Quote by Domantas Sabonis, il principe ereditario di Indiana

Fin da piccolo sapeva che non sarebbe stato facile, che quell’ombra incombente su di lui sarebbe stata difficile da sfuggire, quasi impossibile da varcare. E invece.

E invece, ce la sta facendo. Domantas Sabonis, quell’ombra gigantesca di papà Arvydas, di uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, la sta per superare. Con ostinazione, passo dopo passo, tappa dopo tappa, fino a diventare, nella sua diversità, dal genitore, un giocatore fatto e finito. Uno dei migliori big in circolazione. Non era facile, non era scontato.

All’alba della sua quinta stagione da pro,  sta infatti dimostrando di essere uno dei più completi big della Lega, capace di migliorarsi anno dopo anno, capace di ampliare l’arsenale dei suoi pregi e lavorare per contenere l’esposizione dei suoi difetti, che pure ci sono.

Sabonis è innanzitutto un attaccante dai piedi educati (e qui il DNA non mente) con automatismi di movimenti in post mandati a memoria, si presume, sin dal mini-basket. Il suo drop-step ai margini dell’area è letale e la sua collezione di movimenti in spin da vedere e rivedere. Un tutorial vivente.

Conscio di concedere una spanna o più alle misure degli avversari, Domantas supplisce efficacemente con la tecnica di avvicinamento, con il posizionamento del corpo e con la dinamica del tagliafuori per emergere da vincitore nelle battaglie d’area. Tecnica e ferocia, scuola e istinto.

L’istinto per il gioco che lo fa eccellere anche come passatore (4° centro della Lega per Ast% dietro Jokic, Randle e Adebayo, 23,8%) e punto focale degli schemi avanzati dei Pacers. Sabonis legge bene le posizioni e i movimenti dei compagni, tanto da diventare il perno sul quale ruotano i giochi d’attacco della squadra, sia con il consegnato dal perimetro, che in appoggio ai taglianti dal post.

Sull’hand-off poi, Sabonis Jr. in questa stagione mostra anche un’evoluzione del suo utilizzo, seguendo presumibilmente un’indicazione del nuovo coaching staff guidato da quest’anno dall’esordiente Nate Bjorkgren. Così oltre ad essere un iniziatore dello scambio per liberare il tiratore, in alcune occasioni diventa il ricevente del passaggio, per poi andare a concludere in palleggio

Meno efficace senz’altro in difesa, dove la scarsa velocità laterale, la limitata verticalità e l’apertura da normodotato lo espongono sia come rim-protector, che in uscita sui perimetrali avversari. Anche se non si tira mai indietro qualora servono le sportellate, lascia volente o nolente la protezione al compagno Myles Turner, per essere comunque pronto al rimbalzo difensivo. Tra attacco e difesa continua a portare a casa night in night out 12.5 carambole, di cui ben 3 di media sotto le plance avversarie.   

BasketballNcaa - Myles Turner

Dopo anni di dualismo, Turner e Sabonis hanno trovato il modo per coesistere: il lungo da Texas è primo in Nba per Blk%, 11.8%

Altra evidente evoluzione nel gioco di Domantas Sabonis è il tiro da tre. La decina o poco più di partite fin qui disputate sono forse un esempio limitato di quello che potrà essere il futuro, ma gli spunti sono interessanti. L’ex-Gonzaga – che solo la scorsa stagione tirava con il 25.4%, su soli 1.1 tentativi a partita – oggi la mette dall’arco con il 35.7%, avendo raddoppiato il numero dei tentativi, tanto da pensare che a fine stagione possa agevolmente superare il totale delle 150 triple effettuate, vetta raggiunta solo nell’anno da rookie ad OKC.

Le statistiche crude ci dicono che Sabonis ha toccato la doppia-doppia per punti e rimbalzi in tutte le gare fin qui disputate, in un’occasione ha ritoccato il suo personale con “double” da 28 punti e 22 rimbalzi contro Phoenix. Le stats avanzate invece attestano una miglior selezione ed un avanzamento di efficacia nelle conclusioni, meno long-twos (solo il 3% del totale da due), più triple, migliori percentuali da sotto, spesso ottenute in penetrazioni.

Ciò che appare lampante, chiaro e limpido agli occhi di tutti è la nuova dimensione di Domantas, da role-player spendibile, a stabile go-to-guy, all’uopo clutch-player al quale affidarsi nei momenti topici, il designato di una franchigia – quella dei Pacers – che soffre sempre di sottovalutazione iniziale da parte degli osservatori, ma che ostinatamente e immancabilmente continua a giocarsi un piazzamento, anche di prestigio, ai playoff ad Est. Anche grazie al suo big boy, alla sua nuova bandiera, Domantas Sabonis. Nel nome del padre, e non solo.

Articolo scritto da Dr. Philly Good di Nba2Face

Add Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *