Quote by Gary Clark, il rimbalzista (troppo) buono

C’è un Gary Clark che, se cercate su Internet, trovate descritto come “il futuro del blues del Texas”. Poi però ce n’è un’altro, che supera di poco i 2 metri di altezza, che gioca a Cincinnati e sa fare così tante cose in campo che lascia stupiti. Chiariamoci, per gli amanti delle azioni da highlight che finiscono ovunque su internet, Clark non è il massimo. Per carità, è il miglior rimbalzista della American Athletic con 10.2 rimbalzi, con piste davanti al secondo che è Junior Etou di Tulsa, ma poi cosa ha di speciale?

Sarà che alla montagna di rimbalzi che prende aggiunge “solo” 13.7 punti a gara (12esimo della conference), sarà che nessuno sottolinea come sia l’unico in tutta la AAC ad avere una doppia-doppia di media, sarà che è un bravo ragazzo, proprio di quelli molto per bene, ma di fatto i riflettori non sono per lui. Le vittorie sì però. Cosa rende speciale Clark lo spiega il suo allenatore, Mick Cronin. “He’s a winner. There’s two kind of players, there’s guys that win games for you. And there’s guys that don’t. That has nothing to do with talent. Gary Clark does everything he can do to help you win games. That’s all he cares about. He doesn’t care if he scores a point. I care more about his points than he does“.

 

Ecco, ci sono parole peggiori per descrivere un giocatore. La statistica che rappresenta meglio tutte le qualità che il giovane Gary mette in campo è quella del PER (Player efficiency rating) che lo vede in testa davanti a tutti nella AAC (con 29.9). Anche per la metrica di Kenpom, attualmente è il miglior giocatore della conference. Sa fare tutto, è preciso al tiro, perde pochissimi palloni e sa sfruttare quelli che gioca ed è persino fatale dalla lunetta (81%). Eppure di lui si parla sempre poco.

Ha un sorriso che conquista subito, è raro vederlo con la faccia scura. E questo, paradossalmente, è un limite quando gioca. Non a caso coach Cronin sostanzialmente passa il tempo a pungolarlo perché sia più aggressivo sul parquet. Fuori dal campo, invece, è un’altra storia. Sempre Cronin di recente ha detto: “Posso solo sperare che Dio mi consideri un essere umano buono almeno la metà di quanto è Gary”. In un altra occasione invece: “Gary è tutto quello che potrei desiderare in una persona. Il ragazzo che vorrei un giorno bussasse alla porta per portare mia figlia al ballo”. Parole di miele. Ma poi sotto i tabelloni col miele ci si fa poco.

Però, un passo alla volta, le prestazioni di questo propetto del North Carolina, ormai arrivato al suo anno da senior, sono migliorate. Oggi, finalmente, è uno dei più forti giocatori della nazione. La vittoria fuori casa contro UCF porta la sua firma, infinitamente di più di quanto dicano le cifre (17+15 a fine gara). La squadra di Tacko Fall (che è alto 2,29, no non abbiamo sbagliato a scrivere) era in vantaggio 14-5 dopo 10 minuti e 19-15 a metà gara. Punteggio basso, Cincinnati in svantaggio e Bearcats che non riuscivano a tirare contro il lungo del Senegal. Poi ci ha pensato Clark, cui probabilmente coach Cronin deve aver fatto lo shampoo di aggressività negli spogliatoi. Il lungo ha iniziato ad attaccare Fall e ha cambiato l’inerzia emotiva della partita.

 

Ad oggi i Bearcats sono primi, imbattuti, e guardano tutti dall’alto. La sfida con Wichita State non sarà facile, ma Cincinnati ha un roster profondo ed esperto. E ovviamente i tifosi sperano che Clark sia sempre quello visto contro UCF: attivo in ogni parte del campo, pronto ai cambi difensivi, spazza tabelloni e attivo in attacco vicino al ferro. Fosse così, anche al Torneo Cinci potrebbe essere molto pericolosa.