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Cinque domande sull’inizio di stagione Nba

BasketballNcaa - Nba
Autore: Paolo Mutarelli
Data: 5 Gen, 2021

Dopo l’offseason più corta di sempre, l’Nba è tornata a fare capolino nelle nostre vite con la solita infornata quotidiana di partite. Le prime settimane di stagione regolare sono sempre entusiasmanti: le overreaction sono dietro l’angolo, così come le sorprese. Ma se si osserva attentamente qualche futuro possibile trend si riesce a scorgere. Abbiamo provato a capire cosa potrà succedere nei prossimi mesi.

Kevin Durant sembra che non si sia mai fatto male: è lui il giocatore più forte della conference? Basta lui per portare Brooklyn alle Finals? 

Paolo Mutarelli: Se qualcuno mi dicesse che KD si sia preso un anno sabbatico perchè era stanco e non infortunato ci crederei visto come sta giocando. I lampi dei Nets sono stati abbaglianti, ma sembra che siano arrivati già al punto in cui si credono molto più forti rispetto quanto abbiano dimostrato sul campo e infatti sono 3-4. Lo scorso anno abbiamo visto come poi si è ritorta contro ai Los Angeles Clippers. Da Durant mi aspetto questo: non deve solo lasciarci a bocca aperta quando gioca, ma indicare la via ai compagni, responsabilizzarli e creare un ambiente positivo e vincente.

Michele Damiani: Un rientro a questi livelli era nei desideri di tutti, ma credo pochi se lo potessero immaginare. Dal punto di vista atletico sembra davvero quello di un tempo. Pensavo che i Nets potessero essere una ottima squadra in regular season per poi arrivare a sciogliersi nei playoff, visto lo stile di gioco di Irving e Durant e la loro capacità di migliorare i compagni, ad oggi ancora non a livelli adeguati. L’inizio non è stato dei migliori, ma continuo a sostenere il mio pronostico e quindi dico: Durant Mvp della stagione con un ottimo piazzamento dei Nets, ma niente Finals a Brooklyn.

The Process 3.0, forse quello buono. Quanto manca a Philadelphia per essere una contender? Passa più dalla crescita dei giocatori che hanno o dal mercato? 

PM: Avvio facile in cui sono riusciti a perdere anche contro la Cleveland dei SexLand. Aspettiamo dieci giorni prima di capirci di più (Brooklyn, Atlanta, Denver e due volte Miami in una settimana) ma la sensazione è che questo roster abbia senso. Il NetRtg della coppia Simmons-Embiid è tornato ad essere sui livelli del 2017-18 (+15.8 all’epoca, +18.00 oggi) e la squadra deve ancora ritrovare il tiro da tre di Danny Green e un impatto da Matisse Thybulle (alle prese con un problema alla caviglia). La crescita passa da Tobias Harris: con Doc Rivers, ad LA, aveva avuto una grande stagione. Per sognare l’anello serve una sua grande stagione.

MD: Dipende da Simmons, quindi direi più dalla crescita dei giocatori (più che altro di uno). Non perchè Embiid non debba crescere ne perchè il mercato non possa migliorare i Sixers. Piuttosto, perchè l’australiano potrebbe essere uno dei primi cinque giocatori della lega se riuscisse a sistemare le ormai note problematiche con il tiro da fuori. Un giocatore che, tornando al discorso Irving-Durant, potrebbe essere davvero ideale per migliorare i compagni. E si sottovaluta molto il suo impatto difensivo. La sua maturazione renderebbe di diritto Philadelphia una contender, posto che non lo sia già. I Sixers sono i miei favoriti ad est, lo erano anche l’anno scorso però… chiedo scusa ai tifosi Phila!

I Phoenix Suns sono ai vertici della Western Conference con Cp3 e Booker che promettono scintille. Quali possono essere le loro prospettive? 

PM: Ho molto hype sui Suns. Hanno scombussolato il loro grande punto di forza della scorsa stagione (il quintetto), ma le aggiunte di Chris Paul e Jae Crowder sono di altissimo livello per questo non mi stupirei se riuscissero anche a strappare il fattore campo. Anche perchè CP3 è un maestro Jedi della Regular Season e nei finali clutch ha già messo la propria firma. Per il resto, mi aspetto una maggiore solidità da Ayton e Mikal Bridges. Punto le mie fiches su di loro.

MD: I playoff sarebbero già un grande risultato vista la concorrenza ad ovest e i Suns sembrano destinati ad arrivarci. Il progetto è molto interessante, visti anche i miglioramenti che sta mostrando Ayton. Dopo lo straordinario tabellino di marcia nella bolla, la squadra ha acquisito alcune sicurezze e con l’aggiunta dell’esperienza e della classe di Cp3, un altro di quelli che migliorano i compagni, le prime otto sembrano tutt’altro che un miraggio. Insomma, Phoenix non è solo uno spettacolo sui social (se non le seguite, andate a vedere le pagine dei Suns, sono deliziose).

Avvio mollo dei Denver Nuggets che fanno acqua in difesa. Dobbiamo preoccuparci?

PM: Stanno scendendo in campo in modalità Prime-Quattro-Partite-Della-Serie. Chissà se hanno ancora la marcia per rimontare. La presenza di Jerami Grant gli sistemava parecchie cose lo scorso anno, ora difettano di atletismo sotto il canestro e in attacco, complice l’assenza di Michael Porter Jr, manca una bocca di fuoco. In più, c’è una panchina da costruire. Ci sono stati segnali da parte di Jaymychal Green, però la profondità è sempre stato un tratto distintivo dei Nuggets. Tranne i Lakers, tutte le squadre che sono andate in fondo nella Bolla sono partite lente.

MD: Guardando a cosa hanno fatto nella bolla e considerando quindi Denver una contender, si forse bisogna preoccuparsi. Se pensiamo che Denver è invece all’interno di un percorso, puntando quindi a crescere ogni anno piano piano, per poi vedere se riuscire ad aggiungere il pezzo mancante (o a trovarselo in casa, citofonare Micheal Porter), c’è da stare tranquilli. I Nuggets sono diventati ormai una realtà solida e non credo che debbano ogni anno confermare il loro livello. Jokic e Murray ce li hanno davvero in pochi, quindi tenderei a stare tranquillo. Occhio però, che a ovest bisognerà sudare anche l’ottavo posto.

In testa all’Eastern Conference non ci sono le contender che tutti si aspettavano. Brooklyn, Miami, Milwaukee e Boston stanno avendo più problemi del previsto. É solo inizio stagione o c’è qualcosa di più?

PM: Per Miami, c’è lo stesso discorso dei Nuggets. In più non sono mai stati una squadra da Regular Season: Spoelstra la userà per sperimentare (vedi Herro da playmaker) e capire il suo roster. Boston ha già giocato cinque finali in volata contro avversario di ogni estrazione sociale (da Milwaukee ai Pistons). Manca Kemba Walker, una panchina che Stevens sta costruendo. Di Brooklyn ne abbiamo parlato sopra, Milwaukee gioca nella peggior division dell’Nba. Il record arriverà.

MD: L’unica che ha risposto presente tra le prime a est è Philadelphia, che per vari motivi era quella più motivata (e anche più riposata). La sorpresa in questo senso potrebbero essere i Nets che, a livello di motivazioni, non credo siano secondi a nessuno e la bolla non l’hanno neanche vista. Per le altre, sono convinto che Boston e Milwaukee saranno tra le prime ad est alla fine dell’anno. Per quanto riguarda Miami, penso arriverà tranquillamente ai playoff e sarà per certi versi quasi la squadra da battere, con anche alcune possibilità di ripetere l’exploit dell’anno scorso.

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