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East – Saint Peter’s si candida a Cinderella

Saint Peter's vs UK
Autore: Redazione BasketballNcaa
Data: 18 Mar, 2021

I Peacocks di Saint Peter’s regalano la prima grande sorpresa del Torneo eliminando una Kentucky che sembrava solidissima. La partita che invece sulla carta doveva essere più equilibrata ha finito per essere una passerella per North Carolina che ha fatto a brandelli Marquette. Baylor invece ha iniziato il Torneo 2022 così come aveva finito quello 2021. Un’altra squadra di santi, ovvero Saint Mary’s vince a suon di triple contro Indiana.

#1 Baylor – #16 Norfolk State 85-49
#8 North Carolina – #9 Marquette
#15 Saint Peter’s – #2 Kentucky 85-79 (OT)
#5 Saint Mary’s – #12 Indiana 82-53
#4 UCLA – #13 Akron 57-53
#7 Murray State – #10 San Francisco 92-87 (OT)

Coraggio e paura

Alla quarta partecipazione al Torneo, Saint Peter’s vince la prima partita della sua storia, e lo fa con il botto: dopo una serata da sogno, i terribili ragazzi di coach Shaheen Holloway fanno fuori Kentucky al primo turno, regalando il decimo upset tra teste di serie 15 e 2 della storia della March Madness.

I Peacocks sono scesi in campo con inaspettata sicurezza e un pizzico di incoscienza, facendosi trascinare da un Daryl Banks III in serata di grazia da 27 punti con 5/8 dall’arco. La squadra della piccola università gesuita di Jersey City fin dalle prime battute si è mostrata riluttante al ruolo di vittima sacrificale, rispondendo colpo su colpo alle giocate dei Wildcats e rendendo loro la vita sempre difficile in entrambe le metà campo.

John Calipari non era mai stato eliminato al primo turno del Torneo da quando è sulla panchina di Kentucky, per un’uscita dopo una partita bisogna tornare indietro al 2008. Alla squadra non è bastata la solita doppia doppia da 30 punti e 16 rimbalzi di un devastante Oscar Tshiebwe. La sensazione è che i Wildcats si siano innervositi e probabilmente imparuiti sempre di più durante la partita, finendo vittime dei loro stessi fantasmi. Alcune letali amnesie difensive e una prestazione oscena dalla lunetta (23/35 e due 0/2 consecutivi nel supplementare) hanno fatto il resto.

Dopo 40 minuti di lotta punto a punto, il Doug Edert che non ti aspetti ha forzato l’overtime con due canestri negli ultimi 90 secondi. Al supplementare, Kentucky non ha retto: due sanguinose palle perse nel finale hanno permesso a Saint Peter’s di aprire un piccolo margine, difeso egregiamente con un 8/8 complessivo ai liberi negli ultimi due minuti di gioco. L’East regional ha già la sua candidata Cinderella, sulle orme di Oral Roberts dello scorso anno: una squadra quadrata, che tira tanto e bene (50.2% da due e 52.9% da tre) e lotta su ogni pallone. E, soprattutto, che non ha paura.

 

Meglio di quando c’era Ja Morant

Murray State ha eliminato San Francisco ma è un peccato che i Dons debbano lasciare il torneo. Le due squadre hanno dato vita alla partita forse più bella della prima giornata. Secondo Kenpom era la gara più equilibrata e il campo ha rispettato le attese. Partiamo dagli sconfitti per parlare del match, perché il losing effort di Jamaree Bouyea merita di essere ricordato nel tempo, una prestazione di rara bellezza e potenza: 36 punti senza mai lasciare il campo (45 minuti filati) con triple clutch da distanza Steph Curry. Incredibile.

Un peccato anche l’uscita dal Torneo dell’italiano Gabe Stefanini, autore di una prova lucida e solita come spesso è accaduto in stagione. Va detto che Murray State ha ampiamente meritato la vittoria e anche nel finale dei tempi regolamentari era sopra nel punteggio (+8 a meno di 2 minuti dal termine). Il tutto nonostante abbia perso la guardia titolare Carter Collins per un infortunio al ginocchio dopo soli 2 minuti.

KJ Williams si è confermato giocatore solido e multidimensionale (18 punti e 7 rimbalzi), come sempre aiutato dal piccolo Justice Hill (15 + 9 assist) e da Tevin Brown, il tutto fare della squadra con 17 punti pesanti, 8 rimbalzi e 3 assist. La sorpresa di giornata però è stato il sophomore Trae Hannibal, a tratti immarcabile per San Francisco e fisicamente straripante.

Siamo i campioni in carica

Abbiamo descritto Baylor come la testa di serie n. 1 più a rischio. Ecco, sarà per la prossima partita. In questa i Bears si sono ricordati di essere i campioni in carica e hanno spazzato via Norfolk State senza nemmeno sforzarsi. Dopo pochi minuti gli Spartans erano sotto di 10 punti, a metà primo tempo perdevano già di 17. Baylor non ha mai alzato il piede dall’acceleratore, pressando, tirando con il 74% da 2 e il 40% da 3 punti.

Norfolk State ci ha provato, ha spesso provato a mettere i bastoni tra le ruote a Baylor con una zona 1-3-1 credendoci molto, ma pigliandosi in faccia alley-oop e triple (Matthew Mayer 4/7). James Akinjo si è fermato a 10 punti ma distribuendo 10 assist. Insomma, una giornata da numero 1 per i ragazzi di coach Scott Drew e giusto il ricordo dell’esperienza dell’essere alla March Madness per Norfolk State, perché non c’è proprio stata una partita.

 

Per dare un’idea, il sophomore Zach Loveday ha giocato 6 minuti segnando 1 punto. L’ultima volta che era andato a referto era il 20 dicembre e Baylor giocava contro Alcorn State una partita di non-conference. Austin Sacks invece ha tentato una tripla (sbagliata), l’ultima volta che aveva preso un tiro era il 4 dicembre. Un buon allenamento per Baylor, che di fatto inizierà la sua March Madness sabato 19.

Blue blood rulez

Chi avesse visto North Carolina per la prima volta al Torneo avrà pensato “questa squadra deve aver vinto la ACC”. Ha funzionato tutto, ma proprio tutto tutto: attacco, difesa, controllo dei tabelloni, contropiede, tiro da fuori. Marquette esce di scena con una sconfitta che la penalizza eccessivamente e che non rende giustizia a una stagione tutto sommato positiva.

Il match ha messo in mostra le potenzialità di Caleb Love, che in teoria era arrivato in squadra come possibile stella da draft NBA e che quando si ricorda di usare la testa ha talento in abbondanza. Il suo primo tempo chiuso con 6/11 dall’arco (alla fine 23 punti per lui) ha sostanzialmente sigillato la gara dopo 20 minuti. In più gli ha dato man forte Brady Manek, il lungo transfer da Oklahoma, che ha sfoderato la miglior partita della stagione con 28 punti, 5/5 da 2 5/10 da 3 e 11 rimbalzi. Paradossalmente la gara da 17 punti e 10 rimbalzi di Armando Bacot è passata inosservata.

 

In casa Golden Eagles hanno fatto cilecca quasi tutti, a partire dal giocatore in teoria più forte e più atteso, ossia Justin Lewis. Serata no per lui (6 punti) e per Darryl Morsell (11) che in coppia hanno tirato 7/27 dal campo. Ma come detto non ha funzionato nulla compresi i rimbalzi, con I Tar Heels che hanno vinto il confronto per 52 a 37. Adesso però c’è Baylor.

Tutto facile per i Gaels

Nulla da fare per Indiana, dopo l’ottima impressione lasciata con la vittoria in First Four: Saint Mary’s è stata “troppo” da tutti i punti di vista, e si è portata a casa con facilità il primo turno con quasi 30 punti di scarto. A dire il vero, gli Hoosiers hanno pagato anche un calendario crudele: quella di ieri era la quinta partita dell’ultima settimana per Mike Woodson e i suoi, mentre i Gaels arrivavano da dieci giorni di riposo dopo la finale della WCC persa contro Gonzaga.

I ragazzi di coach Randy Bennet hanno distribuito bene il pallone ed i punti (quattro dei cinque titolari hanno chiuso in doppia cifra), attaccando ad alto ritmo e mettendo sotto pressione Indiana fino a straripare, a cavallo dell’intervallo. Il solito lavoro in area di Trayce Jackson-Davis (12 punti e 5 rimbalzi) nella prima fase non è bastato per bilanciare la potenza offensiva dei Gaels, capaci di trovare il canestro in pick ‘n’ roll, penetrando o sfruttando dei ribaltamenti di fronte rapidi per liberare i tiratori.

Il senior Tommy Kuhse (19 punti e 6 assist col 3/6 dall’arco) ha dimostrato di essere un validissimo direttore d’orchestra anche a questi livelli, mentre il suo compagno di backcourt Logan Johnson ha punito le disattenzioni difensive con precisione chirurgica: 20 punti e 6 rimbalzi per lui alla sirena. Adesso, Saint Mary’s fronteggerà subito una prova di altissimo livello: al secondo turno c’è UCLA.

Tyger libera tutti

UCLA è ripartita da dove aveva lasciato lo scorso marzo: una squadra solida, che non esce mai dalla partita ed ha la qualità per ribaltarla in qualsiasi momento, anche quando le cose sembrano non girare bene. Ne ha fatto le spese Akron, beffata nel finale dopo aver difeso egregiamente su Johnny Juzang e compagni, e costretta ad accontentarsi dell’orgoglio di poter uscire a testa alta dal Torneo.

Eppure, gli Zips avevano visto l’upset avvicinarsi, avanti di 8 punti ed in controllo nella fase centrale del secondo tempo. Il merito è sicuramente della personalità di Xavier Castaneda, autore delle due triple consecutive che hanno rotto l’equilibrio (chiuderà con 18 punti) e di Enrique Freeman, costretto dai problemi di falli a rimanere in campo solo 24 minuti ma comunque capace di riempire il tabellino con una doppia doppia da 14 punti e 10 rimbalzi.

Dall’altra parte, però, i Bruins si sono mostrati troppo sicuri dei loro mezzi per scivolare in preda al panico: con Juzang e Jaquez Jr. non nella loro miglior serata (6/21 complessivo dal campo), a prendersi la scena è stato Tyger Campbell. 16 punti e 5 assist per l’uomo dalla capigliatura nonsense, e soprattutto una sequenza di tre canestri consecutivi di pura personalità nel finale di partita: uno più difficile dell’altro, gli sono valsi 8 punti ed hanno tagliato definitivamente le gambe ad Akron.
Ai ragazzi di coach Cronin servirà però più concentrazione al secondo turno: dovesse mettersi male anche contro Saint Mary’s, rimontare potrebbe non essere così semplice.

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