Quote by Nba Draft – tre talenti da Final Four

Mancano 4 giorni al Draft, quattro come le squadre protagoniste della Final Four del torneo Ncaa, la fase finale che permette anche a giocatori fino a quel momento sottovalutati di far alzare vertiginosamente, con le proprie prestazioni, le proprie quotazioni in ottica Nba. Diamo un’occhiata a tre prospetti che si sono distinti durante l’ultima March Madness.

 

Justin Jackson (North Carolina), 22 anni, 2,03

(40 partite, 18.3 punti, 4.7 rimbalzi, 2.8 assist)

L’uomo chiave del successo di North Carolina al Torneo Ncaa dopo una regular season da protagonista culminata con il premio di Player of the Year della Acc, il giocatore dei Tar Heels ha messo in luce, durante il periodo più caldo della stagione, tutta la sua versatilità. Sempre presente in tutte le giocate degli uomini di coach Roy Williams ha messo la sua firma su ogni azione dei compagni con un canestro, un assist, un rimbalzo o una palla rubata, risultando sempre decisivo nel cammino verso il titolo. Ne è una prova la sua partita contro Arkansas, al secondo turno del torneo, quando con una prestazione totale da 15 punti, 8 rimbalzi, 5 assist e 5 palle rubate ha permesso ai suoi di svegliarsi dall’incubo di una precoce eliminazione, senza dimenticare la solida partita in finale contro Gonzaga (16pts, 4reb, 3ast, 2blk, 1 stl). Oltre alla sua versatilità, i veri punti forti, che ne determineranno il futuro in Nba, sono il tiro dalla lunga distanza e la difesa che lo rendono un perfetto prototipo di 3&D. Dopo una annata da sophomore chiusa con il 29.2% da tre, Jackson ha lavorato parecchio, durante l’offseason, sul suo tiro chiudendo l’ultima stagione con il 37% e 105 triple a referto, record all-time di scuola.

 

La difesa è l’altro cavallo di battaglia del ragazzo che ha velocità di piedi e fisico che gli permettono di marcare non solo le ali piccole ma anche guardie più piccole e agili di lui, per informazioni chiedere a un killer come Malik Monk che alle Elite8 è stato annullato in attacco chiudendo con 4/10 al tiro. Un grande IQ cestistico lo rende anche un ottimo giocatore lontano dalla palla, capace di leggere perfettamente la partita e di compiere sempre il movimento o il taglio giusto.

Punti deboli? Manca di esplosività e fisicità, un handicap in una lega fatta da super giocatori che fanno dell’atletismo il loro punto di forza. Ci sarà bisogno di un attento lavoro in weight room per mettere su i muscoli necessari per tenere in difesa sulle ali che girano in Nba e per ampliare il proprio gioco in attacco nei pressi del ferro e diventare, così, uno dei migliori 3&D del futuro.

 

Zach Collins (Gonzaga), 19 anni, 2,13

(39 partite, 10 punti, 5.9 rimbalzi, 1.8 stoppate)

Doveva rimanere al college almeno un altro anno prima di dichiararsi al Draft e invece una Final Four da protagonista è stato il trampolino di lancio per Zach Collins verso la lottery. Il torneo Ncaa ha messo in mostra tutte le potenzialità da lungo two-way che il giocatore di Gonzaga aveva fatto intravedere durante la regular season. 10 punti e 5.9 rimbalzi con 1.8 stoppate in soli 17 minuti di media che proiettate sui 40 minuti diventano 23.3 punti+13.7 rimbalzi e 4.1 stoppate (per capirci: nessuno ha i suoi numeri tra tutti i prospetti della classe 2017 e i suoi sono numeri simili a quelli di Karl Anthony Towns e Joel Embiid al college). La semifinale contro South Carolina gli ha dato la visibilità necessaria per metterlo sui taccuini di tutti i GM dell’Nba grazie ad una doppia-doppia da 14+13, condita da 6 stoppate, gara nella quale ha messo in mostra tutto il suo arsenale offensivo e il potenziale difensivo.

 

In attacco può segnare in mille modi: dal post, con il jumper, tagliando a canestro da rollante, convertendo in due facili un rimbalzo offensivo, con uno spin move o con un solido gancio. Ha poi un ottimo range di tiro che lo porta a spingersi anche oltre l’arco dei tre punti (21 triple tentate in stagione con il 47.6% di realizzazione). La sua versatilità offensiva lo rende un cinque moderno capace di giocare sia da centro che da stretch-4,un possibile unicorno 2.0. In difesa ha altezza, senso della posizione, ottimo istinto a rimbalzo e verticalità che lo rendono in prospettiva un difensore credibile del ferro.

Il torneo ha messo, però, in mostra anche i suoi limiti dovuti all’inesperienza e alla giovane età come dimostrano gli zero tiri dal campo tentati contro West Virginia alle Sweet16 o i problemi di falli e di gestione della palla mostrati in finale contro UNC (fuori con 5 falli a 9 minuti dalla fine e con 4 palle perse, 1.5 in stagione). Come ha dichiarato il suo compagno ai Bulldogs Johnathan Williams chi lo sceglierà il prossimo 22 giugno porterà a casa un “full package”, insomma “the ceiling is the limit”.

 

Jordan Bell (Oregon), 22 anni, 2,06

(39 partite, 10.9 punti, 8.8 rimbalzi, 2.7 stoppate)

Bell è l’esempio lampante di come un torneo Ncaa giocato inaspettatamente da protagonista possa stravolgere l’intera carriera di un ragazzo in uscita dal college. Da undrafted o giocatore al massimo da secondo giro dei mock draft di inizio anno a probabile scelta da primo giro. Dopo una regular season nella quale ha fatto registrare numeri non sorprendenti è letteralmente esploso durante la March Madness (complice anche l’infortunio di Chris Boucher) chiusa con una doppia-doppia di media da 13.2 punti e 12.6 rimbalzi ma soprattutto 3.2 stoppate. La sua energia e la sua difesa hanno trascinato Oregon fino alla Final Four di Phoenix grazie anche a prestazioni monstre come quella contro Kansas alle Elite8 (11pts, 13reb, 4ast e ben 8 stoppate) che gli son valse il titolo di Most Oustanding Player del Midwest Regional.

 

È il miglior rimbalzista e probabilmente il miglior difensore tra i lunghi di questo Draft (e tra i migliori in assoluto), un rim protector con un motore costantemente acceso che sopperisce la mancanza di talento puro con atletismo ed esplosività perché come ha dichiarato lui stesso il suo gioco è “90% energia e 10% di skills”. In attacco agisce principalmente come finisher nei pressi del ferro (63.6% la percentuale dal campo in stagione) anche se ha mostrato di potersi costruire un solido jumper dalla media, area del gioco vitale per il suo futuro da pro.

Velocità, capacità di mettere palla a terra e soprattutto visione di gioco sono aspetti molto sottovalutati del suo gioco che potranno essere rivalutati negli spazi aperti che il gioco Nba lascia. L’unico punto di domanda è legato al suo ruolo al piano di sopra perché con 206cm è decisamente un centro undersize per l’Nba ma tra i vari GM presenti al Draft Combine c’è chi lo ha paragonato a Dennis Rodman, e se tale paragone si rivelasse vero anche solo per metà nessuno noterebbe più i suoi centimetri.