Quote by Grit&Grind is back: i Memphis Grizzlies sfidano l’NBA

28/11/2018

Malgrado le tre sconfitte contro Clippers, Knicks e Raptors, i Memphis Grizzlies sono una delle note più liete di questo avvio di stagione NBA. Con un record di 12-8, la franchigia del Tennessee è in lotta per un posto in top 4 in una Western Conference dove il margine tra la testa (Clippers) e i 14esimi Utah Jazz è di 4.5 gare. Situazione a dir poco impensabile fino a qualche mese fa quando, con un record di 22-60, i ragazzi di Bickerstaff erano la penultima squadra della lega per vittorie avanti solo ai Suns. Dopo una offseason vissuta in maniera alquanto anonima, le aspettative su Gasol e compagni erano minime: tutti si aspettavano una stagione vissuta all’insegna del tanking o in generale di un graduale rebuilding, le cose però stanno andando in maniera totalmente diversa.

Una offseason da comprimari

La filosofia seguita dal GM Chris Wallace questa estate si sta rivelando più che mai azzeccata. L’obiettivo era quello di rimettere al centro il duo Conley-Gasol, circondandoli con giocatori congeniali alle caratteristiche delle due superstars e al gioco di coach Bickerstaff. In quest’ottica il Draft ha regalato Jaren Jackson Jr. e Jevon Carter, i primi volti nuovi a roster, seguiti da Garrett Temple (arrivato in una trade con i Kings, cui sono andati Deyonta Davis e Ben McLemore) e dalle firme di Omri Casspi, Shelvin Mack e Kyle Anderson. Le ultime mosse sono state la conferma di MarShon Brooks e la trade di Jarell Martin seguito al taglio, poco comprensibile, di Kobi Simmons e all’addio in FA di Evans finito ai Pacers.

Mentre gli addetti ai lavori si interrogavano su quali sarebbero state le reali intenzioni della squadra del Tennessee in un Ovest sempre più agguerrito, a Memphis si pensava solo a recuperare al meglio Conley alle prese con i fastidi al tallone che lo aveva tormentato l’annata precedente.

MEM

Il destino dei Memphis Grizzlies, ormai da diversi anni, è nelle mani di Marc Gasol (di schiena) e Mike Conley.

Il ritorno del Grit&Grind

Memphis è una vera e propria anomalia all’interno della NBA. I ragazzi di coach Bickerstaff infatti giocano una pallacanestro per molti versi datata, quel Grit&Grind che è più un modo di intendere la pallacanestro che un insieme di schemi. La difesa, in questo contesto, è fondamentale e infatti i Grizzlies sono la terza migliore  di tutta la lega. Il loro defensive rating recita infatti un 104.9 punti subiti su 100 possessi, quinto miglior valore della lega e peggiorato a causa delle tre sconfitte consecutive, due delle quali contro i leader delle due conference.

L’intensità messa in ogni possesso e l’impeccabile comunicazione tra i vari atleti rende Memphis una squadra difficile da attaccare in transizione o con banali pick’n’roll; spesso gli avversari sono costretti ad utilizzare tutti i 24′ e ciò rende l’attacco statico e prevedibile. Non a caso i Grizzlies sono la quarta squadra in assoluto per palle rubate per partita (9.0) e la terza per punti concessi in area (42.6) dove Gasol fa ancora la differenza sotto le plance.

Se in difesa il roster di Bickerstaff si esalta, è in attacco che viene fuori la vera anima di questa squadra. Raramente infatti vedrete Memphis chiudere una transizione o un contropiede in maniera veloce o nei primi 10 secondi. Il “seven second or less” di dantoniana memoria non è concepito; ai tiri rapidi i Grizzlies preferiscono una produzione offensiva ragionata con tanti passaggi e ribaltamenti, massimizzando le qualità di Conley e Gasol come passatori.

Il 32% degli attacchi del team del Tennessee si conclude infatti negli ultimi 7′ con lo spagnolo a ricevere dopo aver portato il blocco, situazione che genera un ventaglio di possibilità, a partire dall’ormai letale uscita dello spagnolo per il tiro da 3

o tagli in backdoor

o a soluzioni più complesse che spesso coinvolgono anche Andreson

inseritosi meravigliosamente negli ingranaggi offensivi grazie alla sua visione di gioco e capacità come passatore.

Ovviamente questo gioco ha delle conseguenze: Memphis è 23esima per offensive rating con appena 106.5 punti su 100 possessi ed ha il pace più basso della lega con appena 96.25 possessi giocati.

In questo sistema di gioco un giocatore come Jaren Jackson Jr. sta diventando sempre più imprescindibile. L’ex Spartans ha trovato subito un’ottima intesa nel frontcourt con Marc Gasol e spesso il dialogo tra i due genera situazioni molto interessanti per i compagni. JJJ è anche uno dei pochi atleti veri e propri dei Grizzlies che con lui possono fare uno strappo alla regola e chiudere al ferro più spesso e con risultati molto efficienti. C’è da migliorare la gestione del pallone, dove si notano evidenti lacune, ma per essere uno dei più giovani della NBA i margini di miglioramento sono pressoché illimitati.

 

Dove possono arrivare i Grizzlies?

Rispondere a questa domanda non è impresa facile. L’Ovest come detto è una Conference competitiva e ricca di talento con molte squadre pronte a dire la loro. Ci sono almeno 9 squadre (Warriors, Rockets, Thunder, Jazz, Lakers, Blazers, Nuggets, Spurs e Pelicans) per 8 posti ai playoff; non sarà impresa facile per i Grizzlies tenere questo ritmo,soprattutto alla luce di un calendario che a Dicembre propone impegni difficili per una squadra ancora alle prese con infortuni pesanti e rotazioni corte. Il rischio è fermarsi in un pericoloso limbo.

Al momento ci sono squadre ancora in cerca di identità (Rockets e Jazz su tutte) e altre che vivono un momento difficile (Spurs e Pelicans), i Grizzlies sono stati bravi ad approfittare della situazione e guadagnare terreno prezioso. Se e quando queste squadre torneranno a giocare sui soliti livelli il pericolo per la squadra di Bickerstaff è quello di essere nella classica mid range zone tra l’ambire ai plyaoff e buttare un occhio al Draft essendo potenzialmente in ritardo per entrambe le cose, perché la loro scelta al Draft 2019 andrò ai Boston Celtics, a meno che non sia nelle prime 8.

I Grizzlies hanno le armi per centrare i playoff, magari in una fascia dal sesto all’ottavo seed. Ci vorrà impegno e tanta determinazione ma d’altronde per una squadra abituata a lottare su ogni singolo pallone non dovrebbe essere un problema tenere alti i ranghi. Una cosa è certa: nessuno a Memphis ha voglia di deporre le armi dopo questo avvio di stagione molto al di sopra delle aspettative; ancora una volta si cercherà il miracolo nel Tennessee ma lo si farà andando controtendenza e sfidando tutti a viso aperto: grit&grind is back in town.