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Turismo e basket, il viaggio di Penn in Italia

Autore: Riccardo De Angelis
Data: 26 Mag, 2018

Si è chiuso da poco il tour italiano di Penn, che ha visto i campioni in carica della Ivy League fare tappa a Roma, Milano, lago di Como e anche Lugano, disputando tre amichevoli. I Quakers sono stati la prima squadra a passare in Italia durante questa off-season, scegliendo un periodo particolare visto che è raro che qualcuno passi dalle nostre parti prima di agosto.

Questo è il loro viaggio, fra quanto visto sul campo e quanto narrato dall’addetto stampa QMH nello spassosissimo blog della squadra.

Pronti, via e i ragazzi di coach Steve Donahue, appena messo piede a Roma, vanno a far visita al Vaticano. Niente male, come impatto. L’occasione è ottima per rifarsi gli occhi e, nel loro caso, ridimensionare ulteriormente quanto offerto dal museo d’arte di Philadelphia e le sue mostre di dipinti sul golf.

“You’d be a fool not to be amazed by everything that you see as you tour through the Vatican. Room after room, hallway after hallway, paintings adorn the walls and sculptures both big and small on display. Literally, there is so much art in the Vatican that you wonder how there is still enough for places like the Art Museum in Philly to even exist.”

L’altra tappa d’obbligo nella Capitale è ovviamente il Colosseo. Anche qui, le espressioni di meraviglia si sprecano. Così come rimandi abbastanza discutibili al film “Il Gladiatore” e all’architettura che si trova nel campus di Penn.

“As you might imagine, the players were quick to notice a few similarities between the Colosseum and Franklin Field back home. Both are made primarily of brick, and the archways on the outside of the Colosseum look just like the ones the guys walk underneath when they head to their lift from The Palestra. They enjoyed that.”

Per la cronaca, questo è lo stadio di Penn.

Rotto l’incantesimo delle visite culturali, c’è da fare i conti col tran tran quotidiano della vita romana. Il racconto, qui, si fa tanto dettagliato quanto spassoso nel passare dai noti livelli di molestia dei ristoratori acchiappa-turisti alla travolgente intensità del traffico. (Passiamo oltre le lamentele sul fatto che, a differenza loro, noi non mettiamo palate di ghiaccio in qualsiasi liquido ingeribile).

“There is an extreme level of craziness. Everyone seems to be in a rush. That is especially true of drivers. The best analogy QMH heard over the last few days was when someone said, «it’s like everyone over here drives like a Philadelphia cabbie.»

The scooters are worse. They are everywhere, and scooter drivers ride with absolute impunity. There does not seem to be a care in the world if they cut people off or veer in and out of traffic. (Mostly they ride down the middle of the street, between the two sets of cars.) Philadelphians who get upset about bicyclists would go nuts over here.”

Poi c’è la partita con la Tiber, che non va proprio secondo i piani. La squadra romana di Serie B, infatti, strappa una bella vittoria per 82-80 dopo aver ricucito un passivo di 14 punti durante gli ultimi 5 minuti.

C’è stato di che divertirsi: il primo tempo, infatti, si è giocato su ritmi elevatissimi, il che ha reso il tutto più gradevole anche al netto dei diversi errori al tiro. La ripresa, invece, è stata una sorta di festival dell’infrazione di passi – quasi tutte da parte Quakers – specialmente nel terzo quarto. A salvare il fattore-divertimento ci hanno pensato appunto i padroni di casa con la loro rimonta finale, per la gioia dei sostenitori locali assiepati sulle tribunette della tensostruttura.

L’unico davvero da salvare di Penn è stato Antonio Woods (19 punti), point guard che si è prodigata in una performance al tiro decisamente superiore rispetto a quanto ci ha abituati durante i suoi primi tre anni di college.

 

Addio Roma, buongiorno Milano. A occhio e croce, si direbbe che han passato tutto il tempo su una passerella di moda.

“Everyone just seems… beautiful. Men are wearing suits that are perfectly tailored. Women are gorgeous, their outfits dazzling. Even the teenagers seem to have the right pair of jeans or the right type of shirt or the hippest pair of sneakers.”

In realtà ciò si chiama “non vestirsi al buio”, ma proseguiamo. Dopo i passaggi – rapidi ma d’obbligo – per Duomo e Galleria Vittorio Emanuele II, i nostri fanno tappa sul lago di Como.

Anche sulla tappa di Lugano di qualche giorno dopo, c’è poco e nulla da segnalare (oltre il piacere nel visitare quei posti), salvo un incidente perfetto per dipingere un’immagine del nostro paese un po’ alla Giuseppe Tornatore. A Cernobbio, nel tragitto verso Bernareggio, la strada è bloccata da una prima comunione.

“[The] street—like every other street in Italy, more like an alleyway—was suddenly overwhelmed by pedestrians. Dozens at the least, maybe a few hundred at the most. Cars were everywhere, taking up every other open foot of space on the street.

Turns out there’s a church about a block away from our hotel, and Saturday was First Communion for the young boys and girls of a certain age in the area. The afternoon stillness was overwhelmed by choirs and bells about an hour prior to departure, and it turned out they weren’t coming from a big-screen viewing of the Royal Wedding.”

Contrariamente alla partita con la Tiber, quella con Bernareggio 99 va via liscissima: vittoria per 93-56, pubblico folto, caloroso, accogliente e Devon Goodman star di giornata. Il play, visto poco in campo l’anno scorso, ha chiuso il match a quota 24 punti, diverse triple e una schiacciata a dir poco niente male per uno che sfiora appena l’1.83 di altezza.

L’ultima partita, quella col College Basket Borgomanero (quale nome migliore?), è senza storia: Penn affronta una sorta di “squadra B” assemblata dai piemontesi, composta da giovani e giovanissimi, e finisce per dilagare con un eloquente 101-55.

 

Due vittorie, una sconfitta, tanti momenti da ricordare dentro e, soprattutto, fuori dal campo. Giocatori e staff di Penn hanno apprezzato ogni momento del loro viaggio (traffico di Roma a parte), dai luoghi visitati alle cene pantagrueliche, fino alle persone incontrate. Senza mancare di sottolinearlo appena possibile.

“In all three [games], there was a palpable sense that these clubs we played were genuinely proud to host us and that it was a really big deal to have an American team come in to play them. The children, especially, were in awe of our guys. After games, they were coming up to take selfies, or maybe bum a shirt… or their shorts… or even their sneakers.”

[…]

“This trip was never really about the basketball. If it was, the team would have practiced more than once and Coach Donahue wouldn’t have turned the reins over to his assistant coaches for the games. This trip was about the team spending time together and bonding with one another. It was about getting them out of their comfort zones as people and seeing how they responded.

[…] It’s a pipe dream, of course; these trips cost a lot of money, and not all of our programs can add the level of support that was with the men’s basketball program every step of the way here. QMH also knows that not every team is going to be as trouble-free as this group was; it’s a fine line between giving your athletes too little freedom and too much in a foreign country.

But boy, what an unforgettable experience it can be for a college kid.”

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