Quote by Da Baylor a USC, le delusioni dell’anno

Essere indicate in preseason tra le migliori 25 squadre della nazione non vuol dire partecipare automaticamente al Torneo Ncaa: ne sanno qualcosa le cinque “deluse eccellenti” che abbiamo selezionato. Dopo essere state inserite nella top25 dell’AP prima dell’inizio della stagione di college basketball, si sono ritrovate (nel migliore dei casi) a giocare il NIT, il torneo di consolazione (qui tutto quello che è successo).

Ecco le squadre che hanno deluso più di tutte con l’X-factor che ha determinato una stagione da “sei bella ma non balli”.

Baylor

Record: 19-15, 8-10 in Big12

Posizione top25 in preseason: 24

X-factor: mancanza di continuità

Sono stati una mina vagante nella propria conference: capaci di vincere contro squadre che sono andate alla Big Dance (Kansas e Texas Tech su tutte, ma anche Oklahoma e Texas per ben due volte) ma finendo comunque sotto il 50% di vittorie, complice un avvio disastroso con 7 sconfitte nelle prime 9 partite. Le uniche certezze della stagione dei Bears sono state la consueta solida difesa match-up di coach Scott Drew (23ª per efficienza in tutta l’Ncaa) e il trio di senior che ha trascinato la squadra: dal go-to-guy Manu Lecomte al sesto uomo dell’anno in Big12 Terry Maston, passando per il totem del pitturato Jo Lual-Acuil Jr (segnatevi i loro nomi in ottica Europa), ma non è bastato. Al NIT sono usciti al secondo turno complice il buzzer beater di Mississippi State e le tante palle perse in attacco (un vero e proprio problema durante tutto l’arco della stagione).

 

Saint Mary’s

Record: 30-6, 16-2 in WCC

Posizione top25 in preseason: 22

X-factor: hanno perso le due partite più importanti

Se le sconfitte contro Washington State e Georgia (in un calendario già abbastanza semplice) nella non-conference schedule avevano reso la strada per il Torneo in salita, un grande inizio di conference nella WCC (partenza di 13-0) con tanto di vittoria a Spokane contro Gonzaga aveva riacceso le speranze dei ragazzi di coach Randy Bennett. Peccato che si siano sciolti sul più bello, prima perdendo contro San Francisco, poi contro BYU nella semifinali del torneo di conference che ha cancellato ogni possibilità di invito al Torneo.

 

Dispiace soprattutto per Jock Landale autore di una stagione straordinaria (ve ne abbiamo parlato qui) che saluta il college con medie di 21.1pts, 10.2reb e 2ast. L’australiano è stato il faro di un attacco nel quale Emmett Naar (2º assistman in Ncaa con 8 assist a partita) e Calvin Hermanson sono andati a intermittenza mentre Cullen Neal e Evan Fitzner hanno deluso completamente come la difesa: passata da essere 26ª per efficienza nella passata stagione a 137ª in quella appena conclusa.

 

Northwestern

Record: 15-17, 6-12 in Big Ten

Posizione top25 in preseason: 19

X-factor: l’attacco

Difficile fare una grande stagione se si concedono 66.5 punti di media agli avversari e se ne segnano soltanto 68.8 (288º attacco in Ncaa) tirando con una percentuale effettiva dal campo del 46% e con il 47.1% da due. Un attacco che per ben tre volte non è stato capace di segnare 50 punti in una partita, una panchina praticamente inesistente e 7 sconfitte consecutive nelle ultime 7 gare non solo hanno reso l’annata dei Wildcats una delusione totale, ma non le hanno permesso neppure di consolarsi con la partecipazione al NIT.

Bryant McIntosh (Northwestern)

Sembra lontana anni luce la scorsa stagione quando per la prima volta nella loro storia giocarono il Torneo Ncaa, sfiorando l’upset al secondo turno contro Gonzaga. A causa dell’entusiasmo generato e con un roster esperto, composto prevalentemente da senior e junior, erano stati inseriti nella top25 pre-stagionale (anche questa una prima volta assoluta nella storia dell’ateneo). Esperienza che non è bastata con la coppia senior Bryant McIntosh – Scottie Lindsey (con il primo che ha giocato una stagione deludente) che lascia la propria eredità al duo Vic Law – Dererk Pardon in vista del prossimo anno.

 

Minnesota

Record: 15-17, 4-14 in Big Ten

Posizione top25 in preseason: 15

X-factor: la difesa

Sono passati dall’essere la 22ª miglior difesa per efficienza alla 152ª, concedendo 75.1 punti a partita e alte percentuali sul perimetro agli avversari. Le scusanti dei problemi fisici di Amir Coffey (14 punti di media ma in sole 18 partite giocate e fuori da fine gennaio) e dei problemi extra-campo di Reggie Lynch (quasi in doppia-doppia di media con 4.1 stoppate a partita ma espulso dalla scuola per le presunte accuse di violenza sessuale) non bastano per giustificare una stagione fin troppo al di sotto delle aspettative, mantenute soltanto nel primo mese di partite.

 

Le due sconfitte consecutive di inizio dicembre contro Nebraska e Arkansas hanno dato il via alla crisi esplosa con l’inizio della Big Ten e sancita dalle 11 L nelle ultime 12 gare stagionali, complice anche un attacco che, se si esclude il contributo della coppia Jordan Murphy – Nate Mason, ha avuto contributo pari a zero sia alla voce punti dalla panchina che dal tiro dalla lunga distanza (sotto il 35% di squadra da tre). Menzione d’onore proprio per Murphy, uno dei giocatori più sottovalutati di tutta l’Ncaa che ha chiuso la stagione a 16.8 punti e 11.3 rimbalzi.

 

USC

Record: 24-12, 12-6 in Pac12

Posizione top25 in preseason: 10

X-factor: mancanza di stabilità

La squadra ha vissuto una stagione sulle montagne russe fuori dal campo e questo ha tolto certezze ai Trojans fin dalla pre-season e in parte giustifica il suo andamento. L’inchiesta FBI ha portato all’arresto dell’assistant coach Tony Brand e la Ncaa a investigare sul reclutamento di De’Anthony Melton (fino a dichiararlo ineleggibile). Poi  sono arrivati i problemi fisici di Derryck Thornton e soprattutto di Bennie Boatwright che ha fatto dentro-fuori dal quintetto durante tutto l’anno fino all’infortunio che l’ha messo fuori gioco a metà febbraio (ma ha dichiarato che tornerà per il suo anno da senior). Coach Andy Enfield, dopo l’eliminazione al secondo turno del NIT (giocato senza Chimezie Metu, che andrà al draft) ,ha dichiarato di non aver potuto dimostrare che la squadra valeva la posizione numero 10 di inizio stagione non avendo avuto a disposizione il roster al completo nemmeno per una sola partita.

 

Una volta elencate le attenuanti, resta che la squadra visto il talento a disposizione poteva probabilmente fare di più, soprattutto potendo contare su giocatori del calibro di Chimezie Metu, Jordan McLaughlin o Elijah Stewart che hanno guidato comunque la squadra al secondo posto nella regular season della Pac12 e in finale del torneo di conference. Cosa ha pesato alla fine sulla decisione (comunque criticabile) del committee? Le 3 sconfitte consecutive a cavallo tra novembre e dicembre contro Texas A&M, SMU e Oklahoma e la pesante debacle vs Princeton.