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Jalen Wilson, la vera sorpresa di Kansas

Jalen Wilson Kansas vs Texas
Autore: Raffaele Fante
Data: 22 Gen, 2021

Nessuno se l’aspettava così forte. Neanche Bill Self, che pure di giocatori che gli esplodono (in senso buono) tra le mani ne ha visti passare parecchi nelle sue 17 stagioni a Lawrence. D’altronde Jalen Wilson lo scorso anno aveva giocato la miseria di 2 minuti e 25 secondi, prima di rompersi la caviglia nella seconda partita con la maglia di Kansas. Redshirt non immediato, perché una mezza idea di tornare a gennaio l’aveva avuta, ma poi ha capito che era meglio aspettare e lavorare e lavorare. E diventare uno dei giocatori che ha sfruttato al meglio l’anno di sosta, senza fermarsi mai neanche per il covid.

Mi presento, Jalen Wilson

Self ci pensa un po’ prima di inserirlo subito in quintetto. Bel tiratore, ok, ma il coach dei Jayhawks ha sempre bene in mente le parole di suo padre: “If you have to make shots to play well, then you’re not really a player, you’re a shooter”.

Non è così convinto, anche perché i tiratori non gli mancano e l’arrivo del transfer Tyon Grant-Foster sembra perfetto per coprire il ruolo di secondo lungo, o meglio, quarto esterno del suo sistema. Inizia quindi con quintetti diversi, come spesso accade a inizio stagione nel college basket, e Wilson nelle prime due partite contro Gonzaga e Saint Joseph’s conferma di essere in discreta forma. E poi arriva Kentucky, il secondo tempo contro Kentucky.

 

Wilson segna 21 dei suoi 23 punti nella ripresa, più della metà di quelli segnati da Kansas, ci aggiunge 10 rimbalzi e porta letteralmente per mano i suoi alla vittoria nel Champions Classic. Appena arrivato sul pullman, chiama il suo miglior amico. “He couldn’t even get words out”, ricorda R.J. Hampton, guardia dei Nuggets. E appena riprende il respiro, gli spiega: This is what I’ve been working for my whole life, especially these last seven, eight months”.

Triple e clutchness

È un tiratore, certo, un esterno, un’ala piccola di 202 cm che però l’anno scorso non sembrava aver molto altro da dire e da fare in campo. Per Hoop-Math prende il 45.5% dei suoi tiri da oltre l’arco che segna con il 35%, percentuale peggiorata dopo lo 0/6 delle due sconfitte contro Oklahoma State e Baylor. La sua meccanica è stilisticamente impeccabile. La velocità di esecuzione, anche.

 

Ma non è solo bello da vedere, che poi l’estetica mica fa vincere le partite. La freddezza, quella sì, aiuta. Ed eccolo prendere e segnare la tripla decisiva contro Creighton.

 

(seguita per la cronaca da questo danno senza troppe conseguenze visto l’errore dalla lunetta di Marcus Zegarowski)

 

Stessa scena contro Oklahoma, in un’altra delle faticose vittorie di Kansas.

 

A lungo miglior marcatore di Kansas, ora dopo tre partite sotto la doppia cifra segue Ochai Agbaji con 13.1 punti di media. Ma nonostante la classica fase di calo per un freshman, è in grado di produrre punti, e non solo grazie al tiro.

Tre amici e tre college

“He busted his butt. Nobody made better use of the pandemic and the Covid situation than Jalen. He is so much faster and more explosive this year than he was last year”, ha detto Bill Self quando ha ripreso ad allenarlo prima dell’inizio di questa stagione. Perché il tiratore-e-basta è diventato un giocatore esplosivo, in grado di mettere la palla per terra e arrivare diritto al ferro.

 

Senza preoccuparsi troppo di chi ha davanti, compreso una futura prima scelta Nba come Greg Brown.

 

Quando è arrivato a Lawrence nel 2019, Wilson ha scelto il giocatore giusto a cui affidarsi: Devon Dotson è infatti il classico gym rat, uno che si allena a qualsiasi ora del giorno e della notte. Infatti i due si sono fatti spesso aprire la palestra anche quando i loro compagni erano già stesi a letto. Oltre l’etica del lavoro, dall’attuale guardia dei Bulls ha imparato per esempio come si conduce un contropiede.

 

E anche come si legge una zona.

 

Una mano decisiva nella sua evoluzione gliel’ha data anche R.J. Hampton, di cui abbiamo già parlato sopra. Wilson lo ha seguito in tutta la sua preparazione al Draft, modificando non solo il suo gioco ma anche la sua alimentazione e di conseguenza anche il suo fisico, grazie anche al lavoro fatto a Dallas con Melvin Sanders, un preparatore atletico a cui si affidano solitamente giocatori della Nfl. Ed ecco per esempio spiegato perché è il miglior rimbalzista dei Jayhawks con 7.6 a partita.

 

Il terzo amico è il suo miglior compagno dell’high school, cioè il sophomore di Oklahoma De’Vion Harmon, nato come lui a Denton nel Texas, e appena incontrato con record negativo di 7 palle perse di Wilson dovute, secondo Self, all’emozione di giocare contro di lui. In realtà doveva giocare con lui anche al college, dato che Lon Kruger li aveva reclutati entrambi, ma Wilson aveva deciso presto di andare a Michigan, affascinato da John Beilein. Partito Beilein per l’Nba, ecco la scelta di Kansas.

Quella difesa un po’ così

Attaccante, buon passatore, ottimo rimbalzista. Tutto bene, ma a Kansas devi difendere. Ed è questo l’aspetto sul quale Wilson deve assolutamente migliorare. La sensazione è che sia più una questione di testa, di applicazione, che di pura tecnica difensiva. Perché le gambe le sa piegare eccome, solo che a volte semplicemente si dimentica di farlo.

Derek Culver è un lungo, non è certo tra i più veloci fulmini di guerra dell’Ncaa e a 10 metri dal ferro dovrebbe essere assolutamente innocuo. Dovrebbe.

 

In questa azione invece è Mark Vital che ringrazia, dopo esser stato lasciato tutto solo per il più inutile degli aiuti.

 

Anche sul pick and roll non andiamo benissimo e il saltino rende ancora più tenera (o fastidiosa) la sua difesa.

 

E sempre contro Texas, dopo aver lasciato una schiacciata a Jericho Sims, concede lo stesso a Kai Jones, abbandonato troppo presto senza alcun tagliafuori.

 

C’è da lavorare insomma, ma Bill Self su questo è una garanzia. Si è ritrovato per le mani un attaccante migliore di quanto pensasse, ci penserà lui a farlo diventare un difensore da Kansas. Anche se probabilmente non avrà molto tempo: Wilson è già tornato una volta a Lawrence, difficile che lo farà ancora.

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