Quote by Moretti, torno in Texas per vincere tutto

“C’è tanto spazio, sono in una delle università più grandi d’America. Ora sono in un parco, vicino alla palestra, con attorno tutti gli edifici dei vari dipartimenti”. Davide Moretti ha appena finito una lezione e sta camminando verso la palestra nel campus di Texas Tech, a Lubbock. Si è appena conclusa la sua stagione da freshman con i Red Raiders, arrivati per la prima volta nella loro storia alle Elite 8, e allora gli abbiamo chiesto di raccontarcela. Partendo però da quello che vuole fare l’anno prossimo.

“Rimango sicuramente a Texas Tech l’anno prossimo e poi dipende da come va la stagione, da come gioco, da come mi sento migliorato e se vedo che ci sono ancora margini di crescita”.

Potresti anche restare 4 anni o è qualcosa che escludi?
Lo prendo assolutamente in considerazione, vediamo come andrà il prossimo anno: se andrà bene e vedo che ci sono altri margini di crescita, resterò anche il terzo e poi vediamo per il quarto.

Che consigli ti dà tuo padre?
E’ orgoglioso della scelta che ho fatto e, come me, pensa sia la scelta più giusta che potevo fare. Sa che quello che decido è la scelta giusta, ben ponderata, non c’è nessun tipo di pressione da parte sua.

Hai già parlato con coach Chris Beard del tuo ruolo nella prossima stagione e come è stato il rapporto con lui?
Abbiamo un incontro nei prossimi giorni e ne parleremo. Come ho sempre detto, lui è stato il motivo principale che mi ha spinto a venire qua. Non ho mai avuto particolari problemi con lui e anzi, ho avuto un rapporto molto stretto, si è sempre reso utile.

Moretti con coach Beard

Come è stata la tua vita fuori dal campo?
All’inizio non è stato facile, abituarsi agli spazi nuovi, capire dove andare, come arrivare da A a B, come è normale che sia. Poi è andata sempre meglio, è un bel posto, è diverso. La mia vita poi è composta per l’85% dal basket e per il 15% da tutto il resto. Si svolge all’interno del campus, raramente sono andato in città, e all’interno del campus non ho avuto nessun tipo difficoltà.

In campo hai trovato giocatori di dimensioni diverse rispetto all’Italia. Il problema maggiore è la fisicità o ce ne sono altri?
No, sono d’accordo, il problema maggiore è quello. Stiamo parlando di atleti che puntano ad andare in Nba, siamo a un livello fisico appena sotto l’Nba, con giocatori che vanno a una velocità diversa, direi doppia, così come la fisicità e i contatti sono doppi.

L’anno scorso Federico Mussini ci aveva parlato della mentalità aggressiva di molti ragazzi e aveva invitato voi freshman italiani a non farvi intimidire. Che tipo di compagni hai avuto tu?
No, nulla di aggressivo, ho trovato gente con la mentalità che ti porta a diventare un giocatore di alto livello. Si sta dalla mattina alla sera a fare allenamenti e pesi, anche dopo cena trovi qualcuno che tira prima di andare a letto. Questa è la mentalità che ho trovato, ma anche silenziosa, alcuni sono molto timidi e riservati.

Hai chiuso con 12.3 minuti, 3.5 punti, 1.1 assist, 31.7% da 3 e 33.6% complessivo. Che statistiche sono?
Sono cambiate all’interno della stagione, all’inizio giocavo un po’ di più e le percentuali erano sopra il 40%, poi ci sono state difficoltà come normale che ci siano al primo anno. Poi sono molto contento di come sia finito l’anno, in crescendo e non in calando, sono numeri che ci stanno come primo anno. Sono più che contento e soddisfatto del lavoro che ho fatto, solo gennaio è stato un mese veramente difficile per me.

 

Giocavi meno, perché?
Ci sono stati tanti fattori, si è infortunato il nostro 4 titolare (Zach Smith), la chimica di squadra è cambiata, eravamo abituati a giocare small ball con un quintetto piuttosto basso e, con il suo infortunio, tutti i ruoli e tutte le posizioni in campo dovevano trovare un nuovo assetto e mi sono trovato a giocare un pochino di meno.

Eravate in testa alla Big12 e poi sono arrivate quattro sconfitte in fila. Quanto ci siete andati vicino?
Siamo consapevoli del fatto che avevamo la vittoria della Big12 in mano. Purtroppo, oltre a Smith si è infortunato il playmaker titolare (Keenan Evans), che non ha giocato tre di quelle quattro partite. Sono due senior, due giocatori fondamentali e abbiamo avuto delle difficoltà che poi si sono rivelate fatali.

 

Siete andati al Torneo con il seed n.3 e Chris Beard vi ha chiesto tre cose: disciplina, aggressività e di divertirvi. Obiettivo raggiunto, direi.
Ci siamo divertiti senz’altro, ci ricordiamo ogni singolo momento, e l’abbiamo vissuto come se fosse l’ultimo. E vincere contro Purdue e arrivare alle Elite8 è stato il momento più bello dell’anno.

Un aggettivo per Trae Young.
Sopravvalutato.

Mo Bamba.
Lottery pick.

La difesa di West Virginia.
Press Virginia, una delle difese più rognose…come si dice…non vorrei dire una parolaccia.

Non c’è problema, ma se vuoi te la puoi cavare con rompipalle.
Esatto, che ti sta più attaccata alle palle di qualsiasi altra cosa.

Moretti in mezzo alla difesa di West Virginia

L’attacco di Villanova.
Perfetto, al limite della perfezione.

La vittoria all’Allen Fieldhouse.
Leggendaria.

Il compleanno al TD Garden.
Amaro.

Bè, ti sei giocato le F4 davanti a 20mila persone, comunque ci sono modi peggiori per festeggiare un compleanno.
Assolutamente, però ho una mentalità un po’ cocciuta. Ero strafelice e contento di avere un’opportunità del genere nel giorno del mio compleanno, sarebbe stato tutto perfetto se avessi ricevuto come regalo un biglietto per San Antonio. Ho detto amaro perché non è successo, ma è stato fantastico.

A proposito, raccontaci Villanova vista da vicino
Sono degli ottimi giocatori, non sono one and done, sono stati nel sistema, hanno già vinto. Sono una squadra ben costruita che giocava bene insieme, con una panchina fatta da gente che poteva partire in quintetto. E’ la squadra che ha meritato di vincere e sono molto contento che la mia squadra sia stata quella che le ha dato più filo da torcere.

 

In quella partita Chris Beard forse non ha avuto il coraggio di darti lo spazio che invece ti saresti meritato. Ti è rimasto il rammarico per aver giocato solo 12 minuti?
Assolutamente sì, rammarico è la parola giusta, neanche a dire che stavo giocando male. Ma quelle sono state le scelte del coach e quindi non si discutono, spero che con quello che ho fatto e con le dimostrazioni che ho dato, l’anno prossimo possa essere diverso.

Se ne andrà praticamente mezza squadra, da Evans a Zach Smith, da Hamilton a Gray a Stevenson. Pensi che avrai la possibilità di giocare di più?
Sono abbastanza positivo da questo punto di vista, tutto si decide in estate, devo mettere su chili, allenarmi e migliorare.

Texas Tech ha avuto una grande difesa per tutto l’anno e si vede che in questo fondamentale hai lavorato molto anche tu. In cos’altro sei migliorato?
Essere leader vocale. Sono un play e i play devono farsi sentire, e ho imparato a farlo prendendo esempio da Evans che è un grande leader. Oltre alla difesa, dove sono molto migliorato, la leadership mi sembra una delle cose in cui sono cresciuto di più.

Ripartirai con quali ambizioni?
Vorrei vincere tutte le partite. Vivere con il mio allenatore e stare insieme con lui quasi tutti i giorni ha fatto sì che mi sia entrata dentro la mentalità del vincente. Lui vuole vincere qualsiasi tipo di competizione, qualsiasi cosa. Ci siamo appena incontrati con la squadra e siamo partiti col dire che vogliamo vincere tutto il prossimo anno. Voglio giocare partita dopo partita e vincere una partita dopo l’altra.