Quote by Draft: Fultz e due PG con tanti rischi

È tempo che anche BN vi parli un po’ di giocatori da draft in vista del 22 giugno? Mancano 20 giorni alla notte delle scelte e allora partiamo da un giocatore che con il numero 20 ha avuto a che fare tutto l’anno, perché era il numero della sua maglia, ovvero Markelle Fultz probabile (quasi certa) prima scelta assoluta. E insieme a lui altre due guardie che dovrebbero essere scelte al primo giro: quindi un campione, un rischio e una promessa bianca.

Markelle Fultz (Washington), 19 anni, 1.93

(25 gare, 23,2 punti, 5,7 rimbalzi, 5,9 assist)

Ha giocato in una squadraccia allenato da un coach (Lorenzo Romar) che in 14 anni con gli Huskies non ha mai superato il terzo turno del Torneo Ncaa e che a fine stagione è stato esonerato. Disputare, come ha fatto il freshman Markelle Fultz, una Pac 12 finita 2-16 (con una delle due vittorie arrivata per il rotto della cuffia in OT) e con un filotto finale di 13 sconfitte consecutive non ha aiutato a esaltare le doti di questa PG.

In realtà Fultz è il più pronto di tutto il lotto di nuovi talenti che bussano alla Nba nel mix tra doti tecniche, feeling per il gioco, fisico e tiro. Non c’è nessun giocatore più completo di lui in questo draft ed è per questo che nessuno si aspetta che Boston scelga altri se non lui con la prima chiamata assoluta. Questo vuol dire che Fultz avrà anche la fortuna di finire in un contesto vincente e che ha dimostrato di funzionare allenato da un gran Coach come Brad Stevens (passare da Romar a Stevens gli farà venire un attacco di cuore).

 

Finora non ha mai gestito pressioni, non ha giocato in un contesto vincente ed è stato circondato da compagni mediocri. Per questo la sua compatibilità con il mondo dei pro è la più grande incognita su di lui. Non che peraltro il ragazzo si scoraggi. “Io sono diverso dagli altri giocatori. Il loro obiettivo di solito è arrivare in Nba. Il mio è essere il più forte giocatore che sia mai esistito”.

Dennis Smith (Nc State), 19 anni, 1.90

(32 gare, 18,1 punti, 4,6 rimbalzi, 6,2 assist)

Può un giocatore che ha mostrato lampi di talento abbaglianti ma anche un’attitudine deludente per il gioco di squadra trasformarsi tra i professionisti e diventare un campione Nba? Chi lo crede possibile sceglierà Smith, ricordandosi della prestazione contro Duke, quando Dennis Smith Jr ha distrutto i Blue Devils da solo. Lo sceglierà fidandosi delle sue doti fisiche eccellenti e dei suoi istinti ferini per il basket.

Chi non lo crede possibile starà alla larga da Smith, che fin dalla sua prima partita al college ha mostrato atteggiamenti in partita discutibili, sfoggiando prove inconsistenti e/o incostanti, mostrando un atteggiamento talvolta rinunciatario, con poca voglia di combattere e con approccio difensivo rivedibile. Siamo abbastanza chiari su questo: se avete visto le sue gare non potete non aver notato queste sue caratteristiche.

 

Smith rappresenta quindi una vera scommessa e su di lui potreste leggere tutto e il contrario di tutto. Calcolate che in agosto in quasi tutti i siti che si occupano costantemente di draft era considerato la prima scelta assoluta grazie al mix di forza fisica, velocità, massa muscolare già Nba-ready. Ha anche colpito il fatto che abbia recuperato in tempi record dal suo infortunio a crociato e menisco del ginocchio sinistro. Di sicuro, se dovesse prevalere il lato buono della forza, che scorre potente in lui, chi lo pesca potrebbe avere la steal del draft.

Luke Kennard (Duke), 20 anni, 1.98

(37 gare, 19,5 punti, 5,1 rimbalzi, 2,5 assist)

Povero ragazzo bianco dell’Ohio, nel corso della sua ultima stagione al college Luke Kennard di sicuro non si aspettava che avrebbe dovuto tirare avanti la carretta di Duke tutto da solo. La cosa più strabiliante è che lo ha fatto in maniera egregia, scalando il ranking del draft posizione dopo posizione a suon di prestazioni che hanno mostrato talento, tiro, conoscenza del gioco e maturità.

E così il giovanotto di cui in stagione avevamo già approfondito la storia, raccontandovi ad esempio di come al liceo sia stato un grande quarterback (usando la mano destra) e poi un grande giocatore di basket (con la sinistra), adesso è dato stabilmente al primo giro. Questo perché Kennard è il prototipo del realizzatore perfetto. La sua selezione di tiro il suo anno da sophomore (283 tentativi da due, 201 tentativi da tre e 187 tiri liberi tirati con l’85% abbondante) è quella che spiega meglio di tante parole perché Kennard non sia semplicemente un tiratore da 3 punti, ma un giocatore che ti fa male l° dove gli lasci spazio.

 

Certo, non è un difensore eccelso. Certo, non ha il fisico di quelli che distruggono i ferri volando e poi schiacciando a due mani. È “solo” un tiratore bianco dell’Ohio. Di quelli però che inseriti nel contesto giusto possono fare molto male agli avversari. Dotato di tecnica, letture e anche di attributi, visto che i tiri che di solito pesano, a lui sembrano pesare un po’ meno. La fortuna della squadra che lo sceglierà sarà che, a differenza di quanto si potrebbe dire di molti altri giocatori, saprà benissimo che tipo di giocatore è e cosa andrà ad aggiungere. Che non è poco