Quote by Nba Draft – Ball e strani personaggi a UCLA

Ormai mancano due giorni al draft Nba e questo è il nostro ultimo approfondimento dedicato ai migliori prospetti che, con molta probabilità, sentiranno chiamare il proprio nome dal commissioner Adam Silver. Abbiamo parlato di Markelle Fultz e di altre PG interessanti, siamo poi passati a Lauri Markkanen e agli unicorni, non poteva mancare Josh Jackson con i prospetti della Big12, così come non potevano passare inosservati i tre talenti di Kentucky, per dedicarci poi a tre protagonisti delle Final Four.

In quest’ultimo focus conosciamo Lonzo Ball, che ha vestito la maglia numero 2 dei Bruins, e i suoi compagni a UCLA T.J Leaf e Ike Anigbogu. Tre giocatori particolari, con caratteristiche molto diverse che dipendono molto dal tipo di squadra in cui finiranno.

Lonzo Ball (UCLA), 19 anni, 1.98

(36 partite, 14.6 punti, 6 rimbalzi, 7.6 assist)

Il prospetto più chiacchierato dell’anno a causa di un padre particolarmente loquace e spaccone, ma solo per chi non l’ha mai visto giocare. Le sue qualità da playmaker unite alla stazza e a un tiro dalla meccanica complicata ma efficace lo rendono in realtà un prospetto particolare e piuttosto raro. Ha trasformato UCLA da buona squadra a ottima (31-5 il record) armando le braccia dei suoi cecchini, giocando pick&roll ad alta velocità con i suoi lunghi e correndo in transizione. Basta dare un occhio alle sue statistiche per capire quante cose sa fare. Le partite di UCLA sono state uno spettacolo per gli occhi e il merito è stato soprattutto suo: creativo, ottimo passatore, non un mastino in difesa ma comunque non un casello sempre aperto. In più, ha sfoderato ogni tanto la sua arma segreta, lo step back con annesso tiro da tre, da qualsiasi distanza che molto spesso ha segnato. Sembra essere destinato, per la gioia del padre, alla seconda scelta dei Lakers, dove incontrerebbe Mr. Magic Johnson, il modello ideale per un giocatore del genere.

 

Il suo anno in California ha mostrato una grande leadership impressa alla squadra e un feel for the game non indifferente, vediamo ora se ad emergere saranno le sue qualità o le chiacchiere indesiderati del padre.

T.J Leaf (UCLA), 19 anni, 2.08

(35 partite, 16.3 punti, 8.2 rimbalzi, 1.1 stoppate)

Doveva essere promesso sposo alla corte di Sean Miller ad Arizona, ma forse a causa del suo taglio nel roster del Team USA under 19 allenato proprio dal coach dei Wildcats, Leaf ha infranto la promessa di andare a giocare il suo anno di college a Tucson e si è unito ai Bruins, andando a completare una squadra fortissima sul perimetro ma che mancava di un lungo atipico come lui. T.J Leaf non si è limitato a riempire un buco in area, ma si è rivelato una grande arma in attacco al pari di Ball. Il loro pick&roll è stato quasi indifendibile grazie all’atletismo di Leaf e alla sua ottima mano come dimostra suo il 61.7% complessivo, con il 46.6% da 3 anche se solo su 60 triple tentate. La sua abilità in post è una delle migliori dell’intero draft, grazie ad un buon palleggio, a un’ottima mobilità di piedi e a una forza fisica che gli permette di tenere bene i contatti. In più, i suoi 208 cm gli consentono sia di andare a rimbalzo molto bene, sia di essere un discreto protettore del canestro, pur non avendo una grande apertura alare (210 cm).

 

Nel complesso, è una power forward molto interessante, dotata di tecnica e fisico. Non dovrebbe essere scelto prima della venti, ma rischia di essere una discreta presa se messo nel contesto giusto.

Ike Anigbogu (UCLA), 18 anni, 2.08

(29 partite, 4.7 punti, 4.0 rimbalzi, 1.2 stoppate)

Come può un freshman che ha giocato di media 13 minuti dichiararsi al draft ed essere considerato una scelta da lottery? Ecco, il giocatore in questione è Ike Anigbogu e la risposta è ‘avete a disposizione un foglio bianco’. Qualunque squadra prenda Anigbogu, sa che non sarà utile dal day one, ma sarà utile e con molta probabilità decisivo intorno al terzo anno di NBA. Si tratta infatti di un giocatore molto grezzo ma che ha fatto vedere lampi di giocate che fanno particolarmente felici le squadre pro.

 

Madre Natura gli ha infatti donato un corpo fuori dall’ordinario, due metri e 8 per 115 chili, un wingspan di 7’6, grande mobilità laterale che lo rende un perfetto prototipo di lungo e una forza fisica che lo rende una presenza intimidatoria in area, pur non avendo una minima idea di come fare canestro dal post. Il vero dilemma che aleggia su Anigbogu riguarda soprattutto sul disegnatore che lo prenderà, perchè per fare la fine di Hasheem Thabeet, cosa che non gli auguriamo, ci vuole un attimo.