Quote by Draft: Jackson e i prospetti della BIG12

Il tempo scorre inesorabile e la notte del Draft Nba si avvicina sempre più. Oggi il countdown dice -12 giorni, e questo ci dà l’assist per parlare dei migliori prospetti che abbiamo potuto ammirare nella Big 12 Conference.

Josh Jackson (Kansas), 20 anni, 2.03

(35 partite, 16.3 punti, 7.4 rimbalzi, 3.0 assist)

Era l’oggetto più prezioso in esposizione nella vetrina di Kansas, e Josh Jackson non ha tradito le altissime aspettative. Non è mai facile calarsi immediatamente nella realtà Ncaa, e in special modo in quella di coach Bill Self che tende sempre in qualche modo a preservare i suoi freshman. Ma Jackson, mostrando grande maturità e intelligenza, ha aspettato il momento giusto apprendendo dal tecnico e dai compagni più esperti il necessario per poi lasciare il segno. Si è dovuto adattare tatticamente da finto lungo dopo aver ricoperto il ruolo di ala piccola ad inizio stagione, si è espresso magnificamente a cavallo tra gennaio e febbraio in cui ha stabilito il career high di 31 punti, contribuendo in maniera concreta alla vittoria della tredicesima regular season consecutiva della Big 12 da parte dei Jayhawks. Poi al Torneo Ncaa ha fatto vedere cose incredibili, dimostrando di non forzare mai e di saper aspettare che la partita arrivasse a lui.

 

Quanto ha inciso sulla stagione di Kansas? Basta guardare il quarto di finale del torneo di conference in cui non ha giocato e Kansas ha perso con TCU, oppure il match di Elite 8 in cui ha racimolato 10 punti con 3/8 (0/2 da tre) al tiro e 5 perse costato ai Jayhawks l’eliminazione con Oregon. Si tratta di un giocatore che riesce ad essere efficace quasi in egual modo sulle due metà campo e che nel corso della stagione è migliorato tanto nel tiro dall’arco, considerata una delle grandi incognite. Gli scout Nba sono convinti che però abbia ancora ampi margini di crescita. Abbina la tecnica all’atletismo e dà il meglio di sé quando può correre in transizione e da questo punto di vista gli ampi spazi che si trovano in Nba sembrano proprio fatti per lui. Pur rimanendo complesso valutare un giocatore in ottica Nba, la chiamata alta (probabile terza scelta assoluta) dimostra che fra i professionisti sono convinti che abbia tutto sia fisicamente che mentalmente per non fallire il grande salto.

Jarrett Allen (Texas), 19 anni, 2.11

(33 partite, 13.4 punti, 8.4 rimbalzi, 1.5 stoppate)

La stagione universitaria di Jarrett Allen è stata condizionata, e non poco, dal deficitario campionato della Texas di coach Shaka Smart, ateneo che è spesso riuscito a reclutare talenti di caratura Nba come Myles Turner tre anni fa e soprattutto Mohamed Bamba dal prossimo autunno (senza scomodare Kevin Durant). Non è che Allen non sia stato capace di dimostrare il suo valore, anche perché non succede tutti i giorni di uscire dal parquet della Allen Fieldhouse di Kansas con una prestazione da 22 punti, 19 rimbalzi e tanta leadership. Il problema è che a gare di questo spessore ne ha alternate altre davvero pessime, tanto da far discutere sulle sue reali qualità. Che debba crescere sotto tanti punti di vista è indubbio, ma altrettanto indubbio che non si possa discutere il suo potenziale.

 

Atleta soprattutto da post basso, che ripercorre in qualche modo le orme di centri da ”old school”, fa impressione per la sua verticalità che lo rende uno stoppatore e un rimbalzista fuori dal comune. Va da sé che sia considerato un rim protector di altissimo livello. Le sue caratteristiche fisiche ovviamente si fanno sentire anche in attacco, dove non a caso è stato autore di una delle azioni più spettacolari della scorsa stagione collegiale. Forse non lo si può inserire nel gruppo dei lunghi atipici (che nel nostro recente articolo abbiamo ribattezzato unicorni) perché non ha un efficace palleggio e ha un range di tiro limitato, ma senza palla sa correre ottimamente il campo. Insomma è un prospetto nel vero senso della parola, che porta con sé speranze e interrogativi.

Jawun Evans (Oklahoma State), 21 anni, 1.85

(32 partite, 19.2 punti, 6.4 assist, 3.4 rimbalzi)

La trafila liceo-università-professionismo è come un grande imbuto, e man mano che si avanza da uno step all’altro il passaggio si restringe sempre più. Metafora più adatta non può esserci per Jawun Evans, capace di farsi spazio nonostante un fisico normo-dotato sino a diventare un prospetto Nba. Il talento certamente non gli manca dato che sin dai tempi della high school ha fatto vedere cose molto interessanti. Ma nei due anni ad Oklahoma State – tra l’altro quelli del dopo Marcus Smart – è andato ben oltre, vestendo i panni del trascinatore e dimostrando di possedere mentalità vincente, grande competitività e soprattutto tanta faccia tosta.

 

Se ne facciamo una questione prettamente tecnica, allora bisogna dire che è un giocatore completo capace di realizzare, di inventare tiri e difendere. Chi ha giocato con lui dice che è un attaccante molto furbo, ma che sa essere un difensore altrettanto fastidioso. Logico che non è immune ai difetti, soprattutto le forzature al tiro visto che capita non riesca a leggere al meglio le situazioni. La scelta di rendersi eleggibile al prossimo draft, che sarà ricco di point guard talentuose, lo farà scendere a fine primo giro o addirittura lo farà passare all’inizio del secondo. Ma questo potrebbe consentirgli di ritrovarsi in una squadra già ben strutturata, nella quale il suo compito potrà essere quello di portare qualità dalla panchina. Una situazione che viste le sue potenzialità, potrebbe calzargli a pennello.