Quote by Da Barrett a Shittu, i top internationals

Da tempo l’NCAA ha allargato i confini del suo reclutamento e la presenza degli international players nei roster collegiali è aumentata del 40% dal 2006 al 2016. Di conseguenza, anche la loro presenza nel draft Nba è sempre più rilevante, basti pensare che nel nuovo millennio su 19 prime scelte ben 8 sono ricadute su giocatori non americani, il bahamense DeAndre Ayton ultimo in ordine di tempo.

Tralasciamo per ora i giocatori europei, a cui sarà dedicato un approfondimento speciale, e andiamo dunque a vedere i migliori international player con due quintetti con canadesi e africani, più qualche speciale guest.

Canada Show

Il Canadian Army dell’Ncaa è composto da 179 giocatori sparsi tra le varie Conference e Division, e anche quest’anno alcuni di loro promettono spettacolo. Nel nostro quintetto interamente canadese, il primo nome della lista non può che essere quello di RJ Barrett, recruiting a cinque stelle per tutti e quattro i maggiori portali, nonché il miglior della sua annata.

Vi abbiamo presentato qui la storia del classe 2000 di Mississagua (Ontario) che sarà la probabile prima scelta del prossimo draft ma prima proverà a riportare il titolo a Duke dopo le sconfitte delle ultime tre edizioni. Lo spot di ala piccola non può dunque che essere suo, così come quello da guardia spetta a Nickeil Alexander-Walker che, contrariamente al cugino Shai Gilgeous-Alexander, è rimasto al college. Nel suo anno da freshman a Virginia Tech ha messo assieme una media da 10 punti, 3 rimbalzi e un assist. Non sono numeri da capogiro, certo, ma segnano l’importanza del giocatore nel sistema degli Hokies che quest’anno potrebbe anche puntare al draft.

Al fianco del giocatore di Virginia Tech, un’altra guardia: Andrew Nembhard. Il giocatore appena arrivato ai Florida Gators è uno dei tre canadesi inseriti nella top 100 di Espn e nel recente debutto con la nazionale maggiore del proprio paese ha impressionato molta gente, tra cui Cory Joseph che, a margine della partita con la Repubblica Dominicana, ne ha parlato così: “Mi ha fatto un’ottima impressione. Il suo decision-making è davvero buono. È un playmaker molto simile a me, è furbo e penso stupirà molte persone”. L’ultimo dei tre canadesi presenti nel ranking ESPN è Simisola Shittu. Altro freshman, l’ala grande di Vanderbilt ha subito un intervento chirurgico al legamento crociato nello scorso gennaio, ma dovrebbe essere in grado di prendersi subito il posto da titolare nel quintetto di coach Bryce Drew. Su di lui ci sono tante aspettative, essendo il più alto recruit nella storia dei Commodores, e potrebbe essere il nuovo centro dominante di questa stagione.

A completare il nostro starting five, l’ultimo canadese che potremmo vedere in NBA nella prossima annata: O’Shae Brissett. Classe 1998, condivide con Barrett la città natale, Mississauga, ed il ruolo – l’ala piccola – non il college. Brissett è stato già l’anno scorso titolare inamovibile (38′ di media in campo) di Jim Boeheim a Syracuse dove ha chiuso la stagione con 15 punti e quasi 9 rimbalzi di media. Numeri importanti che infatti lo avevano quasi convinto a dichiararsi al draft per poi fare una saggia marcia indietro.

La solidità africana

Grande difesa ed efficacia a rimbalzo sono i tratti distintivi dei giocatori africani che in molto casi sono poi arrivati in Nba nel corso degli anni, ma in questa annata c’è spazio anche per una guardia dalle mani veloci in netta ripresa dall’infortunio all’anca che lo ha costretto ai box per tutta la scorsa stagione: Ehab Amin. L’ex guardia di Texas A&M Corpus Christi aveva scelto Nevada come nuova squadra, ma dopo le conferme dei fratelli Martin ha deciso di virare su Oregon, dove giocherà con Bol Bol e Louis King, due recruit a cinque stelle dei Ducks.

L’egiziano è dunque il nostro piccolo in un quintetto di lunghi. Il primo da citare è Mamadi Diakite, ala dei Virginia Cavaliers originaria della Guinea che quest’anno si giocherà le sue chances per entrare al draft. In estate ha lavorato con Greg Corso del DBC Fitness, il collettivo creato da David Alexander, colui che ha allenato e trasformato in un All Star Victor Oladipo. Insomma, l’obiettivo del guineano è chiaro: vuole portare il proprio gioco ad un altro livello e quest’anno nella sua stagione da junior avrà i minuti per farlo.

 

Dalla Guinea ci spostiamo in Angola, paese d’origine di Bruno Fernando, lungo di Maryland che si pensava si dichiarasse al draft già quest’anno, mentre ha preferito rimandare di una stagione lo step verso il professionismo. Nel suo anno da freshman ha chiuso con 10.8 punti e 6.5 rimbalzi a partita prendendosi anche i complimenti da John Calipari, che lo ha definito come il miglior giocatore del proprio paese a margine di una partita della nazionale. Di centro in centro è impossibile non citare Udoka Azubuike. Il nigeriano è stato già protagonista nella scorsa Madness con Kansas dichiarandosi e successivamente ritirandosi dal draft per continuare a sviluppare il proprio skill set e trovare modi di difendere fuori dal midrange, sempre più in disuso con il dilagare dello small ball. Al suo terzo anno con i Jayhawks, Azubuike sarà di nuovo il big man titolare ma non sarà più solo come l’anno scorso, visto l’arrivo dei fratelli Lawson a dargli una mano sotto canestro e puntare dritti verso il titolo.

Si resta in Nigeria per il quinto uomo della nostra squadra africana: Charles Bassey. Il lungo classe 2000 è uno dei prospetti a cinque stelle di questa recruiting class e ha sorprendentemente scelto Western Kentucky come base del suo percorso collegiale. La scelta è a doppio taglio: Bassey sarà certamente il giocatore più forte di una conference comunque in crescita come la C-Usa, ma il livello medio delle avversarie potrebbe far risaltare meno le sue prestazioni. Sta a lui mettere insieme numeri da capogiro per confermare le attese.

La stella del Giappone e l’incognita giamaicana

Per la palma di miglior international le stelle di Duke e altri freshman di talento come Bol Bol dovranno vedersela con un giocatore che l’Ncaa ormai la conosce molto bene player: da Sendai, Rui Hachimura sta per iniziare il suo terzo anno con Gonzaga e in questa pre-season sta facendo faville con il Giappone nelle qualificazioni alla Coppa del Mondo dove mantiene una media di 21.5 punti e 6 rimbalzi a partita, con sole 4 perse in altrettanti match. L’atletismo, la potenza e la taglia lo differenziano da qualsiasi altro giocatore giapponese e recentemente ha dichiarato di voler modellare il proprio gioco sugli stili di Kawhi Leonard e Giannis Antetokounmpo: obiettivo mica male per chi sarà probabilmente all’ultimo anno tra gli Zags.

 

Tutt’altro che fenomenale invece la prima stagione a Kentucky del giamaicano Nick Richards, che ha sofferto non poco il passaggio dal liceo al basket Ncaa. Sarà ancora il centro titolare di UK, ma coach Calipari si aspetta molto di più da lui e spera che questo sia l’anno della sua esplosione. Nella sua prima stagione ha chiaramente deluso le attese, sembrando spesso lento e totalmente fuori dal gioco ma già dal primo torneo alle Bahamas ha dato buoni segnali e la speranza è che abbia ritrovato le sensazioni delle high school e torni a far vedere perché è stato selezionato tra i McDonald’s All-American.