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Fernando, la roccia da Nba che regge Maryland

Autore: Manuel Follis
Data: 23 Feb, 2019

Ha provato la Nba, ma gli han detto di ritentare. Bruno Fernando, originario dell’Angola, non si è scoraggiato. È tornato per un altro anno a Maryland e si sta mettendo in mostra come uno dei migliori lunghi della nazione a suon di doppie-doppie e costanza nelle prestazioni. Se si dovesse scegliere un aggettivo per descrivere il centro dei Terrapins, si potrebbe partire con “roccioso” e infatti il primo aspetto che si nota guardando il giocatore è il fisico scultoreo (208 cm per 108 kg di muscoli), che non è sfuggito ovviamente agli scout Nba.

Bruno Fernando - Maryland

Bruno Fernando – Maryland

Il fisico, però, da solo non basta. L’anno scorso, dopo il primo anno di college, Fernando è stato ritenuto troppo acerbo e ancora grezzo per la Nba, peraltro all’interno di un draft pieno di lunghi di talento. Il ritorno a Maryland gli ha fatto bene e, al di là delle statistiche (che confermano e attestano la sua crescita), la caratteristica che più colpisce è la costanza di rendimento, una rarità nei giocatori universitari, soprattutto se al primo o secondo anno.

Il ragazzo ha lasciato l’Angola quando aveva 15 anni e da allora e tornato a casa solo due volte. I suoi genitori ad esempio, sono anni che non lo vedono giocare. Solare, espansivo, con un tono di voce che si fa sentire anche a metri di distanza e con esultanze che non passano inosservate (anche in campo), Fernando ha avuto la fortuna di trovare una comunità di amici e atleti africani negli Stati Uniti che lo ha aiutato nell’integrazione. “È stata una salvezza per me – commenta spesso il lungo di Maryland – anche perché questo mi ha permesso ogni tanto di distrarmi e dedicarmi ad altro che non fosse il basket. Chiacchierare e uscire tra ragazzi, parlare anche d’altro“. Chi gli sta attorno, spiegano i suoi amici, “non fa altro che parlargli del fatto che deve andare in NBA, senza di noi non potrebbe rilassarsi mai“.

 

La sua presenza in campo dà equilibrio a Maryland sia in attacco sia in difesa. Certo, non è ancora un giocatore da post basso di quelli capaci di creare un pericolo permanente alla difesa avversaria (come può essere ad esempio PJ Washington di Kentucky, altro lungo da draft), ma la sua abilità nel passaggio e nelle riaperture è cresciuta e non a caso Maryland è una squadra sempre temibile dall’arco (36,5% complessivo). Non solo, rispetto alla scorsa stagione la sua capacità di trovare la posizione migliore in campo lo ha reso un rimbalzista temibile anche in attacco e non solo in difesa. Non a caso l’ultima gara vinta da Maryland contro Iowa la si deve proprio a un tap in di Fernando sulla sirena.

 

Le cifre come detto confermano. Fernando tra l’anno da freshman e quello da sophomore è passato da 22.4 a 29.1 minuti di media in campo, da 10.3 a 14.4 punti e da 6.5 a 10.6 rimbalzi. In stagione viaggia in doppia-doppia di media, e tra gli aspetti più interessanti ci sono l’aumento degli assist (e delle palle perse) oltre alle percentuali dal campo, salite dal già buono 57,8% all’ottimo 65,5% (che lo collocano ai piani alti della Ncaa). In tutto questo, al momento è il sesto miglior tiratore di liberi della Big Ten con l’82,9%, un dato che per un lungo è fondamentale. (Qui sotto gli HL della sua migliore partita in stagione, contro Indiana: 25 punti con 10/11, 1/1, 2/2, 13 rimbalzi, 3 assist e 1 stoppata)

 

Ovviamente, con la conferma progressiva delle prestazioni, sono tornate a salire anche le sue quotazioni da draft (e sarebbe, ma non era difficile intuirlo, il primo giocatore angolano a entrare nella NBA). Stilare i mock è un esercizio molto soggettivo e così c’è chi considera Fernando una lottery pick (n.7 per NBADraft.net), chi una scelta da fine primo giro (n.27 per Nbadraftroom o n.30 per Espn e Bleacher Report) e chi invece lo considera “solo” da secondo giro. Resta la sostanza e cioè che al momento è difficile pensare che un giocatore con un fisico così, e che ha mostrato questi miglioramenti, non meriti almeno una chance in Nba.

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