lavoro svolto, ma anche grazie a un enorme talento naturale e a un IQ cestistico fuori dalla norma. Prima di ogni partita, Wilson si studia tutti i filmati di chi dovrà marcarlo, soprattutto quelli dove ritiene ci sia un attaccante che gli somigli vagamente. Da lì riesce a estrapolare le tendenze difensive della squadra e come dovrà agire per neutralizzarle.
Per esempio ha studiato la marcatura di Florida State su Somto Cyril, notando che veniva sempre raddoppiato in post. Così facendo la difesa lasciava spazio per lo scarico sull’esterno dell’arco e lì Wilson ha colpito durante la partita.
All-around
L’accoppiata con Henry Veesaar – a cui lo stesso Wilson ha dato il soprannome di Twin Towers di UNC – è incredibilmente funzionale. Sin da subito, i due hanno trovato l’alchimia giusta su entrambi i lati del campo. In difesa rappresentano un grandissimo ostacolo da superare in penetrazione e a rimbalzo, mentre in attacco fanno muovere gli avversari a loro piacimento grazie anche alle grandi abilità da passatore di Caleb Wilson.
Abilità che, a detta dello stesso Veesaar, hanno sorpreso tutti durante i primi allenamenti in cui il freshman nato in Georgia giocava dei lob totalmente inaspettati che puntualmente cadevano nel vuoto. Ora, invece, funzionano benissimo.
Ad inizio anno l’assistant coach Brad Sullivan lo aveva sfidato ad essere uno dei migliori difensori della nazione e la sfida la sta vincendo il freshman. La stazza – 208cm per 98kg – certamente lo aiuta, ma Caleb Wilson non si tira mai indietro quando c’è da combattere. Ispirandosi a Tony Allen e Marcus Smart, il numero 8 di UNC è sempre pronto a gettarsi sulle linee di passaggio e ad anticipare i movimenti avversari in ricezione. Il punto forte, ovviamente, resta la presenza a rimbalzo: con 11 di media a partita, è il quarto rimbalzista della nazione.
Ricapitolando: abilità da ottimo passatore, grande difensore e, ovviamente, superbo attaccante. Ricezione in post? Difesa spacciata. Attacco in penetrazione? Idem con patate. Beh, tutto qua direte voi? Assolutamente no, perché Wilson ha nel repertorio anche un fadeaway dal mid-range che risulta immarcabile per l’altezza a cui lo rilascia e una mano educatissima che gli permette di segnare quasi da ogni parte del campo. E infatti viaggia a 19.5 punti di media nelle 16 partite iniziate tutte in quintetto fin qui giocate da North Carolina, con sole due sconfitte e presenza fissa nel ranking dell’Ap che certificano legittime ambizioni da Final Four.
L’unico fondamentale in cui non risulta letale è il tiro da tre: ne prova in media uno a partita con una percentuale del 25%. Qui c’è tanto da lavorare, ma considerando tutto il resto, questo step gli serve solamente per diventare l’attaccante perfetto che ogni coach vorrebbe in squadra.
Per ora basta e avanza quanto sa fare e a testimoniarlo c’è non solo la sua ascesa nel nostro mock draft, ma anche l’ennesimo record stracciato: è il primo freshman di North Carolina a segnare almeno venti punti per sei partite consecutive. E di freshman discreti a North Carolina ne sono passati.


